IL FORNO ALCHEMICO

METODI PER BRUCIARE AL FUOCO DELLA CONSAPEVOLEZZA

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sabato 19 novembre 2011

Vivere,amare, ridere


Pubblicato da Premartha Giuseppe Crispo a 14:41
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L'intento è quello di scoprire e mostrare attraverso quali e quanti canali può manifestarsi la potente energia primordiale.
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Meditatore e sperimentatore. Praticante di Tantra e Chi Kung. Il curriculum e alla prima pagina colonna di destra del blog.
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Dialoghi con la parte femminile II parte

“Riprova a passare ora per quel labirinto alla luce dell’attuale consapevolezza e nota la differenza proverai un modo diverso di avere paura.”

“Sai cosa dice l’insegnamento del Tao….Lao Tzu dice di essere nessuno, invisibile così si può essere nella totalità, non è un’umiliazione essere plebei.”

“Chi dice che le stelle sono ricche signore, sono belle di per se, indipendentemente da quello che ne dice chi le guarda e chi ne scrive, non possiedono nessuna ricchezza perché esse stesse sono ricchezza.”

“Lo spazio del silenzio lo puoi creare proprio in virtù del fatto che ti accorgi che è un tuo bisogno e te ne accorgi perché la vita ti tiene al suo centro e sotto i riflettori….se così non fosse non potresti parlarne. In realtà ne parli a te stessa attraverso di me, è come pensare ad alta voce, perché c’è qualcuno che ti riflette, tu ti leggi nell’altro e ti vedi come in uno specchio, io sono le sensazioni piacevoli che provi e le intuizioni che hai sulla tua interiorità. Io ti ascolto ma senza risponderti realmente, il tuo è un dialogo con te stessa, in me scorgi la parte di te che non riesci a vedere e sarà così fino a che non l’avrai concretizzata e conosciuta dentro di te, perché in realtà è già lì. Perché io la rifletto e quello che vedi ti corrisponde dentro e ti aderisce, non c’entra la follia, siamo su un piano più sottile ed energetico, qui si tratta della propria identità che è diversa da quella che appare all’esterno e che gli altri vedono. Quello che gli altri vedono e che ti rimandano è il tuo ego, la tua personalità, il tuo apparire, in me tu scorgi il tuo essere. E non sono io che te lo faccio vedere ma la mia più profonda identità, la vita è bizzarra, a volte un caso consente di cominciare a muoversi verso la propria identità, non c’è una logica, una razionalità, la logica e la razionalità sono dell’ego, qui si tratta di energia, di cuore, pura irrazionalità ed istintività, che poi diventa consapevolezza. In certi momenti sembra di attraversare la follia, una dimensione senza schemi, senza riferimenti e questo spaventa…..ma bisogna andare oltre questa sensazione.”

“C’è sempre il testimone che ti guida, il testimone che è in ognuno di noi e che consente di fare queste riflessioni che osserva te che fai le domande, il dialogo con se stessi non è follia è il lungo perdurante silenzio con se stessi che è folle.”

“Tutti si ha uno spazio energetico che è simile ma è il percorso individuale che è diverso…..come due specchi che viaggiano affiancati e si rimandano quello che l’uno legge nell’altro di se stesso. Tutti si è specchi l’uno dell’altro solo che non tutti sanno di esserlo. La propria vera identità fa paura all’ego e quindi c’è bisogno di qualcosa che rimandi il riflesso di questa nuova creatura che si forma, per accettarla in modo graduale e riconoscerla punto per punto dai riflessi che rimanda….”

“L’anima non suggerisce mai cose folli, gli amori impossibili fanno parte dell’esperienza di vita, di quella parte di se che si sente lontana e inafferrabile, soprattutto se è la propria parte triste e malinconica ci si sente irresistibilmente attratti. L’innamoramento è l’attrazione di una parte di se stessi che si riflette nell’altro e per poterla riprendere a se si desidera l’altro….perchè sono parti che ancora non sono state riconosciute dentro se stessi….Le relazioni poi si spengono perché ci si accorge che non si riesce ad avere totalmente ciò che si desidera perché non è nell’altro, per quanto si possa scavare….e resta la delusione. Quando la parte si ritrova si annulla perché era già dentro, c’era solo da accorgersene e il passaggio avviene attraverso la sofferenza se ciò che manca ha contenuti di sofferenza, di gioia se ha contenuti si gioia.”

Dai Dialoghi con la parte femminile I parte

Quando comprendi cos’è la durezza, questa si scioglie come ghiaccio al sole. “Dalle crisi nasce la conoscenza, ben vengano le crisi, ogni crisi è un’occasione di rinascita” (Osho)

“La visione d’insieme è come avere i pezzi di un puzzle davanti, sparpagliati che si mostrano secondo il percorso che si sta facendo e nell’ordine naturale, il segreto sta nel non scegliere un tassello piuttosto che un altro, ma lasciare che si scoprano da soli, senza escludere nulla o desiderare nulla, se devono far parte dell’esperienza lo saranno.”

“Gioisci quando c’è da gioire ma anche in questo caso non indugiare nella gioia, penetra l’esperienza e vai oltre, sii sempre presente a te stesso.”

“Tutto quello che incontrerai sarà te stesso, come in un labirinto di specchi del luna park, non fermarti a guardare ogni immagine, cogli il riflesso e scegli la direzione. Sii un riflesso, soltanto un riflesso, senza entrare nella dinamica, resta in ascolto, così stai già aiutando, alimenta la tua luce da te stesso, non cercare di donarla agli altri, gli altri hanno la loro luce, permetti loro di trovarla ma non sostituire la tua luce a quella degli altri, lascia che siano al buio se devono essere al buio, devi solo non impedire che vadano verso la luce, ma non sostituirti agli altri.”

“E’ normale stare male, avvertire come un senso di saturazione, la voglia di mollare tutto…..concediti una pausa…..lascia che la creatività torni ad apparire da se stessa, non cercare di forzarla, niente può essere fatto per forza…..aspetta, resta in attesa…..osserva e lascia che l’energia faccia il suo corso.”

“Un po’ per volta diventerai maestro di te stesso, lo sai…..e il fatto che ti accorga di questo vagare negli equivoci da parte degli altri e la sostanziale voglia di dipendenza e competizione ne è un segnale molto forte, si l’amicizia è quanto di più raro ci possa essere, quasi nessuno la conosce e chi comincia a conoscerla e già sul sentiero giusto….”

“Il desiderio di possesso è forte e la preda crea conflitto e che tu ne sia consapevole è bellissimo….ora sai cosa significa essere testimone, osserva gli altri e sentili nella loro più intima essenza e chiediti perchè sono fatti in un modo piuttosto che in un altro, la risposta sta nella tua posizione, tu sei, loro no, tu senti, loro sono sentiti….”

“Se sperimenti in modo consapevole, avverti di volta in volta se quello che ti chiedi è possibile o no, di sicurezze non ce ne sono, ed è questo il presupposto della sperimentazione, l’imprevedibilità, la bellezza della vita è viversi nel momento presente e con totale coinvolgimento.”

“Non esiste il modo di essere normali, ognuno è quello che è, il percorso è individuale e lungo la via inconterai amici e nemici ma questo conta relativamente, quello che conta è il fuoco che ti alimenta dentro, il fuoco della trasformazione, che brucia ogni cosa in nome dell’autenticità e poco importa se sei accettato o non; Se però sei sempre proiettato sugli altri e ti aspetti da loro il consenso non sarai mai autentico.”


Il Risveglio del Serpente

Il Risveglio del Serpente

12.3.12 – Carrara - Incontrarsi nel Tantra con Tantralife – Il Risveglio del Serpente

Dopo la giornata di meditazione di gruppo di ieri, che ci ha fatto scoprire la magia delle carte di Osho, oggi si parte per un ulteriore assaggio di tantra, stavolta di un solo giorno, qui in Toscana.

Incontrarsi nel Tantra questa è il titolo dell’iniziativa. Partiamo di buon ora da casa, ci siamo dati appuntamento con un’amica, che frequenta anche il nostro gruppo, alle 7 nei pressi dell’autostrada, la troviamo lì ad aspettarci puntuale, viene da un paese vicino Arezzo, ha precedenti esperienza di tantra con altri gruppi e non la spaventano le levatacce e gli spostamenti.

Gli altri del gruppetto siamo, io, l’immancabile Pavan e Rosaria che stavolta ha deciso di partecipare non senza qualche esitazione fino all’ultimo minuto. Siamo contenti di rivederci e ci si saluta calorosamente, decidiamo di usare la macchina della nuova arrivata, perché è a metano e si risparmia (accidenti alla crisi!), lasciamo lì la nostra, la riprenderemo stasera al ritorno.

Il viaggio dura circa un’ora e mezza, il tempo però scivola via veloce perché si parla parecchio e ci si scambiano riflessioni ed esperienze a vicenda, scoprendo nuovi spazi di condivisione e comunione di intenti, non mancano progetti futuri di nuove esperienza da fare e di sperimentazione di nuove discipline, siamo tutti ricercatori in quest’auto e qualcuno dice che forse sarebbe tempo di frenare un pò, troppi impegni e tutti i week end pieni, senza contare il lavoro infrasettimanale che spesso va a “pesare” sulle energie.

Pavan dice, invece, che a lui questo ritmo sta dando una carica incredibile che gli consente di gestire anche il lavoro in modo più “leggero” (praticamente da gennaio del 2011 non ha perso una sola inziativa collegata al percorso tantrico).

