
L'immagine del chakra è tratto dal sito www.reiki.it
METODI PER BRUCIARE AL FUOCO DELLA CONSAPEVOLEZZA

Tra qualche giorno avrà inizio il periodo delle celebrazioni e dei festeggiamenti per il Natale e, come ogni anno, la moltitudine globalizzata, con giustificazioni astrattamente religiose, si immergerà repentinamente e totalmente nella demonia del consumismo sfrenato, senza comprendere minimamente o implicitamente che in quei giorni specifici del ciclo annuale qualcosa di straordinario e di magico accade, un evento cosmico che assumeva un alto valore simbolico in tutte le forme assunte dalla Tradizione Primordiale. Questo nostro scritto è mirato proprio a precisare il suddetto aspetto tradizionale, compenetrandolo in una visione organica, che liberi il campo da integralismi e settarismi d’ogni tipo, esplicitando il senso universale di quello che è comunemente conosciuto come il Solstizio d’Inverno, appartenente, in forme giustamente diverse, alla spiritualità di tutte le religioni del mondo.
“Non dimentichiamo, infatti, che quell’avvenimento iniziò ad essere celebrato dai nostri antenati, ad esempio presso le costruzioni megalitiche di Stonehenge, in Gran Bretagna, di Newgrange, Knowth e Dowth, in Irlanda o attorno alle incisioni rupestri di Bohuslan, in Iran, e della Val Camonica, in Italia, già in epoca preistorica e protostorica. Esso, inoltre, ispirò il “frammento 66” dell’opera di Eraclito di Efeso (560/480 a.C) e fu allegoricamente cantato da Omero (Odissea 133, 137) e da Virgilio (VI° libro dell’Eneide). Quello stesso fenomeno, fu invariabilmente atteso e magnificato dall’insieme delle popolazioni indoeuropee: i Gallo-Celti lo denominarono “Alban Arthuan” (“rinascita del dio Sole”); i Germani, “Yulè” (la “ruota dell’anno”); gli Scandinavi “Jul” (“ruota solare”); i Finnici “July” (“tempesta di neve”); i Lapponi “Juvla”; i Russi “Karatciun” (il “giorno più corto”)”. (1)
Pochi sanno, infatti, che, intorno alla data del 25 Dicembre, quasi tutti i popoli hanno sempre celebrato la nascita dei loro esseri divini o soprannaturali: in Egitto si festeggiava la nascita del dio Horo e il padre, Osiride, si credeva fosse nato nello stesso periodo; nel Messico pre-colombiano nasceva il dio Quetzalcoath e l’azteco Huitzilopochtli; Bacab nello Yucatan; il dio Bacco in Grecia, nonché Ercole e Adone o Adonis; il dio Freyr, figlio di Odino e di Freya, era festeggiato dalle genti del Nord; Zaratustra in Azerbaigian; Buddha, in Oriente; Krishna, in India; Scing-Shin in Cina; in Persia, si celebrava il dio guerriero Mithra, detto il Salvatore ed a Babilonia vedeva la luce il dio Tammuz, “Unico Figlio” della dea Istar, rappresentata col figlio divino fra le braccia e con, intorno al capo, un’aureola di dodici stelle. “Nel giorno del Natale il Sole, che, nel suo moto annuo lungo l’eclittica - il cerchio massimo sulla sfera celeste che corrisponde al percorso apparente del Sole durante l’anno -, viene a trovarsi alla sua minima declinazione nel punto più meridionale dell’orizzonte Est della Terra, che culmina a mezzogiorno alla sua altezza minima (a quell’ora, cioè, è allo Zenit del tropico del Capricorno) e manifesta la sua durata minima di luce (all’incirca, 8 ore e 50/55 minuti)” (2); raggiunto il punto più meridionale della sua orbita e facendo registrare il giorno più corto dell’anno, riprende, da questo momento, il suo cammino ascendente. “Nella Romanità, in una data compresa tra il 21 e il 25 dicembre, si celebrava solennemente la rinascita del Sole, il Dies Natalis Solis Invicti, il giorno del Natale del Sole Invitto, dopo l’introduzione, sotto l’Imperatore Aureliano, del culto del dio indo-iraniano Mithra nelle tradizioni religiose romane e l’edificazione del suo tempio nel campus Agrippae, l’attuale piazza San Silvestro a Roma, che era praticamente incluso all’interno di un più vasto ciclo di festività che i Romani chiamavano Saturnalia, festività dedicate a Saturno, Re dell’Età dell’Oro, che, a partire dal 217 a .C. e dopo le successive riforme introdotte da Cesare e da Caligola, si prolungavano dal 17 al 25 Dicembre e finivano con le Larentalia o festa dei Lari, le divinità tutelari incaricate di proteggere i raccolti, le strade, le città, la famiglia.” (3)
Il mito romano narra che il misterioso Giano, il dio italico, regnava sul Lazio quando dal mare vi giunse Saturno, che potrebbe essere inteso come la manifestazione divina che crea e ricrea il cosmo a ogni ciclo, colui che attraversa le acque, ovvero la notte e la confusione-caos successiva alla dissoluzione del vecchio cosmo, per approdare alla nuova sponda, ovvero alla luce del nuovo cosmo, del nuovo creato; come sostiene René Guénon (4), vi è una qualche analogia, fra il dio romano e il vedico Satyavrata, testimoniata dalla comune radice sat, che in sanscrito significa l’Uno. “Nel Lazio, inoltre, nel corso del mese di Dicembre, il dio Conso era festeggiato il 15 Dicembre, nel corso delle Consualia, le feste dedicate alla “conclusione sacrale del vecchio anno” : segnaliamo come dal latino, “condere”, indica l’azione del “nascondere” e/o del “concludere”. Il già citato Giano, associato a Conso, poi, era l’antica divinità latina dalle “due facce”, “dio del tempo” e, specificamente, “dell’anno” ed il cui tempietto, a Roma, consisteva in un corridoio con due porte, chiuse in tempo di pace e aperte in tempo di guerra che, sulla base della sua ancestrale accezione, designa “l’andare” e , più particolarmente, la “fase iniziale del camminare” e del “mettersi in marcia”: regolava e coordinava l’inizio del nuovo anno, da cui Ianuarius, il mese di Gennaio”. (5) Come ci conferma Franz Altheim (6) “Ianus e Consus, nella realtà religiosa romana, si riferivano all’inizio ed alla fine di un’azione” e facevano ugualmente riferimento (… ) “ad eventi fissati nel tempo, ma che si ripetevano periodicamente”, quelli dell’eterno ritorno della luce a discapito delle tenebre. Non dimentichiamo, quindi, come la tradizione romana della festa del dies solis novi affondava le sue radici, sia nel passato preistorico delle genti indoeuropee, a cui i Romani e la maggior parte delle genti Italiche appartenevano, che in quello delle sue stesse basi cultuali: Julius Evola ci ricorda come “Sol, la divinità solare, appare già fra i dii indigetes, cioè fra le divinità delle origini romane, ricevute da ancor più lontani cicli di civiltà” (7). E’ fondamentale a questo punto comprendere come tale rinascita solare rappresenti “solo” il simbolo di una rigenerazione cosmica, in cui il Sole e la Luce sono associati all’idea d’immortalità dell’uomo, che opera la sua seconda nascita spirituale, sviluppando e superando il proprio stato sottile, nella notte del solstizio d’inverno, quando è possibile accedere al deva-yana o “via degli dei” della tradizione indù, alla contrada ascendente e divina in cui l’uomo, restaurando in sé l’Adamo Primordiale, può intraprendere la strada dello sviluppo sovraindividuale.