L’appuntamento, come da volantino, era per le ore 8,30. Quando arriviamo sono le 8,45 “siamo in ritardo, avranno già cominciato?” ci chiediamo rammaricati. Manco per niente, la conduttrice, che incontriamo sul cancello, ci dice che si comincia alle 9,30. Visto che la conosciamo da tempo e le vogliamo un gran bene, scherzosamente le facciamo notare che sta “perdendo colpi”, sulla news pervenuta di parla di 8,30. Rimane trasecolata, era il vecchio orario ed era convinto di averlo cambiato, vabbè, poco male, approfittiamo per prenderci un caffè e fare altre quattro chiacchiere al bar.

Alle 9,30, tutti nella hall di questo piccolo ma grazioso e ben tenuto centro di Osho, dove ci accolgono due gentili sannyasin, che ci indicano dove andare e cosa fare oltre alle pratiche di registrazione. Dovremmo essere in sedici, otto uomini e otto donne, ma c’è all’ultimo momento una defezione di un maschietto. Poco male una delle due ospiti farà da sostituto.

Poi si va tutti alla Buddha hall e si comincia con un lungo lavoro sul corpo, si danza, si cammina, si scherza, si respira, con ritmi sempre più incalzanti, alla fine siamo tutti caldi e pronti per le sessioni e le meditazioni. Queste ultime sono sonosciute dagli addetti ai lavori e più volte eseguite, ma conservano in queste occasioni un fascino e un efficacia particolari. Personalmente mi sento in piena forma e mi butto nella danza con totalità e il respiro mi si apre quasi subito, una fortuna, perché tutta la giornata è improntata all’uso del respiro e quindi sia le sessioni che le meditazioni prevedono l’uso di questo elemento fondamentale per il tantra.

Non manca la parte teorica sia sulle origini e le basi del tantra, che sulle varie tecniche di respiro, sono particolarmente contento di questo perché sentivo la necessità di rinverdire un po’ questi concetti che sebbene conosciuti rischiano di diventare routine perdendo l’efficacia originaria.

Provando i diversi tipi di respiro sento che oggi avrò delle esperienze forti e infatti quando si esegue una sessione a coppie usando il respiro circolare, “parte” la kundalini (di qui il titolo di questo resoconto) suscitando sensazioni ed emozioni multiple, un’esplosione che lascio espandere senza controllo (era ora!). La mia compagna di sessione, finisce con lo spaventarsi al punto che sta per chiedere “aiuto”……Nella stessa occasione scopro, e lo dirò nella condivisione finale, che posso rimanere su me stesso chiunque sia la compagna di sessione o di meditazione, fosse anche una persona con la quale condivido il percorso di vita da quasi trent’anni.

Il gruppo si muove bene, c’è affiatamanento, si entra in contatto quasi tutti, ci si diverte e si lavora con impegno, sebbene si tratti di una sola giornata l’energia che si crea è molto intensa e produce i suoi effetti su tutti indistintamente, effetti che poi nelle condivisioni emergono puntualmente offrendo spunti di riflessione e di elaborazione molto interessanti. I mie compagni di viaggio diventano anonimi nel senso buono del termine. Si immergono nell’atmosfera e nell’energie del gruppo senza problemi e senza condizionamenti di sorta.

Si chiude la giornata con la immancabile meditazione Kundalini, che conclude una bella giornata di tantra, un incontro in cui teoria e pratica si sono perfettamente integrate e come solitamente mi capita in queste brevi esperienze mi si sono aperti spazi di consapevolezza e di sperimentazione nuovi e significativi. Nell’andar via non posso fare a meno di abbracciare e ringraziare con tutto il cuore la conduttrice, per me era la prima esperienza con lei e devo dire che sono rimasto piacevolmente colpito.

Sulla via del ritorno, si parla di meno, ma i contenuti pesano e si vede che stiamo tornando da un’esperienza di condivisione energetica, c’è un’atmofera di intimità e di comunione piacevolissima, ci si da appuntamento per scambi di esperienze e nove sperimentazioni insieme. Arriviamo alle 21 in punto, un saluto veloce alla nostra amica e poi via in macchina verso casa.

Il Cuore in Fiamme

Il Cuore in Fiamme

Cuore in Fiamme - Napoli 21 e 22 gennaio 2012

Anche stavolta Napoli è un richiamo irresistibile per l’ulteriore assaggio di Tantra con Tantralife.

Siamo in tre a partire, io, Pavan e Rosaria, tutti e tre con maggiore o minore esperienza alle spalle, solo io e Pavan però abbiamo deciso di partecipare. Il pomeriggio del Venerdì 20 ci mettiamo in viaggio, parto direttamente da Firenze dopo il lavoro e prendo al volo gli altri due nel Valdarno. Fino ad una settimana prima si era ancora indecisi se fosse il caso o meno di fare questa “follia”, 480 e rotti chilometri tutti di un fiato, anche se ci sarebbe stata l’alternanza alla guida.

A tale proposito viene subito da fare una riflessione, quando per un certo tempo si è lontani dall’energia dei gruppi, si ricade in una sorta di addormentamento, di abulia, che fa sembrare impossibile ogni cosa. Memori però delle esperienze precedenti decidiamo di andare. E come le altre volte ci si renderà conto che ne è valsa la pena.

Il viaggio è comodo, senza intoppi, la giornata e buona, arriviamo a destinazione alle otto di sera, è buio da un pezzo, siamo un pò stanchi. Napoli ci accoglie con le sue luce e il suo caos, mentre percorriamo la tangenziale abbiamo l’impressione di passare in mezzo ad un presepe, case fittamente addossate l’una sull’altra su colline, le finestre e i balconi illuminati il colore giallo delle lampade delle strade, danno un tocco suggestivo e caratteristico. Il mare possiamo immaginarlo, visto che è buio, in una nera voragine sulla nostra destra, a guardar bene, però, si intravedono luccichii di fari lontani e luci di traghetti che scivolano via lenti. Infine siamo a casa, ospitati dalla suocera, in zona fuorigrotta, lì passa il trenino locale che ci porta a poche centinaia di metri dal Centro.

Il mattino del 21, si annuncia sereno anche se molto umido. L’appuntamento è per le 9,30, per le solite procedure di registrazione. Siamo tra i primi ad arrivare troviamo quelli dello staff, li conosciamo tutti, è bello riabbracciarsi e sentire che l’energia è tutta lì intera, intatta, forte; la stanchezza diventa subito un ricordo. Affluiscono via via tutti gli altri, io e Pavan ci guardamo interdetti, ma sono tutti maschietti, dove sono le donne! Sì, si fanno attendere ma poi arrivano, dovremmo essere pari numero, o forse un maschietto in più. Il numero è di quelli che fanno riflettere sulla “forza” di questa città. (Roma tutto sommato aveva deluso con i suoi 15 iscritti, è sempre la capitale, diamine!). Siamo in 23, oltre allo staff, a partecipare a questo week end.

I nuovi si fanno notare per un certo impaccio e “isolamento” dagli altri, molti c’erano anche lo scorso anno, non tutti hanno poi proseguito con i moduli, anche se hanno partecipato a varie iniziative promosse dal centro. Quello che abbiamo notato subito è che nessuno parlava in dialetto napoletano benchè il 70% dei presenti fosse del luogo. Quelli venuti da più lontano eravamo io e Pavan, dalla Toscana, c’era una coppia di Benevento, tutti gli altri giocavano in casa.

Qualcuno mi ha detto, ma perché vai sempre agli assaggi, non ti annoi, io rispondo sempre che ogni assaggio è diverso dall’altro e come ho avuto modo di scrivere in passato, in questi week end ti capita di vivere situazioni e incontrare persone che ti rivelano spazi di consapevolezza e di interiorità che non ti aspetti, è importante mantenere il contatto con l’energia ogni qualvolta è possibile, e poi, proprio l’imprevedibilità del programma, unita alla necessità di condensare in due giorni, rendono l’esperienza sempre intensa e profonda.

Anche “Cuore in fiamme” ha confermato la bontà della formula. Un lavoro che ci ha portato a unire la sessualità allo spazio del cuore. Varie le novità, anche per me che pure ho fatto 5 assaggi e sei moduli residenziali, una su tutte la Osho Mandala Meditation, che non ha nulla da invidiare alla più famosa e dirompente Dinamica. Quando è stata annunciata qualcuno che evidentemente la conosceva, si è lasciato sfuggire un’esclamazione non proprio entusiastica, questo ha dato lo spunto per riflettere su come la mente fa da ostacolo a qualsiasi cosa possa scavalcarla e lasciare il posto all’energia e al corpo.

L’impresa impossibile viene portata a termine da tutti, nessuno escluso, anche se ci sono momenti di flessione e di crisi, soprattutto nella prima parte, 15 minuti di corsa sul posto, la sensazione finale per tutti è di avere la febbre, un calore intenso concentrato nella testa, la kundalini è stata “catapultata” verso l’alto da questa interessante, e da ripetere, meditazione attiva.

Non sono mancati gli esercizi a coppie sul respiro e scambio dell’energia del cuore, momenti che hanno lasciato il segno, e aperto ancora una volta il varco tra il primo e il quarto chakra. Gran finale con il “Segreto del Tocco”, meditazione che ti rivela senza margini di errore dove sei e come sei; un duplice confronto, con te stesso e con l’altro. L’ho eseguita un numero indefinito di volte ma ogni volta è una scoperta; stavolta mi sento come un bambino che ha voglia di tenerezza e di coccole, che ride e piange in attesa di qualcosa che lo avvolga amorevolmente in un abbraccio totale. Effetto del lavoro fatto in questi due giorni sulla fusione dell’energia sessuale e quella del cuore. Sento il “cuore in fiamme”, appunto, e non c’è, come in altre occasione, il fuoco del primo chakra che arde ed esplode in un estasi totale con l’altro.

Il motivo che mi ha spinto a venire a questo assaggio, e l’ho anche detto in condivisione, é che sentivo il bisogno di ricollegarmi al cuore, buttare giù la maschera dei ruoli, istituzionale per quanto riguarda il mio lavoro, e di operatore olistico e meditatore che fa meditare un gruppo, per ritrovare un’autenticità, un modo di essere diretto che via via ho perso nelle dinamiche interpersonali e nelle aspettative sui risultati. Durante tutto il week end mi sono accorto di essere quasi sempre consapevole di dove ero e che cosa stavo facendo. Non mi sono creato aspettative ed ho lasciato che le cose mi accadessero senza interferire e voler fare alcunchè.

Belli anche i momenti di pausa durante i quali ho incontrato gli altri, uno scambio di sensazioni e di riflessioni sull’esperienza che si stavano vivendo. Scambi intensi, pieni di energia ad altri di tono più basso. In tutti i casi un’esperienza arricchente da tutti i punti di vista. Non posso fare a meno di riflettere che questa dovrebbe essere la modalità naturale di approccio all’altro, libero, sincero, onesto, gioioso, basato sulla condivisione e la compassione. Un senso di libertà e di disponibilità espansiva che si sperimenta solo in questi contesti. Quando ci salutiamo, altri spazi di condivisione si sono aperti, quelli che la prima mattina erano come estranei, si concedono ad un abbraccio caloroso e commosso, si sono aperti degli spiragli sia pur minimi nei quali si comincia ad intravedere qualcosa di conosciuto e dimenticato di amato e temuto insieme, la propria reale identità.

Lunedì 23 in viaggio verso casa, ci rendiamo conto di quanto sia importante rimanere in contatto, fare ciclicamente un bagno di energia e ripulirsi dai veleni dell’abitudine e della routine. Riflettiamo su quante persone abbiamo conosciuto nel corso di questi anni di pratica, con alcuni i contatti sono ancora vivi con altri un po’ meno ma la netta sensazione e che tutti sono in uno spazio dentro di noi, sono con noi, sempre. E dobbiamo essere loro grati perché costituiscono una sorta di punti di riferimento, dei radiofari che ti consentono di orientarti e ti indicano la posizione in cui ti trovi, siamo come navi in navigazione che fanno riferimento, nel buio a fasci di luce intermittente.

Così è il lavoro a specchio che si attiva sia in questi incontri che nei moduli residenziali e che spesso prosegue anche dopo, contatti che si conservano e che ti rendono consapevole di dove ti trovi a che punto sei del percorso, una verifica costante del fatto che ci sei, che esisti. È la sonda magica non può che essere che il cuore che tesse una rete sempre più fitta e forte, che crea un magico spazio protettivo, senza confini, ma al contempo incredibilmente sicuro.

Trasmissione sussurrata

Trasmissione sussurrata

IV Modulo Tantralife "La Trasmissione Sussurrata" - 30.10 - 6.11.11

Mai come in questa occasione mi sono affidato al qui e ora, per la prima volta fino all’ultimo momento, non sapevo se avrei partecipato ad un modulo di tantra. Il corpo, negli ultimi mesi mi aveva dato dei segnali forti, che ho letto non senza sforzo come una spinta ad occuparmi nuovamente di me, dopo l’orgia dei gruppi meditativi di quest’anno. Attività che mi aveva distolto dai miei momenti meditativi. Un’eccessiva apertura verso l’esterno e un attenzione all’altro che mi ha penalizzato energeticamente al punto da produrre danni anche a livello fisico.

Ma proprio la constatazione di quanto fosse necessario tornare ad occuparmi di me, mi ha fatto decidere per il sì, ma soltanto tre giorni prima. La sensazione di tensione e di timore misto ad eccitazione che hanno preceduto la partenza, stavolta sono stati molto forti, mi sembrava di essere tornato ai tempi dei primi moduli, di essere un novellino e forse lo ero ridiventato, visto che era un anno esatto che non partecipavo a un residenziale impegnativo.

La mattina di domenica 30, ho avuto modo di sperimentare una sensazione del tutto nuova da un lato mi sentivo attratto, “chiamato” dal gruppo, e dall’altro mi ha colto una profonda malinconia e nostalgia di casa. Una dimensione, quella casalinga, che negli ultimi mesi ho sentito particolarmente forte, ritrovare il gusto delle piccole cose, modifiche all’arredamento, voglia di condividere serate con amici, cene e tutto quanto è legato al vivere la casa in modo totale e confortevole.

Due sensazioni contrastanti che mi hanno accompagnato durante tutto il viaggio, mano a mano però che mi avvicinavo alla meta era sempre più forte il richiamo del gruppo e l’eccitazione per la sperimentazione. Un effetto elastico, mollava alle mie spalle e tirava davanti.

Qualcos’altro poi rendeva particolare l’esperienza di questa volta. C’era anche mio fratello che nel giro di un anno mi aveva raggiunto al traguardo del quarto modulo. Non c’era particolare disagio tra di noi, perché siamo abituati a condividere ormai da diverso tempo le nostre rispettive esperienze per cui questa prova a due costituiva una motivazione in più.

Non è mancata nemmeno la sensazione di stanchezza fisica che di solito accompagna l’inizio di questi corsi, dovuta alla tensione.

Siamo stati tra i primi ad arrivare, ci separano, io negli appartamenti, lui nel “fienile” dove era stato ospitato anche nel modulo precedente. Quando arrivano gli altri e si completa il numero, siamo in 23, è ormai buio. Due terzi dei compagni di viaggio li conosco, gli altri li conoscerò nel corso dei giorni successivi, con chi avevo avuto poco dialogo nei corsi precedenti in questo ho avuto modo di approfondire la conoscenza. Come altre volte ho potuto verificare che, finiti i preliminari di iscrizione e di collocazione logistica, comincia a subentrare una certa euforia, una voglia di cominciare e di scoprire cosa ci riserva questa “Trasmissione sussurrata”.

Non ci sono precedenti, nessuno l’ha mai fatta, semplicemente perché è stata “creata” ad hoc per questa occasione ed è tutta da sperimentare, in effetti si rivelerà, poi, un vero e proprio laboratorio tantrico.

Ritrovo le “vecchie”, si fa per dire, meditazioni tradizionali, l’amata-odiata dinamica, l’incubo mattutino, per la verità stavolta temevo davvero di non farcela fisicamente visti gli acciacchi che ancora non mi avevano del tutto lasciato.

Ma già dalla prima dinamica e poi nei giorni successivi, sentivo di poter reggere il ritmo e pur non raggiungendo i livelli degli altri corsi, ho “vissuto” la dinamica fino in fondo, ottenendo comunque dei risultati importanti. L’ho in qualche modo, modellata su di me, me la sono per così dire cucita addosso, utilizzando tutte le sfumature e le potenzialità che offre. Nella catarsi ho usato spesso il gibberish, che mi consentiva di approdare alle emozioni in modo induttivo, se c’era rabbia, urlavo, se c’era dolore, piangevo, se c’erano sensazioni piacevoli le lasciavo emergere, e ci arrivavo sempre dal di dentro e in modo autentico, senza forzature, per intenderci senza necessariamente urlare quando non ce n’era bisogno e questo valeva per tutte le altre emozioni, che emergevano in modo naturale, durante l’emissione dei suoni indistinti approdavo a sensazioni dirette a frasi ed esclamazioni che uscivano da me senza mediazione mentale e senza intenzione. A quelle frasi e a quelle esclamazioni si “attaccavano” le emozioni che venivano scaricate nella catarsi.

La kundalini, che amo di più, mi ha ridato emozioni molto forti, intanto ho sperimentato quasi sempre lo scuotimento involontario con picchi molto forti che quasi mi facevano perdere l’equilibrio se non fossi stato ben radicato, in altre occasione ho liberato un mare di sensazione ed emozioni piangendo tutto il tempo della fase di ascolto.

Molte le novità di questo modulo che ovviamente non dico, ma che hanno avuto su di me effetti tali da farmi dire “meno male che ci sono venuto”. Ero arrivato con molto dolore, come frammentato. per usare un gergo informatico ma molto calzante, le sessioni, una dopo l’altra, mi hanno mostrato dimensioni nuove, aperto spiragli nella mia interiorità e fatto sperimentare spazi in cui non pensavo di poter approdare. Deframmentandomi e ricompattando l’energia.

Mi sono trovato numerose volte di fronte ai miei limiti, a cose che non avevo mai sperimentato prima, e ogni volta ho avuto modo di superarli e scoprire cosa c’è di bello e misterioso dentro di me.

Poche volte ho provato imbarazzo, ancor meno paura, ma tanta eccitazione, gioia, piacere intenso a tratti estasi vera e propria e con grande soddisfazione ho sentito cadere le mie resistenze e i miei controlli. Mi sono dedicato a me con cura, tenerezza e amore come non avevo fatto in altri gruppi. Ed ho trovato compagni di viaggio che mi hanno aiutato tantissimo.

Non mi sono risparmiato nulla è stato proprio un mettermi in discussione senza scuse o ipocrisie, la maschera è caduta molte volte alla fine ho avvertito la sensazione precisa di essermi sottoposto ad una disintossicazione, in una delle condivisioni ricordo di aver detto che mi sentivo come in un gruppo di guarigione. Il dolore che alchemicamente si trasforma in gioia, questo può essere la definizione di quello che mi è accaduto in questa intensa esperienza. Ora sono pienamente consapevole di come è facile avvelenarsi senza rendersene conto e quindi della necessità di innaffiare spesso la “pianta” interiore, mettere radici solide e possibilmente fiorire ad ogni stagione e perché no, consumare i dolci frutti.