Questo è il momento in cui, quando la notte diviene padrona e il buio totale, è necessario mantenere accesa la fiamma della Fede, che al mattino, con l’alba, diverrà trionfante. Nei tarocchi ciò che meglio identifica tale rinascita di Luce è la lama del Bagatto, che simboleggia la vera essenza dell’uomo, la cui missione è conseguire l'unione fra spirito e materia. Il Bagatto ha già davanti a sé tutti i simboli del potere materiale ed è il personaggio che intraprende l'Opera alchemica, lavorando con i tre principi e i quattro elementi (i tre piedi e i quattro angoli del tavolo), grazie alla quale ogni uomo è un metallo, che portato alla sua perfezione, viene chiamato Oro. Il senso più alto della carta è dato dal suo numero, che è l’uno e che indica il motore immobile, il Principio di tutte le cose, anche se il suo cappello a forma di otto allungato simboleggia il movimento d’elevazione spirituale che conduce alla quadratura del cerchio. Uscendo dalla Caverna Cosmica, con il Solstizio d'Inverno, perciò, si passa dal nulla all'unità, geometricamente cioè, dal divenire sensibile, rappresentato dal simbolo della circonferenza, si passa all’eterno presente, che nell’uno e nel centro si esplicita perfettamente. Significativo è, inoltre, il passo evangelico in cui Giovanni Battista, nato nel giorno del Solstizio d’estate, rivolgendosi a Gesù, nato nel Solstizio d’Inverno, si pronunci in tal modo: “Bisogna che egli cresca e che io diminuisca”. Parimenti è la rappresentazione classica del dio iranico Mithra, raffigurato mentre uccide un toro, con due dadofori ai suoi fianchi, che simboleggiano il corso del Sole: Cautes con la torcia verso l’alto (21 Giugno) e Cautopates con la torcia verso il basso (21 Dicembre). Ecco il simbolismo tradizionale delle porte solstiziali, che corrispondono rispettivamente all’entrata e all’uscita dalla Caverna Cosmica: la prima porta, quella "degli uomini", corrisponde al Solstizio d'Estate, cioè all'entrata del Sole nel segno zodiacale del Cancro, la seconda, quella "degli dei", al Solstizio d'Inverno, cioè all'entrata del Sole nel segno zodiacale del Capricorno. Dal punto di vista iniziatico la caverna, per via del suo carattere di luogo nascosto e chiuso, rappresenta un momento di totale interiorizzazione dell'essere, vale a dire il luogo dove avviene, accedendovi, la seconda nascita dell’iniziato.
La seconda nascita, corrispondente nel significato ai Piccoli Misteri, si differenzia dalla terza nascita, in uscita dalla porta solstiziale d'inverno, corrispondente, invece, ai Grandi Misteri. La seconda nascita si realizza sul piano psichico, definendosi come rigenerazione psichica; la terza nascita, invece, opera direttamente nell'ordine spirituale e non più psichico, in quanto l’iniziato deve a quel punto aver risolto la sua individualità, trovando così libero accesso alla sfera di possibilità della comprensione sovraindividuale. Qui l’iniziato rivive le tre tappe del processo alchemico: le tenebre s’infittiscono, l'alba s'imbianca, la fiamma risplende. In prospettiva macrocosmica, tutto ciò è simboleggiato dall'ingresso del Sole nel segno zodiacale del Cancro, con il Solstizio d'Estate. Il Solstizio d'Inverno corrisponde, invece, in senso microcosmico, alla presa di coscienza della vera spiritualità, in quanto uscita nella luce. Durante questo processo la comprensione esoterica può essere visualizzata come un'illuminazione riflessa che rischiara il buio della caverna: un fascio di luce che penetra da un'apertura nel tetto della caverna e che genera quell'illuminazione di riflesso, descritta anche dal mito della caverna sacra di Platone e la cui fonte è il "Sole Intelleggibile". Nell'ordine microcosmico, per quanto concerne l'organismo sottile individuale, tale apertura corrisponde al centro energetico che si trova sulla sommità del capo: il chakra della corona, il kether della Sefiroth. Esso rappresenta il settimo livello del sistema dei chakra e corrisponde a ciò che nella Cristianità viene indicato come il settimo cielo. E' lo stato di consapevolezza della libertà assoluta, la sede del Creatore. Secondo gli indù al chakra della corona si fondono la Prakriti , la sostanza primordiale, e il Purusha, lo spirito, l’essenza. Nel percorso rettilineo tra la seconda e la terza nascita, all'interno della Caverna Cosmica, tra le due porte solstiziali, l'illuminazione, dunque, penetra in noi dalla sommità del cranio, come, secondo i rituali operativi massonici, sulla sommità del cranio di ogni uomo è sospeso il filo a piombo del Grande Architetto, quello che segna la direzione dell'Asse del Mondo. Concludiamo questo nostro scritto col ricordare che la rigenerazione cosmica, di cui si è scritto, è sempre concepita con la discesa e con l’aiuto di un avatara, di cui il Cristo Redentore è l’ultimo e più splendente esempio:”Il Sole ritorna sempre, e con lui la vita. Soffia sulla brace ed il fuoco rinascerà”.
Note:
1) tratto dall’articolo “Dies Natalis Solis Invicti”, Alberto Mariantoni, Identità, 2004;
2) idem
3) idem
4) René Guénon, Alcuni aspetti del simbolismo del pesce, in Simboli della Scienza Sacra, ed. Adelphi;
5) tratto dall’articolo “Dies Natalis Solis Invicti”, Alberto Mariantoni, Identità, 2004;
6) Franz Altheim, Storia della Religione Romana, Ed. Settimo Sigillo, Roma, 1996, pag. 69 e 70;
7) Julius Evola, La Tradizione di Roma, Ed. di Ar, collezione “Areté”, Manduria, 1977, pag. 138).
di Luca Valentini
tratto da www.disinformazione.it
Dinamica da impatto con il posto dove si svolge il training, che dà la misura del peso delle aspettative rispetto a quello che realmente poi si sperimenta. La sensazione è di delusione, quasi di sconforto vedendo la collocazione dell’agriturismo, isolato, nel bosco, da raggiungere con una sterrata di diversi chilometri. Scomoda la strada, scomodo il parcheggio lontano dal casolare, quest'ultimo nelle prime ombre della sera aveva un aspetto buio, dalle forme indefinite, luci soffuse all’interno, fioche, non mettevano certo di buon umore.
Grande sala da pranzo con tre tavoli lunghi, un grande camino cucina, persone sedute in ordine sparso alcune in piccoli gruppi altre isolate, in silenzio, facce serie, qualcuna decisamente sul depresso.
Scenario desolante ?. Nei giorni seguenti mano a mano che l’attenzione si rivolgeva all’interno di me anche quelle luci, quel sapore di antico e di rustico, assumevano il loro aspetto autentico, prendevano corpo con la loro energia non distorta dalla mente.
Via via che mi impegnavo nel lavoro fisico, nelle sessioni e nelle meditazioni, dentro di me ritornava qualcosa che sapevo di avere sempre avuto, di avere conosciuto anche in altre occasioni ma che stavolta si riproponeva in modo prepotente e forte, il bambino interiore. Tutto il corso per me, ha avuto come filo conduttore il pianto, il riso e la rabbia del bambino che vuole ritrovare la sua libertà ed espressione nell’amore.
Il lavoro di ripulitura ha messo sempre più a nudo i blocchi che tenevano prigioniero il cuore di questo bambino, e passando a momenti più vicino al tempo presente i condizionamenti dei giudizi e delle proiezioni.
Già alle prime crisi di pianto e di rabbia dolorosa si è fatto largo un senso di dolce vuoto interiore, che si apriva faticosamente la via verso il cuore. Sempre più pressante si faceva l’esigenza di liberare l’energia imprigionata tra il primo e il secondo chakra.
Così come nell’esperienza del corso precedente, anche in questa occasione il periodo di silenzio isolamento mi ha consentito di sondare il mio spazio interiore, sollecitato e stimolato dalle sessioni e meditazioni che si susseguivano, con una chiarezza incredibile. Da subito c’è la sensazione di entrare dentro la forma del silenzio.
Inizia un dialogo intimo, una visione introspettiva, un esame sulla propria condizione interiore, all’inizio c’è la privazione da contatto che però a differenza dell’esperienza precedente, dura poco, suscitando invece una sensazione di ilarità.
Poi subentra la voglia di scrivere, di comunicare a se stessi ciò che si prova e si sente quando si interrompono i legami con il fuori, l’astinenza da parole si trasforma subito in logorroicità interiore.
Si delineano con chiarezza i contenuti dei primi due giorni che fino ad allora erano apparsi sfumati. La frustrazione da aspettativa andata delusa. La sensazione di debolezza diffusa, che subito dopo i primi approcci al lavoro sul corpo, si rivela per quello che è realmente, intossicazione e pesantezza da ego e abitudini stratificate.
Fin dai primi esercizi e sessioni mi accorgo che la mia energia è completamente bloccata dall’addome in giù, che la mente domina incontrastata. In quel momento ho avuto coscienza che il lavoro sul bambino interiore era rimasto incompleto sia dal primo corso che da quello successivo sul respiro.
Fin dalla prima sessione mi accorgo che sento libera e accessibile solo la zona dal quarto chakra in su e avverto un'evidente rigidità nella zona del terzo, secondo e primo chakra. Ne prendo dolorosamente atto. Anche se proprio il prenderne consapevolezza crea una prima piccola breccia ma sufficiente perché al secondo giorno, cominci a muoversi qualcosa dentro di me, un’apertura graduale dal terzo chakra in giù, ora c’è catarsi, pianto, grida, rabbia e ribellione da parte del mio bambino interiore.
Qualcosa comincia a muoversi, sento che l’energia sta lavorando sul secondo chakra e mi provoca un senso come di svuotamento o di stasamento della parte bassa del corpo, anche la relazione con gli altri cambia di segno è più espansa, disinvolta e amorevole aumentano i contatti fisici con contenuti di tenerezza e amorevolezza, le energie cominciano ad incontrarsi.
Un’opera di demolizione di blocchi cui contribuiscono e non poco le due meditazioni tradizionali dinamica e kundalini.
A tale proposito ricordo che subito dopo l’inizio dell’isolamento, la dinamica del mattino mi aveva riproposto una condizione di rifiuto, sentendomi totalmente bloccato e dolorante; ma proprio in quell’occasione l’effetto è stato bellissimo, ho sentito per la prima volta il senso della dinamica, ovvero del percorso interiore della stessa il suo sviluppo attraverso le sensazioni del corpo, un passaggio dall’elaborazione mentale a quella istintiva che non era mai avvenuta in tutte le altre occasioni in cui l’avevo fatta. Al termine ero in un'onda di gioia che avrei voluto riversare sugli altri ma me lo impediva il silenzio isolamento. E qui si è verificata un’altra magia, ho tenuto quella gioia tutta per me, e come tale è rimasta piena, intatta, forte, mi è come ritornata e potenziata dentro, riempiendomi di tenerezza.
Mentre continuava a permanere anche quel senso di ilarità legata ora più agli atteggiamenti degli altri da un lato e dall’accettazione dell’isolamento che da ribellione, mediata dal cuore, diventa voglia di ridere. Tuttavia rispetto all’esperienza precedente, sento meno il bisogno di dialogare, mentre diventa forte il desiderio del contatto che viene esasperato dal divieto e si trasforma in una forte carica di desiderio. Non potendo incontrare lo sguardo degli altri, osservo i loro corpi, le movenze, tutte le sfumature; la sinuosità delle donne, la rigidità e pesantezza degli uomini, che sembrano soffrire di più di questo isolamento.
In questa condizione “sospesa” un pomeriggio sono andato nel bosco e appena entrato nel folto ho sentito una voglia irresistibile di aprirmi e ho respirato profondamente varie volte. I colori, gli alberi, le pietre, il muschio, sembravano fatati, incantati, magici. Sentivo di lasciarmi andare, di affidarmi a loro quasi di perdermi, allora li ho toccati, accarezzati provando una bellissima sensazione di condivisione. A un tratto, però, ho cominciato a provare una certa tensione, un inizio di paura, mi sono meravigliato e ho pensato “ecco il bambino che ha paura di perdersi, di rimanere solo” e sono emerse chiare le raccomandazioni dei genitori di non allontanarsi, di stare vicino a loro, di essere accompagnato nei posti isolati. Per cui il bosco d’un tratto il bosco si trasforma in uno spazio di mistero e di paura.
Ho resistito all’impulso di tornare indietro, sono restato e mi sono seduto su un tronco d’albero e sono rimasto in ascolto, la tensione è caduta e sono emerse emozioni intense, noto la differenza rispetto a quando si va in gita nei boschi, in questo caso la suggestione è mediata, c’è aspettativa, si pensa di poter stare bene all’aperto, respirare l’ossigeno e quant’altro secondo uno stereotipo diffuso. Qui invece è tutto autentico, sensazione diretta, totale, coinvolgente non pensata, non voluta.
Altro momento forte, durante l’isolamento, è stato vivere lo spazio del tempio dove riposa il corpo. un rifugio comodo, circoscritto, ma non isolato dagli altri. Lì dentro non c’era da fare nulla di particolare se non gestire il mio spazio e questa cosa mi risulta estremamente gradevole, un luogo dove mi sento libero, dove posso decidere di dedicarmi a me stesso senza condizionamento alcuno.
Essere nel mio spazio mi trasmette sicurezza e come un luogo sacro dove tutto resta fuori, anche gli altri e c’è una sensazione di piacevolezza e di tenerezza nel toccarlo e nello starci dentro. C’è energia, piacere, rilassamento. Viene voglia di espandercisi dentro, gradevolissima. Non ho voglia di dormire ma di godere la mia presenza, il mio corpo, voglia di prendermi cura di me. Noto che se mi metto supino tendo a irrigidirmi, invece sul fianco o prono sono rilassato ed espanso. Sento un’estrema sensibilità nel corpo e mi viene di muovermi con dolcezza, mi passa un attimo per la mente che “devo sembrare ridicolo alla mia età, comportarmi come un adolescente in calore” ma è solo un attimo perché la sensazione che sento è talmente autentica, forte, reale, presente, che questo pensiero appare esso ridicolo e quiindi il corpo riprende decisamente il sopravvento.
I giorni si susseguono con un’intensità e una profondità mai provata prima e in particolare in due successive sessioni, dentro di me si accende qualcosa di molto forte, scopro che il mio respiro è totale, profondo, energetico e trasmette una forte sensazione di piacere, scopro la condivisione di questo piacere, come una gioia, donata e ricevuta, senza alcuna condizione e in modo giocoso.
In quel preciso momento sento che il cuore entra nel gioco della sessualità, non è più l’adulto prevenuto e condizionato ma è un essenza senza età che si dipana e si espande portando gioia e beatitudine in uno scambio che non ha più confini e preclusioni ma che conserva un senso di innocenza e di neutralità.
E’ in quel contesto che matura dentro di me la decisione di prendere il Sanias, perché avverto la netta sensazione di avere varcato una soglia, un punto di non ritorno rispetto a un passato che mi teneva prigioniero e compresso, ora questa sensazione di espansione di stare dentro uno spazio incondizionato, mi avverte che sono ad una svolta.
L’ultimo giorno di questo stupendo percorso di cambiamento, ho sperimentato una sensazione che rimarrà impressa per sempre dentro di me. Una lacerante e al contempo commovente esplosione di gioia e dolore isieme, concentrata nell’area del cuore. Dopo una “dinamica” particolare, vengo chiamato per la cerimonia e da quel momento non sono più presente, la mia mente è totalmente spazzata via per un tempo che non ho potuto quantificare, ho sentito, più che visto l’immagine di Osho davanti a me, la pergamena con il nome, che a leggerlo, mi ha aperto uno spazio di consapevolezza e di conferma così forte che ho pianto come un disperato. E poi il tocco sul terzo occhio come una folgorazione improvvisa. Quello che è seguito è stato un crescendo di allegria, suono, ballo, fin quasi allo sfinimento di tutti i presenti che mi hanno amorevolmente soffocato in un abbraccio collettivo.