Un’ultima annotazione, per me molto coinvolgente e toccante, mio fratello Antonio ora è Pavan Anand, ha passato la soglia che rompe con il passato, è un sannyasin. Per me è stato come rivivere l’intensità di quell’indimenticabile momento, vissuto in prima persona. Per la prima volta ho “sentito” mio fratello per come è realmente, la sua energia, la sua identità, unica e diversa da tutte le altre e soprattutto dalla mia, malgrado lo stesso legame di sangue. Questa sensazione ci ha definitivamente riavvicinati e uniti in un abbraccio oltre che ideale anche e soprattutto fisico, cosa che in passato non era mai avvenuto, come se avessimo dormito e sognato in una dimensione irreale per tutti questi anni. Recitando ruoli, indossando maschere, dominati da condizionamenti, disagi, imbarazzi, e vergogna.

La settimana è scivolata via veloce e ci ritroviamo la domenica successiva a salutarci e abbracciarci con una energia rinnovata e diversa. Ora uno spazio più ampio mi si è aperto davanti, l’orizzonte si è ulteriormente allargato, è come se in volute circolari volassi tra alte cime di monti come un uccello che scruta attento tutti i particolari, con vista acuta, l’Aquila, uccello che amo in modo particolare e che, una perspicace e molto intuitiva compagna di viaggio, ha visto in alcune mie caratteristiche, facendomi commuovere fino alle lagrime.

Dopo questa esperienza mi porto dentro una dimensione nuova, una visione e una consapevolezza che ha varcato, anche se per pochi istanti, il confine del mistero. Un fuoco interiore che ho voglia di alimentare e che vigilerò perché non si spenga.


FESTIVAL DELLA MEDITAZIONE ATTIVA - ROMA 19 E 20/3/2011

La mattina di sabato 19 marzo si era in 4 alla partenza, il sottoscritto, mia moglie, mio fratello e per la prima volta, dopo un lungo lavoro ai fianchi durato non so quanto, la mia collega di lavoro di lunga data, nonché amica, che partecipava per la prima volta ad un avvenimento collegato al tantra. Sono le 8,30 del mattino, ci affidiamo totalmente al navigatore, debitamente programmato con l’indirizzo dell’hotel che ci avrebbe ospitato nella notte tra il sabato e la domenica. Il tempo è variabile ma la temperatura è gradevole, quasi primaverile.
Il viaggio si svolge senza problemi, c’è poco traffico sia sull’autostrada che nella capitale, il navigatore ci fa percorrere la via più breve, il che significa che ci fa girare praticamente tutto il centro di Roma ma ne abbiamo approfittato per goderci i monumenti e le strade storiche della capitale.
Arriviamo a destinazione alle ore 11,00, siamo fortunati perché troviamo anche il posto per l’auto poco distante dall’ingresso dell’hotel e lì decidiamo di lasciarla fino alla partenza. La stanza non era ancora pronta, per cui lasciamo i bagagli nella hall e ci cambiamo in spazi di fortuna ed essendo tardi non abbiamo il tempo di cercare un mezzo che ci porti a destinazione per cui si decide di andare a piedi fino all’altro hotel dove si svolge il Festival.
Si è pensato, a torto, che non fosse tanto lontano invece ci vogliono ben 25 minuti di cammino a passo veloce per cui, quando si arriva, abbiamo già ampiamente attivato la nostra energia corporea! All’ingresso troviamo subito tanti amici di percorso, gli abbracci si susseguono alle presentazioni. L’albergo è molto bello e di lusso, una hall importante, spazi articolati e ben arredati, quadri di autore fungono da divisori a zone. Divani di vario colore da un lato, dall’altro comode poltrone e tavolini per il bar.
Ci informiamo subito sul programma e dopo le iscrizioni di rito, entriamo nel ritmo del festival quasi subito. Intanto sappiamo di aver saltato la Nataraj, la meditazione danzante per eccellenza di Osho, che si è conclusa da poco. Alle 12,30 partecipiamo alla meditazione Danza del Cuore con Prabathi & band, una bellissima voce danese ci guida ad intonare i mantra e ci accompagna in una meditazione molto toccante ed energetica, in cerchi concentrici ci alterniamo in canti, omaggi ai partner e danze con cambio partner. Alla fine due grandi cerchi, uno composto da donne esterno e l’altro da uomini, interno, si snodano in movimento circolare asincrono con scambi di ritmi, canti e danze molto originali, divertenti e a tratti ironiche e gioiose. Grandi applausi finali e tanta commozione.
Approfittiamo degli intervalli, per rivedere e incontrare tanti amici di vecchia data e per conoscerne di nuovi, con tutti si crea subito una bella armonia, siamo in tanti ed è impossibile conoscerci tutti, ma l’energia circola lo stesso anche senza scambiarsi parole. La pausa pranzo ci consente di condividere intorno ai tavoli le emozioni del mattino.
Alle 14,30, un’esperienza assolutamente nuova ci attende nella sala grande, Drum Circle, una meditazione che chiamare dinamica è un eufemismo tanto è coinvolgete e travolgente per intensità e ritmo. Quando entriamo nella sala è piena di sedie e di strumenti e percussione, di tutti i tipi e fogge. Si sceglie lo strumento che più sembra attirare l’attenzione o meglio che più si sente aderente al proprio sentire, siamo in tanti e molti di noi restano senza strumento, altri rimangono in piedi o si siedono tutt’intorno al perimetro della sala. La meditazione dura circa un’ora ed è molto varia, imprevedibile, ritmica, molto energica, anche faticosa, sotto la guida dei conduttori si sono alternano suoni di varia intensità e ritmo, ora incalzanti, ora lenti, ora parossistici con diversi stop end go a più riprese, che alternano suoni assordanti a improvvise pause di silenzio, in quegli istanti di stop improvviso si percepisce l’assenza dello spazio tempo e la mente viene messa fuorigioco, l’impegno fisico, il movimento ritmico che coinvolge tutto il corpo producono una intenso accumulo di energia che alla fine carica tutti per cui segue una liberatoria ovazione ai conduttori al termine della meditazione.
Dopo un breve intervallo, eccoci a una della meditazioni più belle ed efficaci pur nella sua semplicità che è il Bambu Cavo. L’avevo già praticata varie volte ma l’emozione e la bellezza delle sensazioni suscitate la fanno sembrare sempre diversa. La partecipazione è anche qui numerosa l’energia che si muove è tanta tra il gruppo di bambu e quello del vento che si invertono, a turno, nei ruoli. Alla fine l’espressione dei partecipanti è esplicita circa le emozioni provate e sull’effetto centrante della meditazione, nessuno abbandonava la sala, c’è commozione, gioia, serenità, qualcuno sembra sgomento, altri sorpresi. Quando Radha ci dice che dobbiamo liberare la sala per il proseguimento del programma, si levano esclamazioni di delusione e di rammarico perché molti avrebbero voluto condividere le sensazioni ed emozioni che erano emersi.
A seguire, quasi senza soluzione di continuità, la Osho kundalini meditation, ormai collaudata ma sempre estremamente efficace e coinvolgente soprattutto quando ci sono tanti praticanti tutti insieme, l’energia che si sprigiona e incredibile, tuttavia il volume un po’ basso della musica, smorza un tantino l’intensità della meditazione.
Il successivo Sat Sang e il concerto finale serale, ce lo perdiamo perché siamo molto stanchi, tutti e 4 abbiamo deciso di tornare in albergo. Non prima di aver gustato una pizza e un dolce tipico di S. Giuseppe, già perché è sabato 19 ed è la festa del santo di cui porto il nome. Ricordando la fatica dell’andata cerchiamo di capire se c’è un mezzo pubblico che ci porti a destinazione ma dopo vane ricerche, vista anche l’ora, decidiamo di rifare a ritroso tutto il percorso del mattino. Arriviamo all’hotel con le ultime risorse fisiche disponibili, il tempo di registrarci alla reception e di corsa distesi a letto, dopo qualche minuto siamo tutti nelle braccia di Morfeo.
Domenica mattina, una profonda dormita e un abbondante colazione ci risentiamo in corsa e siamo pronti per affrontare la seconda e ultima giornata del festival. Mettiamo tutti i bagagli in macchina e si va all’evento soltanto con la tuta. Stavolta ce la prendiamo comoda e usiamo il treno. Arriviamo in zona verso le 9,30, sta passando la maratona di Roma, dicono fossero 5000 persone, infatti la lunga coda di partecipanti sfila interminabile proprio nel viale che affianca l’albergo, alle 10 entriamo nella hall, c’è poca gente, abbiamo saltato la temuta dinamica, qualcuno viene su dalla sala grande altri alla spicciolata arrivano a intervalli brevi l’uno dall’altro, c’è gente nuova mentre alcuni chi c’erano il sabato sono andati via.
C’è voglia di cominciare e quale miglior inizio che una meditazione con il suono dei quarzi puri, un’esperienza che non avevamo mai fatto prima, personalmente rimango profondamente colpito dagli effetti dei suoni, ci sono momenti in cui sento vibrare tutto il corpo, in altri solo alcuni punti, su tutto la sensazione di essere in contatto con qualcosa di primordiale e di profondamente inserito nelle profondità del corpo e della sua energia, quando c’è risonanza a certe frequenze provo dei brividi e mi si destano emozioni molto forti, un misto di gioia e dolore, malinconia ed euforia, un gioco di opposti che trova spesso sfogo nel pianto. Al termine ho l’impressione precisa di essere stato ripulito e riallineato in tutti i punti energetici del corpo, un senso di leggerezza, di freschezza e di piacevole vuoto.
Questa meditazione si rivela l’ideale per preparare il corpo a quella successiva, indovinate un po’ quale?…….Il segreto del tocco! Un momento sempre intenso e particolarmente importante per una verifica della capacità di essere dentro se stessi pur attivando la polarizzazione col partner, ogni volta l’esperienza cambia ma è come se qualcosa nascosta dentro si attiva e va praticamente da sola. Stavolta per me c’era in serbo un’esperienza nuova, che mi ha fatto riflettere sulla necessità di aprire il cuore ed essere sensibile in certi momenti cruciali nei confronti del partner. Alla fine della meditazione che è stata sufficientemente intensa partecipata e coinvolgente, al momento del saluto e del commiato dal partner, avverto una sensazione di disagio, che non era emersa durante la meditazione, c’è qualcosa di molto doloroso che vuole emergere. In altre circostanze sarebbe finito tutto lì, namaste e via. Stavolta rimango e do tutta l’aperura possibile al partner e quello che accade durante l’abbraccio successivo faccio fatica a descriverlo, una comunione di energia e di sensazioni emotive molto intensa, un parossismo di pianto e di gioia di dolore e piacere, un groviglio inestricabile che è durato un tempo che è sembrato interminabile.
Posso dire di aver dato proprio il cuore in questa circostanza. Il grazie reciproco seguito a questo scambio intensissimo è tutt’altra cosa da quello formale di prima. Sento dentro una grande sensazione di pace, di appagamento e di felicità, tanta tenerezza verso il partner e tutti quelli che incontro, mi sento come riconciliato con il mondo, ma in fondo con me stesso. Trovo “faticoso” “ritornare” dall’esperienza e rimango a lungo in una condizione di appagamento che mi induce a non far nulla e a rimanere semplicemente, lì, con quella sensazione.
Dopo la pausa pranzo, durante la quale c’è uno scambio vivace, molta euforia e tanto appetito, alle 14 e 30, torniamo alla sala grande, è prevista “Nadabrhama meditation”, inedita per me. Una meditazione che alla fine definisco magica, mi produce tanta centratura in una lunga prima fase, accompagnata da un suono vibrante che scava letteralmente uno spazio lungo la colonna vertebrale e prepara il corpo al moto involontario delle braccia nel secondo e terzo tempo del prendere e donare energia. Avevo già sperimentato il movimento involontario nella meditazione mahamudra con il latihan, ma ogni volta fa “effetto” sentire che parti del corpo si muovono senza che si faccia alcun atto volontario, resta solo l’intenzione ed è quella che genera il movimento non l’impulso cerebrale a farlo.
Il festival, almeno per noi 4 si chiude con il Mantra Singing, con l’incantevole voce di Pratibha, che ci porta in uno spazio di vibrazioni sonore generate dalla nostra stessa voce che lascia senza fiato per l’emozione e l’effetto magico che provocano, soprattutto nelle pause di silenzio che seguono. Come mantra finale si esegue un’accorata, commovente, shamanica preghiera di invocazione alla madre terra. Non si può terminare meglio.
Mentre sta per cominciare la kundalini, riusciamo a salutare la gran parte degli amici con i quali abbiamo condiviso questo riuscitissimo festival, dandoci appuntamento per le prossime tappe del nostro percorso. Riprendiamo il treno e la sensazione è di essere fuori dalla realtà e dal contesto, tutto quanto ci circonda, cose e persone appaiono inautentiche, chiuse in tanti compartimenti stagni e prive di energia, come spente.
Partiamo verso le 18,30 dopo un veloce spuntino, durante tutto il viaggio condividiamo le sensazioni e le impressioni provate, il navigatore fa un po’ di capricci sull’autostrada alle prese con rampe cambiate e non aggiornate, e ci fa perdere una quindicina di minuti, arriviamo a destinazione alle 21,30. Stanchi ma con la sensazione, confermata da tutti, di aver fatto altri piccoli passi sul percorso della crescita a della consapevolezza.