Qui termina e in un certo senso inizia l’esperienza di scoperta del fuoco interiore, non so se quanto potente sia il suo ardere nè quanto potrà durare, so per certo che, da questo momento, il mio compito è tenere viva la mia nuova dimensione interiore che porta il nome di Premartha, “colui che sperimenta l’amore del cuore”.
Alla domanda se il simbolimo dell’inconscio possa essere collegato ai sogni la risposta è stata affermativa e quindi in me è scattato un flesh fortissimo, ricollegando subito questo dato alla nostra iniziativa che lavora proprio sulle due sedi di questo accumulo, il corpo e l’inconscio, nella fattispecie i sogni.
Lo sforzo prolungato basato soprattutto sull’intensità dell’intenzione di sollevare, e l’opposizione creano il presupposto per una potente esplosione nella fase del rilascio che provoca una catarsi emotiva che produce stati emozionali forti che vanno dalla rabbia, al pianto, al riso, al dolore, alla paura ecc.
Gli esercizi che utilizziamo nel nostro lavoro non sono così cruenti e traumatici, tuttavia consentono alle tensioni muscolari di rilassarsi e all’energia di circolare in tutto il corpo rendendolo quindi più permeabile e duttile e creando i presupposti di un collegamento con la parte sottile ed energetica e quindi con gli strati più profondi di se che vengono successivamene stimolati e sondati, come detto con il lavoro sui sogni.
Abbiamo avuto modo con i vari seminari e sedute finora svolti di verificare l’importanza soprattutto in un lavoro di gruppo, la coesione e la partecipazione dei componenti è più immediata si “entra” subito come si dice in gergo, e chi racconta il sogno fa meno fatica a porsi in una condizione che mette da parte la razionalità e collegarsi quindi per vie energetiche e intuitive con la propria parte più profonda e nascosta. Allo stesso tempo anche gli altri entrano in dinamica con chi sta lavorando su di se con maggiore fluidità e indentificazione.
Importante la ricomposizione armonica dell’energia nella terza fase che anche in questo caso trova un valido supporto negli esercizi corporei che in questo caso vengono scelti in base alla condizione energetica del gruppo alla fine del lavoro sui sogni e in relazione alle dinamiche che si sono innescate e ai simboli, collegati alle emozioni, che sono emersi. Simboli ed emozioni che nella maggior parte dei casi, lavorando a specchio, vengono. ognuno per la propria parte, condivisi e che danno una sorta di imprinting all’energia globale del gruppo, per cui di solito c’è una prevalenza di un aspetto piuttosto che di altri e su quello si va a lavorare per enuclearlo e riarmonnizzarlo a livello energetico in ognuno dei componenti del gruppo avvalendosi proprio della forza del gruppo che lo ha condiviso.Questa ricomposizione consente di ritornare alla “normalità” e al contatto con la realtà esterna in modo graduale, fluido e armonico, tale lavoro però non si limita a conseguire solo questo risultato ma consente di assaporare una sensazione di potenziamento energetico, incremento dell’equilibrio psicofisico e di un rapporto con la realtà più consapevole e sereno in certi casi più lucido e chiaro. un senso di ripulitura sia fisica che spituale per il contatto diretto con la parte più profonda di se con la quale ci si va come a “riconciliare” e “riconoscersi” e una sorta di apposizione di un sigillo attraverso la ricompattazione corporea
Le colline sono belle lo stesso nonostante la giornata che tende al grigio, all’orizzonte salgono nubi minacciose, ma spiragli di sole illuminano a sprazzi i declivi ancora spendidamente verdi.
Lo spazio magico che ci accoglie lo conosciamo già ma ogni volta la sensazione è diversa, i colori sono un po’ più smorti e il cielo e coperto da una coltre sottile di nubi.
Le terrazze sono lì circondate da fiori e rampicanti, cominciamo il nostro primo incontro dopo la pausa estiva, siamo in dieci, tutti pronti a iniziare.
Si comincia con la ormai collaudata trance dance, primo movimento, così giusto per entrare nel clima e riscaldare l’ambiente; segue poi a sorpresa, nessuno se l’aspettata, un brano di happy hour scatenato e ritmato, che ha divertito tutti, soprattuto perché lo abbiamo utilizzato con lo stop and go.
Alla fine si era tutti carichi, sudati, affannati ma eccitati come bambini. Proprio negli ultimi minuti della danza ha cominciato a tuonare in lontananza e alle prime goccie siamo saliti al secondo terazzo coperto, alcuni però hanno trovato più stimolante continuare a ballare sotto la pioggia.
Al termine tutti erano "dinamizzati" al punto giusto per sperimentare, stavolta nel salone interno della colonica, l’aura shekerata a dovere dal dinamismo delle danze introduttive, si formano le coppie spontanee, e si comincia. Dopo alcuni minuti di intensa concentrazione e percezione dell’energia sottile, si scambiano i partner e alla fine ognuno descrive le proprie sensazioni.
A questo punto il lavoro sul corpo ha termine e quindi, dopo un breve time out, si comincia a lavorare sui sogni, seduta come al solito intensa ricca di scambi e di dinamiche a specchio, si raccontano e si esaminano due sogni che indirizzano la giornata proprio verso quello che era il tema datrattare, il chakra del cuore, emergono infatti sentimenti prevalentemente di gioia e di amore ritrovato, di dedizione e tenerezza. Suggestivo durante il lavoro sui sogni il sottofondo dei rombi del tuono e la pioggia scrosciante che accompagna il nostro sondaggio sulle forze sottili e inconscie in un atmosfera resa evanescente e magica dalle penombre delle candele.
A quel punto è apparso naturale eseguire la meditazione del cuore a coppie, un momento veramente toccante ed emozionante, sia per il pathos che si è venuto a creare nello spazio di lavoro tra le coppie che per la lettura dei testi con sottofondo musicale, testi che hanno evocato le figure che per eccellenza albergano nel cuore, il padre e la madre.
Alla fine un momento di ristoro e di appagamento con il tè e una torta di pere fatta in casa. Al commiato la sensazione era quella di aver compiuto un altro piccolo ma fondamentale passo verso la consapevolezza e la riscoperta di sé ppuntamento per il prossimo mese, ma nel frattempo agli inizi di ottobre seduta tantrica in quel di Livorno con successiva inevitabile degustazione di pesce.
La Sofia, che è chiamata sterile, è la madre degli angeli. E' la compagna del Salvatore è Maria Maddalena. Cristo la amava più di tutti gli altri discepoli e soleva spesso baciarla sulla bocca. Gli altri discepoli ne furono offesi ed espressero disapprovazione. Gli dissero: "Perchè la ami più di tutti noi?"
[Vangelo di Filippo, cap. 55]
Pietro disse a Maria Maddalena: Sorella, noi sappiamo che il Salvatore ti amava più delle sltre donne. Comunicaci le parole del Salvatore che tu ricordi, quelle che tu conosci, non noi; che noi non abbiamo neppure udito.
[Vangelo di Maria Maddalena]
Erano tre, andavano sempre con il Signore: sua madre Maria, sua sorella, e la Maddalena, che è detta sua consorte. Infatti era "Maria": sua sorella, sua madre e la sua consorte.
[Vangelo di Filippo, cap. 32
Proprio perchè si è tanto scritto su questa figura mistica o storica, si rischia di aggiungere altri veli ai veli interpretativi che avvolgono da secoli questa figura. Solo una visione sgombra da interessi di parte può riportare alla radice del simbolo.
I cattolici continueranno per sempre ad affermare che la Maddalena è quella descritta nei vangeli, gli gnostici diranno che invece è la moglie di Gesù con tutto quello che ne discende....
Ma il punto di domanda è perchè esiste questa figura a cosa serve questo simbolo, come funzione, perchè se ne ha così tanto bisogno.