Il Cuore Tantrico - 25 e 26.1.11

Con questa di Napoli sono alla quarta partecipazione ad un assaggio di tantra di Tantralife con Radha, ma questa volta l’evento ha per me un significato particolare, si svolge nei luoghi dove sono nato e cresciuto.
Non era però la prima volta che meditavo in questo centro, mi era capitato nelle festività di natale, il 29 dicembre per la precisione, in una serata di celebrazione e commemorazione di una nostra carissima compagna sannyasin prematuramente scomparsa in un incidente automobilistico pochi giorni prima. Quella sera si danzò la Nataraj che al contempo è un’intima relazione con se stessi e meditazione sulle emozioni interiori e al contempo una danza espansiva e gioiosa. Non ci poteva essere modo migliore per celebrare la nostra compagna e aiutarla nel percorso fuori dal corpo.

Ci sono poi tornato, immediatamente prima del seminario in questione, partecipando alla bellissima AUM Meditation, che praticavo per la prima volta in forma integrale. Un percorso lungo, intenso, che tocca profondamente i luoghi delle emozioni e dei sentimenti e che si snoda in un crescendo, tra odio, amore, risa, pianto, follia e che culmina con la bellissima fase della sensualità per poi consacrarsi con l’AUM finale, corale in circolo.
In quella circostanza ho conosciuto tanti nuovi compagni di percorso, con i quali ho legato in modo naturale, diretto, come li avessi conosciuti da sempre.
Il giorno dopo il contatto con il Cuore. Stavolta mi sembra di giocare in casa, non c’è tensione, né aspettative, mi concedo di godermi il week end lasciando che tutto accada come vuole accadere.



Mi concedo di essere dentro tutte le dinamiche e mi piace stare nello spazio di meditazione e lasciare tutto fuori. Come in ogni nuovo incontro ci sono persone nuove, ma anche qualcuno che conosco, ci sono anche gli “stranieri”, tutti gli elementi per una bella esperienza.



Saranno gli anni che ormai cominciano a incidere o l’energia che non fluiva liberamente, sta di fatto che stavolta ho faticato non poco in alcuni momenti di lavoro sul corpo, e mi sono preso volentieri qualche pausa. All’inizio ho avuto anche difficoltà a respirare con profondità, nonostante le meditazioni giornaliere, il collegamento tra il chakra della radice e quello del cuore mi è sembrato intasato. Già la sera dell’AUM avevo avvertito come un peso all’altezza della bocca dello stomaco e in un abbraccio qualcuno me lo aveva fatto notare.
Già alla fine del primo giorno però sentivo che la zona del cuore si stava liberando e quel nodo si era sciolto.
In questo seminario non ho cercato nulla, non ho neanche scelto le partner ho lasciato che mi scegliessero, che gli incontri fossero assolutamente liberi da intenzioni e condizionamenti vari. Non ho provato disagio quando di fronte non avevo quello che avrei potuto desiderare, così come non ho provato particolare piacere ad avere di fronte quello che speravo. Ho molto apprezzato anche le energie maschili che erano tutte molto belle.
I momenti più interessanti e stimolanti li ho vissuti nelle meditazioni della domenica mattina, una sul cuore a coppie e la ormai immancabile e bellissima “Il segreto del tocco”. In entrambi i casi sono riuscito a rimanere su di me anche nei momenti più critici, mentre in passato finivo spesso per entrare nello spazio dell’altro, ho passato in rassegna le rigidità e le tensioni, ricordandomi di respirare sempre e comunque.
Prima di questa esperienza non avrei saputo spiegare il motivo profondo per cui sono venuto a Napoli, dopo sì, è stato come un flash, è come se avessi chiuso un cerchio, un ritorno a me stesso, alle mie radici, al bambino e al ragazzo che coltivava dentro il bisogno di realizzare qualcosa di diverso e di totale, che leggeva libri “difficili” dal contenuto “improponibile”, un bisogno di trasformazione che è maturato lentamente e che lo ha portato ora a praticare quelle cose difficili e improponibili e tornare a praticarle proprio lì dove le aveva incontrate.
Una sensazione indescrivibile una sorta di gioia malinconica, una contraddizione in termini, un paradosso. La domenica pomeriggio alla fine del seminario indugio a lungo nel Centro, provo una grande sensazione di amore e di espansione e il desiderio di abbracciare a lungo tutti. Un altro passo, un altro pezzo di puzzle la cui composizione non sembra aver fine.



Sesso a Amore Nirvesha Center 27-29/11/10

Avevamo prenotato da tempo questo incontro, non senza un pizzico di malizia, perché, diciamo la verità il titolo era tutto un programma……l’ego vuole seIn realtà, per l’esperienza fatta fin qui con training impegnativi e coinvolgenti, sapevo che sarebbe stato un viaggio dentro le dinamiche del corpo relative ai due principali centri energetici il primo e il quarto chakra e gli effetti che si attivano collegandoli. Tutto il week end è stato caratterizzato da una pioggia incessante, poco distante dal cancello di ingresso del Centro si era formato addirittura un piccolo torrente che attraversava la strada che per fortuna in quel punto è fatta di cemento. All’arrivo era buio, e anche nella struttura c’erano poche luci, sembrava non ci fosse nessuno e in effetti anche la stanza dove eravamo stati l’altra volta era chiusa, mi è venuto subito da pensare che i partecipanti non sarebbero stati numerosi.

L’altra stanza invece era illuminata da una luce debole, e sembrava anch’essa vuota. C’era invece una persona che era lì da un po’ di tempo, entriamo, ci saluta, ma sento subito che qualcosa non va, l’ambiente e freddo nonostante la stufa a legna, c’è tanto silenzio e soprattutto una sensazione di smarrimento e malessere. Ci siamo guardati l’un l’altro e abbiamo pensato ma forse l’abbiamo anche detto, siamo solo noi?

Anche in altre occasioni soprattutto nei nostri gruppi spesso ci coglie questa sensazione di “scoramento” perché ci si aspetta un maggior numero di persone e sorge subito l’idea che non si potrà fare gran che in così pochi.

A rendere più concreta questa sensazione contribuisce, subito dopo la sessione che precede la cena, il ritiro di uno dei componenti che da subito aveva manifestato grosso disagio, non resta nemmeno a cena e scusandosi con tutti ci lascia. Siamo quindi noi tre più i due conduttori a tavola in un silenzio imbarazzante almeno questo è quello che avvertivo. Ci viene poi detto che all’indomani arriverà una coppia e la notizia ci riscalda un po’ il cuore.