Se si osserva il parallelismo tra le religioni orientali e quelle occidentali, emerge dappertutto un dualismo inequivocabile: nel tao la complementarietà di yin e yang; nella cosmogonia indù civa e sakti; dovunque si intenda rappresentare la creazione e la rappresentazione del mondo, si ricorre a figure contrapposte dalla cui armoniosa fusione si ottiene la conoscenza suprema.
Quindi tutto discente dall'esigenza di rispondere alla domande: chi siamo, perchè ci siamo, da dove veniamo e dove andiamo.
Il senso di scissione che si avverte porta a cercare la parte mancante fuori da se nelle figura del sesso opposto e degli altri in generale, inoltre questa "mancanza" spesso la si raffigura e la si incorpora in figure sacre, mitilogiche, simboliche, a partire dal dio morfologico e per finire ai vari figli dello stesso dio, della madonna ecc.
Mentre queste ultime figure rappresentano la parte divina, quasi inarrivabile e intoccabile per i poveri mortali. La maddalena ha un che di profano e di carnale che appare più avvicinabile e assimilabile, una figura che può più degli altri essere il veicolo per realizzare quell'unione indispensabile per tornare interi. Infatti rende anche la figura di Gesù più vicina agli uomini alla loro passione, alla loro sessualità, all'uso della donna per trovare il senso di se. Tutto quello che contiene questa figura....la sua sensualità e regalità misterica per i più, il simbolismo iniziatico per i meno, fanno di questa figura la più vicina, in occidente, alla metafisica, ardente, orientale shakti.
Quando pensi di aver raggiunto dei risultati nel percorso di crescita interiore, sei ancora lontano dalla meta, perchè non vi è niente da raggiungere, tutto quello che appare come obbiettivo o scopo appartiene sempre alla sfera della mente e dell'io. Tutte le manifestazioni che si sperimentano, le immagini che sorgono, i suoni, i colori, sono ancora rappresentazioni della mente, di come la mente vede e ricorda i simboli della tradizione anche anteriore a noi stessi. Se noi immaginiamo i chakra e la loro struttura, avremo le corrispondenti visioni e colori, come proiezione di quello che abbiamo intenzione di conoscere e vedere. I livelli e i mondi e quindi gli stati del nostro essere sono diversi. Secondo la tradizione orientale sono sette. Noi siamo nello stato di mezzo, sotto ci sono l'inconscio, l'inconscio collettivo, l'inconscio cosmico; sopra il superconscio, il superconscio collettivo, la consapevolezza cosmica. Gli stati sono a specchio nel senso che gli uni si riflettono negli altri, quanto più si conoscono gli stati inferiori più si aprono alla nostra conoscenza quelli superiori.
Le meditazioni, tutte le tecniche per aprirci al percorso di conoscenza ci portano a percorrere inevitabilmente tutte le tappe nessuna esclusa e quindi quello che percepiamo, che sentiamo o vediamo appartiene a questi mondi che ci avvolgono come dei veli sovrapporti e più ci addentriamo nella ricerca e più questi ci mostreranno il loro volto.
Quando cesseranno tutte le manifestazioni e si creerà il vuoro, la mente sarà fuorigioco, tutta l'esperienza che avvolge la nostra manifestazione sarà superata e allora potremo dire di essere entrati nella dimensione del non conosciuto e del senza fine.
Nella rappresentazione grafica dei chakra c'è una chiara corrispondenza tra i tre cosiddetti centri inferiori, primo, secondo e terzo, come stati inconsci e i tre cosiddetti superiori, quinto, sesto e settimo, mediato dal quarto che è la condizione di mezzo dalla quale muoversi per intraprendere il percorso di conoscenza, in questo caso entrando nel nucleo di ciascun centro energetico, con i suoi contenuti e visioni e stati emotivi (primi 3 chakra), osservandoli con la consapevolezza è il distacco del cuore, e di rimando sviluppare la corrispondente conoscenza attraverso la introspezione nei tre chakra superiori.
Nello yoga kundalini questa tecnica a specchio è alla base di tutto il lavoro sui chakra, le meditazioni i krija stimolano i chakra partendo sempre da una condizione di equilibrio, chi opera lo fa da una posizione di equilibrio, è testimone di quello che avviene energeticamente nel corpo e via via che si agisce sui centri energetici si aprono i corrispondenti stati di coscienza che appartengono ai livelli superiori.
Lo scopo finale di tutto il lavoro è acquisire la consapevolezza di tutta la struttura che caratterizza l'esperienza della manifestazione, poichè nel momento in cui questa è conosciuta avviene l'identificazione con essa e il conseguento superamento della stessa.
Il mitico 21 di giugno e passato da tre giorni e la magia del sole fermo è ormai trascorsa ma lascia una profonda sensazione di luce e di energia che ci ha regalato un potenziale infinito. Ora, seppure lentamente, i giorni cominciano ad accorciarsi e lo faranno fino al solstizio d'inverno. Il 21 inizia anche l'estate, la stagione della estroversione, dell'attività, del fuoco e della voglia di stare all'aperto, assorbire il sole, la sua energia e vivere con intensità tutte le ore di luce a disposizione. E' anche la stagione degli amori, perchè in questo periodo i primi tre chakra, sesso, sentimento e relazioni, sono all'apice e quindi c'è una gran voglia di sperimentare questa sfera molto stimolante.
Dal punto di vista della tradizione è il tempo in cui possiamo ricevere il massimo della potenza solare: la mistica forza che unisce il cielo e la terra è ora più forte, le misteriore linee energetiche che solcano la superficie terrestre aumentano la loro carica tramite la potenza solare. La cerimonia del soltizio d'estate è la più elaborata e famosa festa neo - druidica (cit. Il Cerchio della Luna)
Il Primo Maggio è un momento magico in cui le energie della luce e della vita si affermano in modo totale.
Si celebra il ritorno dell’estate e della fertilità. E’ un periodo di azione e di pensiero di cose da fare, di operare.
Le accresciute ore di luce ci consentono di programmare, e il bioritmo si è ormai adattato superando l’impasse del passaggio dal buio dell’inazione alla luce dell’azione.
La naturale propensione al contatto e allo scambio propizia gli amori e le amicizie. (cft. Beltane - Il Cerchio della Luna)
Appare evidente come questo periodo rispecchi i primi bagliori dell’attività del terzo chakra; ruota solare per eccellenza, anche se siamo nella fase di passaggio tra il brodo primordiale che comincia a dare vita a qualcosa e la compiutezza della vita e all’atto.
Per la totale attivazione di questo potente chakra bisognerà però attendere ancora qualche tempo, esso si dispegherà nel periodo in cui il sole la farà da padrone.
La difficoltà connessa a questo periodo è costituita dal passaggio attraverso il secondo chakra gravido di emozioni e di sentimenti accumulati durante tutto l’arco della vita, e la capacità di ritrovare l’autentico legame con le emozioni dirette e la loro rimozione, la sintonia con la natura che si schiude e lentamente si afferma, senza la mediazione e l’interferenza di aspettative da parte dell’ego.
Il lavoro fatto sui primi due chakra nella fase appena sperimentata dell’equinozio di primavera, deve poter consentire di agire su un piano direttamente connesso alla natura e fare in modo che dentro di noi il cambiamento e lo sviluppo coincidano sempre di più con quello naturale.
La fase critica dell’apparire e dell’agire connesso con questi primi bagliori estivi deve seguire la stessa dinamica di autenticità.
Con l’equinozio di primavera si è sperimentata la sensazione della dualità, del non essere soli e quindi di una possibilità di collegarsi con altro da se. Ora passiamo alla fase dell’affermazione.
Richiamando qui i principi della tradizione ermetica si può dire che questa dinamica si collega al “Solve”, alla fluidità alla capacità di “sciogliere” i nodi che impediscono di manifestare la dualità e quindi la capacità di dare la vita e dar vita alle cose.