Nella sessione serale sperimentiamo una meditazione che in passato mi ha sempre affascinato ma che non ho mai provato a praticare per la sua complessità, si tratta del Tumo, una tecnica tibetana per attivare l’energia e farla circolare in tutto il corpo per riscaldarlo. Si narra che i discepoli per dar prova di aver appreso la tecnica dovevano sciogliere e asciugare una coperta ghiacciata avvolta intorno al corpo in ambiente esterno su montagne innevate.

L’esperienza è positiva, riesco a far circolare bene il respiro e scopro per la prima volta la mia postura più favorevole, seduto sul panchetto in posizione za zen. Ritrovare il respiro profondo e rilassare tutte le tensioni mi ridà subito la carica che mi accompagnerà per tutto il resto del week end.

Dal mattino successivo e fino alla domenica pomeriggio è tutto uno scoprire nuove tecniche e nuove sensazioni nel corpo, tra l’altro il numero dispari due coppie e un single, rende l’esperienza ancora più interessante per le dinamiche che si sviluppano e le condivisioni forti e profonde che si succedono.

Tra le altre cose ho trovato interessante gli esercizi di respirazione chiamati “Sustaining Constancy Exercises” che consentono di aumentare e mantenere la percezione del se sul piano sensoriale e corporeo, ho chiesto subito di acquisirle per praticale in privato.
E poi la meditazione danzante dei 5 ritmi già fatta in altre occasioni stavolta aveva un valore aggiunto, per la prima volta l’ho fatta con totalità e seguendo le indicazioni “tecniche” e si è rivelata molto interessante e performante.

Ci sono stati momenti di grande intensità nelle meditazioni propriamente tantriche, dove ho ritrovato risonanze più mie e tipiche del percorso che sto facendo. In questo week end ma già un po’ in quello precedente, ho potuto constatare le differenze tra queste che io chiamo risonanze tra il fare e il sentire in gruppi diversi e di diverso orientamento. Trovo che questi week end con il Laboratorio tantrico hanno un effetto molto fisico, un approfondimento delle senso - percezioni legate alla fisicità, un collegamento con il corpo e le sue funzione che avviene maggiormente con l’utilizza della mente, viceversa nell’altra via prevale una dinamicizzazione e un perdersi catartico nella sensazione per cui la mente viene totalmente esautorata dalle sue funzioni e rimane attiva solo nella parte iniziale del fare.
Come dicevo è stato interessante anche la combinazione di due coppie e un single, che ha dato vita a dinamiche incrociate molto interessanti, soprattutto in due occasioni, nella meditazione del cuore a coppie, che è diventato per noi una meditazione a tre la cosa ha mosso tutta una serie di effetti relativi al disagio, a blocchi e proiezioni dovute alla vicinanza affettiva e a legami parentali, e nell’ultima meditazione dove è stata messa a dura prova la capacità di gestire le proprie emozioni e osservare il grado di condizionamento nell’aderire alle richieste di chi era oggetto della meditazione Nella condivisione finale, che doveva consistere in un breve saluto, si è restati molto tempo perché sono emerse le dinamiche più interessanti che hanno coinvolto tutto il gruppo e consentito a qualcuno di comprendere a fondo dove si “trova” in questo momento.

Quando siamo partiti c’è stata una pausa nella pioggia incessante, allo stesso modo io ho avvertivo dentro nuovi spazi di condivisione e una sensazione di luce e pulizia. Un trama delicata e sottile che lentamente si va dipanando.


Maithuna

Maithuna

III Modulo Tantralife - Ritiro avanzato di Tantra e Meditazione 31.10 - 7.11.10

Sentivo una leggera inquietudine quando nel pomeriggio di domenica 31 ottobre ho preso l’auto per recarmi alla prova che sentivo più delle altre volte, il ritiro avanzato di tantra e meditazione. Il tempo grigio e piovoso non aiutava certo ad alleggerire quella sensazione.

All’arrivo però i dubbi erano già belli e sciolti, nel ritrovare alcuni compagni di percorso e l’ambiente energetico e accogliete delle struttura.

Quanto fosse impegnativo e “avanzato” questo terzo training, me ne sarei accorto nei giorni successivi, con il succedersi delle meditazioni e delle sessioni, mi sono reso conto che stavolta dentro di me sarebbe cambiato qualcosa, una sorta di trasformazione.

Scaturiva forse da questa consapevolezza la sensazione di inquietudine. Era abbastanza evidente come l’ego avesse ripreso possesso di me, e temesse di subire un attacco forte da questa esperienza.

Conoscendomi mi sono detto che era proprio il caso di darsi una ripulitina a distanza di un anno dal fuoco interiore. E’ vero che nel frattempo ho fatto altre cose, ho pure partecipato a Con te e senza di te” nel maggio di quest’anno, ad un ulteriore assaggio a Firenze ed altre brevi esperienze in week end vari, ma un training prolungato e totale mi mancava da troppo tempo. Tanto da far accumulare non poca immondizia o polvere per essere più eleganti, sullo specchio di consapevolezza con tanta fatica ripulito nelle precedenti esperienze.

Pensandoci su mi sono accorto, che pur occupandomi di iniziative legate a questo percorso e ideando progetti, lavorando con gruppi dal contenuto tantrico, mi ero spostato, senza rendermene conto sul fare e sul progettare trascurandomi, ancora una volta tutta l’attenzione si era rivolta all’esterno allontanandosi dal mio nucleo centrale. Poche le meditazioni fatte, troppa dispersione e immersioni nella mente ecc. per cui al momento di ritornare dentro di me, ho avuto paura o meglio l’ego mi ha trasmesso la sua paura.

Mano a mano che affrontavo le meditazioni classiche e le sessioni, l’inquietudine ha lasciato il posto alla voglia di sperimentare, ho ritrovato il mio spazio interiore e il mio respiro. Mi ha stupito la risposta alla prima dinamica, pensavo di faticare tanto dopo una sosta di vari mesi e invece non ho sentito tanto disagio fisico e ho cercato di interpretarla, piuttosto che aderire passivamente agli schemi ripetitivi proposti dall’abitudine e dall’esecuzione stereotipata.

La stessa cosa per la kundalini, che istintivamente preferisco perché è una meditazione meno esplosiva, energeticamente ricompositiva, che è stata qualcosa di “diverso” dalle altre volte, soprattutto ho sentito molto la seconda parte, la danza, che mi ha trasmesso sensazioni suggestive di echi tribali che mi hanno piacevolmente trascinato in spazi interni profondi e dissolutivi, in una in particolare mi è capitato di scaricare una rabbia sottile e invadente che si era impossessata di me nei primi giorni di lavoro per dinamiche negative in cui mi ero trovato coinvolto. E per essermi reso conto di quanto la dimensione psicologica della sessualità mi crei ancora oggi dei problemi, inducendomi a prendere decisioni contrarie a quelle che la naturale legge dell’accadere vorrebbe.
Momenti di gioia e beatitudine si sono succeduti ad altri di grande tensione se non di timore; soprattutto per ciò che sentivo accadere dentro di me in alcune sessioni di grande potenza ed efficacia. Tecniche che in altre occasioni mi avevano provocato stress, stavolta mi donavano sensazioni inaspettate; ho avuto modo di mettere più volte alla prova la mia “cronica” tendenza al controllo e con grande gioia ho constatato che ora mi lascio andare molto di più con risultati decisamente gradevoli.
L’esperienza è stata sorprendente per gli effetti prodotti e soprattutto mi piace ricordare l’effetto dell’ultima dinamica (ormai è un’abitudine) nella fase del cosiddetto congelamento ho avuto modo di sperimentare il famoso “punto” di cui parla Osho che, dice, si perde se non ci si blocca immediatamente e totalmente al momento dello stop. L’esperienza è rivelatrice del vero “luogo” in cui ci si trova quando si crea il vuoto e il silenzio improvvisi.
Ed è quello che è avvenuto quando allo stop mi sono fermato come il corpo fosse improvvisamente scomparso, e mi sono sentito precipitare dentro, è arduo descrivere la sensazione ma è come se mi osservassi da dentro di me, come se fossi rivestito del mio stesso corpo ma non ero il corpo, l’unico legame inscindibile con esso era il respiro, tutto il resto, compreso il cuore erano come “presi in prestito”, quest’ultimo ha rallentato subito i battiti appena l’ho “concepito” non appartenente a quello che sentivo essere.
E’ come se si fosse creato un cilindro all’interno del mio corpo e io fossi in quel cilindro, potevo osservare e sondare il corpo con lo sguardo interiore, muovendo al contempo gli occhi nelle varie direzioni, potevo ascoltare il respiro, il battito cardiaco, lo scorrere dell’energia lungo gli arti, il sudore e tutte le altre sensazioni come se le stessi osservando da quella posizione. A tratti ritornavo a essere il corpo e sentivo, il dolore, l’affanno, il sudore scorrere, poi di nuovo osservavo e questo è accaduto varie volte durante tutto il tempo della fase congelamento. Devo dire che la sensazione che ho provato è di stupore da un lato ma di profonda gioia dall’altro.
Ma tutto il training in pratica ha avuto per me come caratteristica prevalente una sensazione di gioia e direi a tratti di estasi che è emersa dirompente nella fase finale della celebrazione della dinamica in questione.
Il momento sicuramente più importante per me in questo training è stato lo sperimentare il movimento dell’energia sessuale e la sua risalita verso l’alto, che era poi lo scopo di tutto il lavoro fatto durante tutto l’arco della settimana ed è accaduto all’improvviso una notte. Un vortice di sensazioni che saliva dal basso mi ha invaso tutto il corpo come un vento estatico che mi ha agitato convulsamente per vari minuti e sembrava poi fuoriuscire dal cuore, ho “faticato” non poco a ritornare alla “normalita”. Da quel momento è rimasta in me, chiara, la presenza di un’energia sottile e gradevole sempre presente e pronta ad attivarsi.
Il pomeriggio di domenica 7 novembre quando sono partito pioveva così come pioveva quando sono arrivato qui su queste colline, sarà stata suggestione, mi sembrava una pioggia diversa…..