Con il Primo Maggio e i simboli connessi stiamo passando alla fase chiamata del “coagula” nella quale si concretizzano e si estrinsecano le intenzioni e le potenzialità. Il terzo chakra appunto.
Il nero dei reni taoisti , la radice dell’albero che ci lega alla profondità della terrà, il primo chakra di colore rosso scuro . Gli albori del nostro divenire, la matrice della nostra esistenza, si è preparata come una crisalide in questi lunghi mesi invernali, per rinascere rigenerando tutta la nostra struttura energetica.
L’equinozio di primavera arriva in tutta la dua forza magica è uno dei due momenti dell’anno in cui la notte e il giorno sono in perfetto equilibrio, la metà oscura dell’anno finisce e comincia quella luminosa, associata alla fertilità, resurrezione, inizio. Il periodo oscuro veniva personificato nei miti antichi nel dio Adone in babilonese Tammuz, questi dimorava sei mesi all’anno negli inferi, come il sole che si trova al di sotto dell’equatore (autunno e inverno) per poi risalire alla luce ricongiugendosi alla dea Ishtar, l’equivalente dell’Afrodite greca.
Appare di tutta evidenza come il simbolismo richiami le due polarità del cielo e della terra del sole e della luna della notte e del giorno. La primavera è infatti la stagione degli accoppiamenti perché è il momento favorevole alla fertilità. In alcune tradizioni antiche si celebravano dei riti di accoppiamento che rappresentavano l’unione del dio e della dea, spesso incarnati in un sacerdote e una sacerdotessa. L’intento era quello di “imitare” o meglio entrare direttamente e magicamente nel fluire energetico della natura e “propiziare” potenziandolo il simbolo corrispondente alla rispettiva funzione. Essere sciamanicamente nel fluire delle cose e nel manifestarsi dell’energia creativa.
Il riapparire di questa luce ci scuote dal torpore in cui eravamo caduti. Il risveglio non è indolore, anzi, tutte le fibre del corpo vibrano per il mutamento che avviene dentro di noi ed emergono come per incanto tutte le emozioni che credevamo di avere definitivamente rimosso, è di questo periodo uan sensazione mista tra la malinconia struggente di qualcosa che passa e la gioia quasi dolorosa di qualcosa che arriva. E’ qui che interviene la consapevolezza che consente di leggere il senso che c’è dietro tutto questo. E una volta entrati nel flusso utilizziamo tutti i rituali e le tecniche antiche per stimolare, condurre e in definitiva essere, il rinnovamento e la rigenerazione.
Rinnovamento e rigenerazione che riporta ad un altro grende e famoso simbolo che è l’uovo cosmico da cui nasce il germe della vita che emerge dal caos. Definiti da altre civiltà il “brodo primordiale” che si indentifica nella tradizione indiana e yogica in particolare nel secondo chakra con la notisssima immagine del serpente che si srotola la famosa Kundalini che viene risvegliata con apposite tecniche e soprattutto utilizzando il respiro; nella tradizione taosita il dan tien, il centro, il punto di equilibrio energetico del corpo; la fonte da cui scaturisce tutta la nostra rappresentazione, in quel punto avviene la “fusione” (ritorna quindi il simbolo dell’accoppiamento) tra la radice della terra e l’energia del cielo e in questo caso la disciplina connessa è l’antica e di origine shamanica alchimia corporea che si indentifica nel Qi Gong, anche qui come per lo yoga chi pratica diviene il motore propulsore di questa unione il cui carburante è il respiro. (inserire immagine e descrizione del chakra secondo il reiki.) L’uovo è covato dalla grande Dea e dischiuso dal Dio Sole, anche in questo caso è evidente la relazione con l’immagine di Shiva che attraverso Shakti genera la sua esperienza.
Ritornando al simbolismo pagano è importante rilevare come l’equinozio di primavera viene chiamato anche festa degli Alberi, l’”albero della vità”, della “conoscenza”, le radici che affondano nella terra e i rami che “toccano” il celo, catturano la luce, creano la vita con le gemme e poi le foglie e dentro il tronco avviene l’incontro tra le due polarità. Nel taoismo, come si è detto questa sintesi viene rappresentata dal radicamento dei piedi nel terreno, con le braccia che catturano energia dall’alto e il punto d’incontro nel baricentro del corpo che per questo divino meccanismo di fusione “vive”. La stessa situazione è evocata dal simbolismo ermetico con il forno alchemico dove il fuoco costantemente alimentato consente la fusione dei “metalli” per creare la purezza della loro sintesi nel “radioso oro”.
Da circa tre anni pratico Qi gong che è proprio un lavoro sull’energia corporea e devo dire che mi ha consentito di percepire per la prima volta l’energia nel corpo e poi col tempo di “gestirla” con l’intenzione ed il respiro. Questo risultato l’ho ottenuto dopo circa un anno di pratica.
Da quasi due anni, prima in forma di seminario e poi con frequenza quindicinale mi sono avvicinato allo yoga kundalini, e la differenza mi è apparsa subito evidente soprattutto dopo aver frequentato vari stage e seminari in cui le due discipline per la prima volta venivano accostate e sperimentate insieme.
Prima di parlare delle differenze, qui voglio fare un inciso curioso ma per altri versi significativo, sul fatto che la partecipazione ai seminari suddetti vedeva una presenza prevalente se non totale di praticanti di qi gong piuttosto che di kundalini (ho poi saputo che alcuni si erano rifiutati di venire per non praticare qi gong che ritenevano una disciplina quasi contaminante rispetto al loro percorso, altri perché lo trovavano “noioso” ) ma di questo ne riparleremo perché offre interessanti spunti di riflessione.
Tornando alle differenze, devo subito utilizzare, per rendere l’idea, un’analogia che spesso uso in analoghe occasioni: il qi gong è come un motore diesel, mentre la kundalini è un turbo benzina.
Avendo praticato entrambi posso con cognizione dire che il primo mostra tutta la sua efficacia e potenza dopo una certa “carburazione” e richiede più tempo e pazienza perché renda al massimo (a volta anche anni, a seconda di chi pratica). La Kundalini con il suo “dinamismo” fa sentire più presto gli effetti. Anche nei movimenti degli esercizi si avverte la differenza, inoltre la seconda utilizza di più mantra e musica, anche la respirazione è diversa, più lenta e legata all’intenzione quella del qi gong, più enfasi e velocità in certi casi per la kundalini (soprattutto il respiro di fuoco).
A livello corporeo ho potuto apprezzare una maggiore velocità di scorrimento dell’energia con la kundalini rispetto al qi gong. Anche per quanto riguarda il superamento dei livelli di resistenza negli esercizi c’è una diversità nell’effetto sul corpo, la prima scuote e fa vibrare le parti del corpo interessate in modo più evidente e profondo, il secondo agisce a “strati” e con gradualità prima di arrivare allo stesso punto di incisività.
Il punto di forza poi della kundalini sono le meditazioni, che intervengono in modo diretto sia sulla struttura fisica che su quella psichica che spesso riesce a collegare tra loro. Inoltre un maggiore utilizzo dei suoni e dei mantra rende più “affascinante”, “suggestivo” e coinvolgente l’esercizio.
Proprio la pratica delle meditazioni che faccio da un anno hanno provocato dentro di me i cambiamenti più evidenti, tra quelli più significativi, oltre ad una maggiore consapevolezza, la percezione di essere altro dalla mente e la possibilità di essere testimone di quello che faccio.
Viceversa il qi gong, e questa è sempre una mia percezione, non provoca “sdoppiamenti” appare meno cerebrale o intellettivo, comunque meno immaginativo e proiettivo, puntando direttamente all’indentificazione tra il se e il corpo come energia. Di qui l’impressione che sia più “pesante” rispetto alla leggerezza e al sapore frizzante della kundalini.
Per quel che mi riguarda trovo che l’uno non escluda l’altro (checchè ne pensino i “puristi” di quest’ultima), e che il percorso che sto facendo al riguardo abbia una sua continuità e coerenza di sviluppo proprio per i passaggi e la percezione delle differenze, tra l’uno e l’altro.