Sentire il Corpo

Sentire il Corpo

Sentire il mio corpo - La Rabbia - Nirvesha Center '8 e 9.10.10

Quando ho deciso di partecipare a questo incontro che fa parte di un percorso ideato dal “Laboratorio Tantrico”, ero convinto che la rabbia in me fosse stata in qualche modo rimossa, perché dentro di me la conflittualità e la contrapposizione sembravano non avere più presa. L’intenzione era quindi quella di sperimentare e sentire la “differenza”, se c’era, con il percorso che sto facendo con il gruppo Tantralife.
Il posto scelto per questi incontri, pur essendo molto vicino a Bibbona, è completamente isolato e circondato da un bosco selvaggio e non contaminato. La struttura ricavata, probabilmente da due coloniche ristrutturate, presenta la caratteristica e lo stile delle piccole comuni di Osho, natura, silenzio, arredamenti spartani e tanta energia, che ho colto subito fin dall’arrivo e dal sorriso sereno e dai toni dolci con i quali la responsabile della struttura ci ha accolti.
Si comincia subito fin dalla prima sera a lavorare su questo sentimento subdolo, spesso nascosto a volte pericoloso e devo subito prendere atto che la carica esplosiva della rabbia è fortemente radicata e pressata dentro di me. La sento annidata tra il secondo e terzo chakra, dove faccio fatica a far entrare il respiro. Nella meditazione guidata, questo nodo viene toccato e riesco a sondare l’intensità del ristagno che assume la forma di un globo di fiamma, è una rabbia che non ha un destinatario in particolare ma è distribuita un po in giro, tante piccole contrarietà o microconflitti che si sono accumulati nel tempo.
Quando prendo questo globo nel palmo della mano mi si alleggerisce subito la zona della bocca dello stomaco e il respiro diventa più fluido. La successiva distruzione dello stesso ad opera dell’acqua stabilizza questa condizione.
Mi accorgerò presto che questo è solo l’inizio, nella giornata di sabato con il susseguirsi delle sessioni, piuttosto impegnative sia sul piano fisico che su quello interiore, viene fuori tanta energia repressa, soprattutto nell’esercizio dell’odio e dell’amore (Aum meditation) e nella successiva danza del no e del si, in quella circostanza sento che vado a scavare a fondo, al punto da avvertire una sensazione dolorosa alla bocca dello stomaco che però mano a mano si scioglie lasciando il posto a un vuoto “pieno” di benessere.
Devo dire che questa sessione, unitamente al Chakra Breathing, è stata per me quella che maggiormente mi ha consentito di visualizzare e individuare la carica di rabbia e indirizzarla verso l’esterno liberando tutta la zona dal primo al terzo chakra, indovinata la musica di accompagnamento del SI e NO, molto forte, tribale, tellurica che ha consentito performance fisiche altrimenti impossibili, bello il tocco esotico dei suoni con gli strumenti………che ha dato una carica energetica particolare.
Altra sensazione interessante è emersa dopo una lunga sessione di danza e grazie a quanto si era accumulato con le sessioni precedenti, si è prodotta in me una condizione che avevo sperimentato dopo un dinamica intensa fatta in un altro treaning, un senso di beatitudine e di gioia che però non ha ragiunto la stessa intensità perché la musica a un certo punto è cessata. Ho potuto comprendere che il lavoro costante della dinamizzazione corporea e del risveglio delle energie interne, una sorta di shekeraggio, porta poi al culmine di quello che dovrebbe, in condizioni normali, portare allo sfinimento, ma che invece porta in questo caso a una sensazione di espansione e di dilatazione corporea che innesca la condizione estatica.
Dilatazione ed espansione che trova la sua consacrazione nella meditazione finale, dove a conclusione di un percorso che partito dalla rabbia e passando per il suo opposto, l’amore, approda all’equilibrio neutro dell’espansione e della collocazione nel proprio spazio, offrendo così la possibilità di sondare le sensazioni esterne prodotte dal contatto corporeo restando dentro se stessi, in quel contesto la mente, l’ego, l’intenzione lasciano il posto ad una condizione di autenticità e spontaneità incredibilmente bella.
Personalmente ho avuto la sensazione di essere dentro una pulsazione di energia che liberamente fluiva e procedeva senza una logica e un’intenzione e questa assensa di scopo si è tradotta in onde di piacere molto intense. Questa stessa sensazione l’avevo provata in altre sessioni e meditazioni dove il movimento istintuale predomina, (Gourishankar, Latihan ecc.).
Esperienza senz’altro positiva, gestita peraltro con equilibrio e con i ritmi giusti, e che per quanto mi riguarda ha raggiunto il suo scopo e nella quale mi sono concesso di lasciarmi andare senza usare il mio rituale controllo e con tutta la totalità che in questo momento mi è possibile. Questa attitudine ha prodotto frutti interessanti, nei giorni successivi, sotto forma di riflessioni, intuizioni e aperture di nuovi spazi interiori inesplorati prima, una vera e propria espansione della consapevolezza.

La Via del Tantra

La Via del Tantra

La Via del Tantra a Firenze - 19 e 20.6.10

In questo periodo sto mettendo per iscritto alcune riflessioni sulle trappole che l’ego tende con la complicità della mente per indurre in tentazione e distogliere dalle buone pratiche e creare quindi sofferenza e disorientamento.

Mi sono ritrovato in una di queste trappole alla vigilia di questo ulteriore assaggio di tantra. La mattina del 19 primo giorno di lavoro sono arrivato sul posto pieno di rancore, teso, nervoso come mai, corpo rigido, nessuna voglia di partecipare.

Ci si è messo anche il tempo, grigio, piovoso, quasi autunnale, quando siamo arrivati alla palestra di via Landini a Firenze sembravamo dei sopravvissuti, con me avevo due persone una terza era già sul posto, quello che restava della “squadra” che avrei dovuto portare, quale copromoter dell’iniziativa.

Colmo di aspettative, di delusione, di rancore e di non so cos’altro, in pratica lo spirito adatto per fare tantra. Il team era lì al riparo dalla pioggia davanti alla porta a vetri ancora chiusa del Maxiballett il locale che ci avrebbe ospitato.

Nessuna gioia stavolta o fremita attesa, ho salutato i presenti con un’”umidità” e una freddezza degne del tempo che impervesava. Mi viene da sorridere ora ricordando che, al momento delle registrazioni, una ragazza del team per descrivere l’impressione che le avevo fatto nel vedermi mi ha detto “sembrava volessi prendermi a schiaffi…..”!!!

Questa condizione psicofisica mi ha fatto faticare non poco e come mai mi era capitato ain altre parole, mi sentivo legnoso, bloccato, con il fiato corto, quando abbiamo cominciato a danzare non riuscivo a muovermi, ma dopo i primi stop and go, mi è partito il respiro che conoscevo e un po’ alla volta mi sono sbloccato.

A quel punto è apparso chiaro che dovevo ammainare la bendiera della gloria, rielaborare le mie fisime riguardo alle aspettative e i traguardi che mi ero immaginato, nella prima condivisione è venuto fuori alla grande questa delusione delle aspettative e, come per magia, mi si sono sciolte dentro tutte le impasse e i carichi che mi ero messo sulle spalle in tutti questi mesi.

L’io si fa largho come un drago, spunta da sottoterra e da qualsiasi altro luogo tu gli consenta di emergere e ti ci avviti tutto intorno costruendo la tua sensazione di essere unicamente questa specie di spirale mostruosa che vive di luce riflessa, un’immagine tridimensionale che sembra viva, animata, simile a un ologramma, ma del tutto privo di anima.

La gioia è collegata al respiro così come la consapevolezza, mi sono ritrovato nel momento in cui ho aperto il respiro e mi sono collegato al cuore, la morsa si è sciolta sotto forma di pianto e con essa tutta la tensione accumulata.

Tutte le tecniche successive e le sessione meditative mi hanno via via resituito a me e il drago lentamente si è rimpicciolito fino a ritornare nella sua tana, anche se so che è li pronto a tornare allo scoperto appena gliene darò l’occasione.

Anche stavolta l’esperienza di un solo week end ha significato per me una miniera di nuove sensazioni, scoperte, aperture di nuovi spazi di sperimentazione. Ma due su tutti sono stati i momenti top, divenire consapevole della solitudine del ricercatore, scoprire nuovi spazi di condivisione con la propria compagna, accanto alla netta sensazione di come si possa amare tutti solo se si arriva a iniziare ad amare se stessi.

La prima “rivelazione” è scaturita dalla seconda condivisione di gruppo dove ho posto una domanda sul perché pur agendo da dentro lo spazio del cuore e con dedizione totale alla causa non sia riuscito a farmi capire da chi pensavo potesse apprezzare il percorso di spermentazione offerto dal Tantra.

La risposta è arrivata come un violento flash nel buio, io ora sono due persone, Giuseppe quello che conoscono gli amici, e Premartha che ricerca e sperimenta, quest’ultimo è “destinato” a sperimentare soprattutto la solitudine, quando sei consapevole e cominci ad allargare lo spazio “visivo” e ad espandere la coscienza, rimani sempre più solo: Giuseppe è quello che si relaziona con gli altri che usa la maschera, che scende a compromessi, che è “riconosciuto”, giudicato, ascoltato, accettato o rifiutato a volte sopportato ed è a Giuseppe che le persone dicono di si o di no per accontentarlo, ed è Giuseppe che resta deluso, che si crea le aspettative, perché Premartha il ricercatore, lo sperimentatore è oltre la soglia non può “comunicare” e se comunica lo fa attraverso Giuseppe che non può “tradurre” in un linguaggio comprensibile qualcosa che non è fatto di parole ma di sentire, di esperienza diretta, autentica, individuale.