In pratica il qi gong mi ha dato la possibilità di scoprire e sentire il mio corpo come energia che ho attivato proprio grazie a questa pratica, lo yoga kundalini, nello specifico le meditazioni e in parte il Karm Kriya, è stato il naturale sviluppo della prima esperienza nel senso che mi ha portato ad un potenziamento dell’energia che ora sento scorrere in modo più dinamico e veloce e allo sviluppo di una sempre maggiore consapevolezza e a quegli stadi di percezione che ho citato sopra portandomi “naturalmente” allo sbocco successivo che è il percorso tantrico che ho inziato da poco meno di un anno.
Tuttavia non mi sono lasciato “fuoriviare” dalla linearità e consequenzialità di questo cammino, nel senso che tuttora pratico in contemporanea le tre discipline, perché quello che conta è la sperimentazione verticale e tutti e tre offrono ognuno per al sua parte e peculiarità l’opportunità di lavorare alla “demolizione” dell’ego.
Lo yoga kundalini per alcune similitudini rituali e per alcune tecniche che scavano a fondo sul mondo interiore, in sostanza per la sua caratteristica alchemica, lo sento più vicino al Tantra, per questo spesso mi viene di definirlo, per la mia esperienza, propedeutico a quest’ultimo.
Sto parlando ovviamente del corso introduttivo di Tantra “La Sessualità meditativa”, sono stati sette giorni intensi, dove sia il corpo che la mente, e soprattutto l’ego, sono stati sottoposti a sollecitazioni notevoli.
Tutti gli esercizi, che non riporto per ovvi motivi di privacy e di riservatezza, hanno con il loro effetto sinergico provocato una trasformazione effettiva nel mio modo di sentire il corpo e collegarmi con la realtà.
Sono rimasto a dir poco sbalordito da quello che il mio corpo è riuscito a sopportare come carichi di lavoro e dispendio di energie, meditazioni impegnative e balli molto intensi, mi hanno mostrato fin dove è possibile arrivare e quanto sono alti i livelli di controllo del proprio corpo. Personalmente ho superato limiti che non avrei mai creduto di poter nemmeno raggiungere.
Mano a mano che gli esercizi e le meditazioni “entravano” in me il corpo si plasmava diventando più forte, fluido e flessibile, c’è stato un momento in cui durante una danza scatenata, ho sentito un’esplosione interna e ho provato la sensazione di migliaia di punte di spillo cercassero di uscire dal mio corpo attraverso la pelle dall’interno.
La progressione delle meditazioni mi hanno poi consentito di muovere l’energia sessuale e farla salire in alto e in un’occasione, a metà settimana, ha raggiunto la testa con un’onda di calore che mi ha poi lasciato la sensazione di un vuoto al centro della testa in quel vuoto si è innestato qualcosa una sorta di pieno che mi collegava il primo e settimo chakra (letteralmente mi sembrava che un palo si fosse infisso al centro del cranio) questa sensazione mi induceva una sorta di rilassamento totale, con un’induzione al movimento lento e involontario del corpo, questa condizione quasi inebetita ma a tratti di beatitudine, mi consentiva di comunicare con gli altri in modo diretto e amorevole, il parlare diveniva puro godimento, si creavano pause di pura meditazione e contemplazione tra una frase e l’altra, che per questo entravano con grande forza comunicativa.
Questa condizione di connessione, che potrebbe definirsi di attivazione del settimo chakra, mi ha consentito di provare una successiva meditazione dal contenuto magico in modo più appropriato, sperimentando il movimento involontario e quindi la parte irrazionale dell’emisfero cerebrale.
Altri momenti clou li ho sperimentati quando ho sentito dentro di me il bambino, che ho abbracciato con forza strappandola alla madre, questo è stato il punto più alto del mio lavoro interiore, in quella circostanza ho pianto a lungo, un pianto disperato e acuto senza poter prendere fiato, proprio come un bambino.
E ancora la percezione, in altra occasione, del “qui e ora”, una sensazione difficile da spiegare perché la parole non riescono a descrivere la quadridimenzionalità dell’esperienza, la cosa è avvenuta a seguito di un esercizio molto intenso e con imput vocale di sottofondo, un gioco del sentire che si sposta dal suono al silenzio in un modo così veloce che la mente spiazzata non riesce a seguirne la geometria per cui la percezione è di essere fermi in un punto di se dove non c’è pensiero, né emozione né altro, solo un vuoto ma pienissimo se stesso.
Momenti di profonda meditazione nell’isolamento che mi hanno consentito di entrare dentro di me e nel mio silenzio, al contempo tutto è diventato più chiaro, evidente, vivo, le cose, gli oggetti, la natura, gli alberi, le persone, tutte hanno assunto una dimensione più vera era possibile percepire l’energia emanata dai corpi e “avvertire” i sentimenti.
In queste circostanze si riflette sull’efficacia della comunicazione non verbale, il suono delle parole spesso altera e filtra i sentimenti o la trasmissione del messaggio da una persona all’altra, in questo caso invece la trasmissione è pulita, diretta, fisica, energetica.
Diventa un silenzioso lavoro di specchi dove le energie di ognuno si riflette su ognuno, riportando dentro ciascuno un profondo senso di se. Giochi di specchi sonori invece la comunicazione tra noi nei momenti di “tempo libero”, personalmente da me molto amati, e durante i quali ho potuto conoscere altre sfaccettature di me che non conoscevo e anche conferme dell’esistenza di “uno spazio comune” in cui ci si ritrova in una lettura limpida e condivisa e della propria interiorità.
Al termine di questo percorso posso dire di sentirmi diverso dalla persona che ero prima, un pezzo del mio ego è stato intaccato, e le cose intorno hanno assunto contorni più marcati e colori più vivi. E al contempo è aumentata la capacità di “sentire energeticamente” le cose e le persone che si incontrano. C’è poi una spinta a viversi in modo più diretto e intenso sciolto da vincoli e compromessi, in sostanza più disinvolto, che è poi la caratteristica che gli altri avvertono quando vengono in contatto con me.
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Col passare del tempo l’effetto della settimana intensa cala. Tuttavia permangono la sensazione di diversità, come di chi ha subito un cambiamento di stato, e un’energia che si sente pervadere il corpo.
Si torna in pratica alla normalità, nel senso che ci si spalma di nuovo sulla realtà di tutti i giorni, si riprende il contatto con le dinamiche solite che hanno tuttora conservato la loro micidiale pericolosità. Il veleno torna ad agire in modo sottile coinvolgendo soprattutto la parte psicologica e mentale. Il corpo regge un po’ di più. Anche se comincia a risentire dello stop ai ritmi energetici imposti dal training, è come se accusasse sintomi da crisi di astinenza.
La noia, il senso di inutilità sostanziale di quello che si fa durante io giorno, soprattutto sul lavoro, riprendono il sopravvento, sulla serenità e sul benessere che caratterizzavano il periodo immediatamente successivo al corso.
Pare che la chiave di lettura di questa fase calante sia da ricercare proprio nella impossibilità di tenere i ritmi di prima, e che la sensazione di ritorno indietro sia legata tutta all’ambiente lavorativo, perché nello scorso week and, trascorso interamente fuori casa e in un contesto particolarmente energetico e gaudente, ho ritrovato la sensazione di gioia e beatitudine che mi si erano innestate dal giorno del ritorno dal corso.
Tutto era sentito in modo diretto, energetico, corporeo, i contatti con gli altri, con la natura, con le cose; il suono, soprattutto il suono, la musica, entravano dentro in modo totale, in ogni più piccola fibra.
La centratura era perfetta, tutto partiva da me e da dentro di me, là dove ero appoggiato, nel mio spazio interiore che accoglieva al contempo tutti gli altri spazi entrando in sintonia con ogni cosa.
Poi il ritorno alla routine e quindi nuovamente grosse difficoltà a gestire le aggressioni esterne e il modo caotico con il quale le emozioni degli altri cercano di entrare dentro. Parte delle cause del disagio è comunque legata all’alimentazione che diventa irregolare e disordinata, con conseguente influenza sull’apparato digerente e intestinale il cui corretto funzionamento consente di percepire una sensazione di equilibrio e di lucidità psicofisica.
Di fatto l’armonia esterna va di pari passo con l’armonia interna, in realtà le cose, le persone, le situazioni esterne sono sempre le stesse, siamo noi che mutiamo rispetto al sentire e quindi la sofferenza o la serenità dipendono unicamente da noi.
Blocchi energetici, irrigidimento di alcune parti del corpo, enfasi eccessiva, estremizzazioni emotive ecc. rimettono in forse l’equilibrio e la conseguente sensazione spiacevole che ne deriva rende la relazione con l’esterno conflittuale.
La terapia in questi casi è una sola, continuare a lavorare sul corpo e sulla mente aldilà delle sgradevoli sensazioni che suggerirebbero di fermarsi e riposare nella convinzione di poter star meglio.
Oltre all’allenamento del corpo, è molto utile tenere i contatti con chi risponde in modo particolare al messaggio energetico e “lavora” sul tuo stesso piano. Ho potuto sperimentare anche questa cosa in momenti in cui appariva un po’ spento l’impeto e ho subito ritrovato la carica e il mio corpo si è nuovamente come dischiuso a percepire, al contempo scompaiono i disturbi fisici, le contrazioni, le tensioni e i blocchi.
E’ come guardarsi allo specchio e rivedersi dopo essere stato in un campo di nebbia fitta dove non era possibile distinguere alcunché.
Questo però induce a riflettere sul fatto che siamo di fronte ad un principio di dipendenza da spazio condiviso, in assenza del quale non è possibile ricreare e mantenere quella condizione ideale di cui si è detto. E’ anche vero che il lavoro su se stessi non finisce mai per cui è necessario ogni volta che si avverte l’esigenza fare il pieno di energia, e ad ogni ciclo qualche piccolo passo avanti viene fatto.
Il resto è mediazione continua, flessibilità, occupare gli spazi con morbidezza e duttilità, riesco a immaginare uno spazio irregolare e con confini continuamente in mutamento e geometricamente irregolari, ed io che cerco di occuparlo adattando la mia forma a quello spazio cercando di riempirne ogni angolo e piega senza tuttavia che quella irregolarità turbi la pienezza e la centralità della mia energia.
E’ l’espansione che consente di tenere sempre campo e riempire le irregolarità provando a forzarne i contorni.
Importante è conservare i contatti con chi ha fatto lo stesso percorso sia per un confronto sia per “continuare a meditare”. Perché in fondo il Tantra va usato non si deve diventarlo. Ed è questo il rischio che ho sentito di correre per una naturale predisposizione ad estremizzare le esperienze con eccessivo entusiasmo, con aspettative di cambiamento epocali obbiettivamente fuori dalla realtà. Il risultato è quello di alimentare l’ego che, come si suol dire esce dalla porta ed entra dalla finestra.
Messo in crisi dall’impatto con l’esperienza che mira proprio a metterlo fuori gioco, per “istinto di sopravvivenza” esso prende possesso della parte piacevole e gratificante dell’esperienza e fa sembrare che qualcosa di importante sia avvenuto anche aldilà di quello che è effettivamente accaduto.
L’imperativo è perciò ritrovarsi nei momenti più critici dell’esperienza, che vengono puntualmente rimossi, per risentire l’autenticità, e la via è quella dell’umiltà e della consapevolezza.
Nel mio caso in particolare ha giocato molto la grande gioia e il senso di avere ottenuto quello che da una vita desideravo, fare un’esperienza tantrica di cui solo nella fantasia mi ero nutrito in tempi in cui un obbiettivo del genere appariva proibitivo se non impossibile.
Infatti il sentimento che prevale ogni volta che termino un’esperienza del genere è di grande esaltazione accompagnata da una struggente voglia di piangere, lì penso che si innesti l’ego, perché il desiderio è una sua proiezione, e il desiderio appagato nutre l’ego. Questo periodo immediatamente successivo al corso mi ha consentito di verificare questa dinamica. I primi giorni ero come in incubazione e sentivo molto un senso di neutralità e di integrazione con me stesso, poi mano a mano che incontravo le persone che mi chiedevano ed io raccontavo le mie sensazioni ha preso corpo prima un senso di delusione e insofferenza poi di esaltazione e isolamento come in una torre d’avorio.
Il raccontarsi è profondamente dispersivo e quindi deleterio, è questa la constatazione a cui sono arrivato in questi ultimi giorni. E comincio a riconsiderare la dolce austerità del silenzio e del segreto, vivere le proprie sensazioni dentro, e ritornano i momenti di condivisione e appaiono lievi, cangianti e soprattutto serenamente adrenalinici. Praticare quindi, condividere con chi ha condiviso, e meditare silenziosamente tra se e se in ogni attimo di cose che si fanno, dalle più futili alle più importanti.
1970 - 1980
Lettura e approndimento di testi di filosofia indiana e spiritualismo. Magia e occultismo. Ufologia.
1972 - 1974
Pratica in autonomia l' Hata Yoga
1975 - 1977
Pratica Karate coreano con il maestro Park Yung Hil, conseguendo il livello di cintura blu.
1990 - 1992
Pratica body building
1999 - 2006
Pratica Shaolin Chuan, stile Yang, conseguendo il quarto CHI e il Tai Chi Chuan stile Yang, conseguendo il secondo Chi (quarta forma)
19/23/7/2006
Stage di Tai chi, Qi gong e stili interni col maestro Fabrizio Bencini.
8/12/2006; 11/2; 4/3; 25/3 e 25/4/2007
Seminari interdisciplinari sugli organi interni, di Qi gong e Yoga Kundalini, coi maestri Fabrizio Bencini e Meherbani Kaur
2006/07
Pratica con l'Associazione Shenming, presso la palestra Harmony, Tai Chi e Qi Gong terapeutico. Corso professionale per operatore di Qi gong con la FISTQ (Federazione Italiana Scuole Tuina e Qigong).
2007
Si avvicina al Tantra, praticando in autonomia e in coppia con partner femminile. Pratica Meditazioni di Yoga Kundalini, presso la palestra Harmony di Firenze con Meherbani Kaur.
Giugno 2007
Stage interdisciplinare (Qi Gong, Tai Chi e Yoga Kundalini) coi maestri Fabrizio Bencini e Meherbani Kaur.
Da Settembre 2007
Pratica Tai chi, Qi gong e meditazione Kundalini, presso il Centro Harmony a Firenze con i maestri F.Bencini e Meherbani Kaur
Dal 2008 collabora nella sperimentazione di gruppo "Sinergia tra interpretazione dei sogni e riscoperta del corpo"
1 Marzo e 5 Aprile 2008
Sedute Tantriche presso il Centro Harmony a Firenze
Maggio 2008
Tiene incontri, mensili, su "Sogni e Corpo" nell'ambito del progetto "Ritrovarsi" presso la Casa Circondariale di Prato
9-10-11: Partecipa a uno Stage di Tantra all'Osho Arihant di Varazze con Radha Luglio (vedi post del 12.5.08)
Luglio 2008
7/12: partecipa al corso introduttivo di Tantralife "Sessualità meditativa" con Radha Luglio
Ottobre 2008
8/12: partecipa al corso "Sessualità e Respiro" con Prem Agostino
Ottobre 2009
3: Livorno, partecipa alla meditazione tantrica "Dallo spazio del Cuore un tuffo nell'Energia Animale.
Novembre 2009
1/8 - Monterigioni (SI) partecipa al corso di Tantralife intermedio "Il Fuoco Interiore"con Radha Luglio
Dicembre 2009
Accreditato come Operatore Olistico Trainer con la S.I.A.F.
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