Infatti ecco il punto il percorso è individuale, non si può costringere nessuno, se non con la forza a fare qualcosa che non “sente” di voler fare, perché Giuseppe attraverso Premartha sta capendo molte cose, sta allargando la consapevolezza ma non può trasferire questo “messaggio” agli altri. In sostanza chi fa delle scelte come quella di mettersi in gioco con il tantra lo fa perché dentro sente una sorta di “chiamata”, perché ha già incontrato “Osho” o tutto ciò che esorta a ritrovare se stessi, ma questo tutto ciò è impalpabile, immateriale, energetico, fluido, non può scaturire da una personalità strutturata. Questa constatazione mi è entrata come una lancia nel petto ma non ho sentito dolore ma una violenta apertura, una voragine, un magnifico vuoto pieno. Un brusco, potente, sconvolgente “rimbalzo” sul qui e ora, “cavolo, come ero lontano dal mio centro!!!” Ho esclamato tra me e me me, mentre riprendeva vita il mio spazio interiore, il “rifugio” tranquillo e silenzioso che ti consente di ritrovarti.

La seconda “rivelazione” è arrivata nel pomeriggio del secondo e ultimo giorno da una meditazione fatta con la mia compagna. Fino a quel momento tutti gli esercizi e le meditazioni, tranne una, le avevo fatti con partners diverse. Ma già alla pausa di pranzo mentre si era tutti intorno al tavolo e si parlava del più e del meno, una voce dentro di me mi diceva che la tanto attesa meditazione del pomeriggio l’avrei fatta con la mia compagna. Una sensazione chiara, non mi vedevo farla con nessun’altra che era lì presente.

La sensazione era che stavo per affrontare una prova per me veramente importante, una verifica della capacità di rimanere dentro di me, avendo di fronte una persona che conosco da tanti anni e con la quale c’è un legame energetico e tutta una serie di dinamiche condizionanti, accumulate in tutti gli anni di convivenza. A dire il vero fino a quel momento non c’erano stati problemi di sorta ne condizionamenti reciproci durante l’esecuzione di esercizi e di meditazioni fatte con altri partner, tuttavia quella era una sorta di prova del nove, che avrebbe dato una risposta alla mia domanda del mattino, ovverosia se era tanto difficile innamorsi di se stesso. E così è accaduto. Quando ho sentito che la meditazione doveva essere fatta col proprio partner per chi era venuto in coppia, non ero affatto sorpreso.

Terminata la meditazione che è sembrata breve e lunga al contempo e durante la quale dentro di me si sono mosse sensazioni, emozioni, energie e stati d’animo di tutti i tipi, dentro di me c’era gioia e voglia di gridare a tutti quella gioia, ero riuscito, quasi per tutto il tempo, a rimanere dentro di me e sentire l’energia femminile che avevo di fronte senza pensare, se non per brevi momenti, che dall’altra c’era la persona con la quel vivo da anni. Per la prima volta ho sentito di nuovo un’energia autentica, spogliata dalle sovrastrutture accumulate negli anni e dai “ricordi” proiettati su di lei , una energia impersonale, viva, originale, individuale, pienamente autonoma. Ora so che il piacere, l’estasi, l’amore e quant’altro attiene alla sfera della sessualità, sono dentro di me, e nasce da me con la scintilla polarizzatrice dell’energia femminile qualunque sia la persona fisica di fronte a me. Amare se stessi è aquisire la consapevolezza che tutto il fuoco attivo è dentro se stessi e che lo si può attivare autonomamente e poi espanderlo e renderlo più potente grazie allo scambio con l’altra, ma rimanendo in se stessi.

La Kundalini finale prima del commiato è stata una delle più belle eseguite finora, ed è stata la giusta conclusione di un percorso breve ma intensissimo.

Con Te e senza di Te

Con Te e senza di Te

Con te e senza di te dopo due settimane

Era forte ancora la sensazione sia domenica sera che lunedì, subito dopo essere venuto via dal seminario.

Energia, stabilità, voglia di fare. Ma il martedì è come se mi avessero staccato l’alimentazione.

Dentro di me è avvenuta come un’implosione, tutta l’energia d’improvviso è calata, sostituita da una sensazione di malessere generale e di prostrazione, accompagnata da vari disturbi fisici.

Sento però che qualcosa è cambiato nel mio rapporto con gli altri, con me stesso e soprattutto con la mia compagna di vita.

E’ come se tutto quel lavoro duro di 5 giorni e la carica energetica accumulata, avessero alla fine saturato tutto il mio corpo. Entrare poi in contatto con situazioni delicate ed emotivamente coinvolgenti subito al rientro nella vita di tutti i giorni e soprattutto al lavoro, hanno provocato questa reazione.

Non ho avuto nemmeno il tempo di agganciarmi ad una meditazione per conservare il collegamento con la fonte di energia attivata nel gruppo e fissare quindi un ancoraggio o memoria di continuità anche nel corpo oltre che nella mente.

Un black out, uno stato confusionale, sembrava che si fosse bruciata tutta l’esperienza del seminario e non fosse rimasto nulla.

Poi con il passare dei giorni e con il recupero dell’energia ho potuto notare che c’erano stati dei cambiamenti dentro di me e, come detto soprattutto verso la mia compagna con la quale ora il rapporto è più franco, aperto, sincero più di quanto non lo fosse prima di questa esperienza. Avverto più complicità e condivisione e questo provoca una sensazione piacevole, un evidente abbassamento della tensione nel rapporto. L’approccio con gli altri è meno impostato sul “ti aiuterò” o “ascolta me”, ora cerco di ascoltare di più e sentire soprattutto di più, restando attento ma senza interferire, giudicare o consigliare.

Questo mi costa non poca fatica, ma il risultato è un maggiore senso di serenità, di equilibrio, mi sento più dentro me stesso.

Altra annotazione riguarda i ritmi diversi tra il durante e il dopo, stavolta ho avvertito di più la differenza. Passare da un contesto energetico attivo ad uno dispersivo, da un ritmo meditativo costante ad una condizione stop totale, da un’alimentazione equilibrata e sana ad un’altra disordinata e intossicante, hanno prodotto una crisi che non avevo mai provato così forte prima.

Di qui la sensazione che è giunto il tempo di restare costantemente collegati a un percorso dui vita “alternativo” per tenere sempre viva la sensazione di espansione e di centralità, utilizzando la meditazione e l’alimentazione come elementi fondamentali per conservare uno stato il più vicino possibile a quello sperimentato in un contesto protetto e fortemente energetico.

Con te e denza di te - Osho Miasto 17-21.3.10

Non so se quella mattina ero con me e senza di me, una cosa è certa che tutta l’euforia che avevo da un mese prima, pensando all’esperienza che avrei fatto con questo ulteriore seminario con Tantralife, era evaporata come neve al sole.

E c’era ancora la neve sulle colline senesi, nascosta negli anfratti dei tornanti ma anche apertamente presente nei grandi slarghi dei prati, era bianchissima sotto la luce del sole di una giornata splendida. Miasto era fredda e silenziosa ma ricca di promesse e dispensatrice di energia.

Quella mattina sentivo come se portassi sulle spalle tutto il peso delle esperienze vissute dall’ultimo seminario a quel momento, il viaggio non era stato né lungo, né faticoso avevo però addosso una stanchezza mentale e fisica, un’astenia sottile e divorante che mi tediava a alcuni giorni e che aveva raggiunto la sua punta massima proprio quel giorno.

Mi sono detto, cavolo! Ogni volta che c’è un seminario importante, non sono mai in forma. Ero convinto di non riuscire ad alzare un dito nella meditazioni e nelle sessioni, considerato che la valigia che trascinavo verso l’ingresso mi sembrava pesare un quintale.

Arrivo in anticipo e resto in attesa davanti alla reception, cercando di respirare a pieni polmoni quell’aria tersa e fresca e godendomi il riverbero del sole sulla neve.

Osho Misto, un mito era qui davanti a me, coloniche rimesse, rustiche, lasciate all’esterno così come erano sempre state, varie, dislocate a una certa distanza l’una dall’altra. Pensavo, chissà dove mi sistemeranno.

Mi sentivo estraneo a quel posto, come se non appartenessi per nulla a quel contesto, al punto di chiedermi perché fossi lì. E pensare che solo due settimane prima ero stato a Udine a provare un’esperienza rivelatrice e molto gioiosa. Ora ero a piangermi addosso e cercare di capire da dove nascesse questa sgradevole sensazione.

Dopo un po’ ho lasciato che la mente si chetasse e che i pensieri facessero liberamente il loro corso e ho cominciato a sentire che da quale parte dentro di me, c’ero. Stavo lentamente tornando e lo squillo improvviso del cellulare in quel silenzio mi riporta decisamente al presente, è una delle operatrici dell’office che mi chiede a che punto sono del viaggio, sorrido e le dico che sono a due passi da lei.

Entro per la registrazione, incontro volti sorridenti, disponibili e sereni, mi mettono subito a mio agio, ricordo e riconosco questo tipo di energia ed entro pian piano in sintonia con il posto lasciando progressivamente il mondo alle spalle. Sono dentro, conosco bene questa sensazione provata altre volte. E’ questione di poco poi affondo dentro uno spazio di neutralità.

Appena arrivo al dormitorio, che non è come si potrebbe immaginare uno spazio con letti l’uno via l’altro con quel grigiore asfittico e angosciante, ma un grazioso sottotetto rustico con grandi travi a vista e con tutte le strutture in legno, letti a coppie separati da discrete tendine di paglia, letti bassi in legno, pavimento a listoni di legno chiaro, dalle travi pendono attaccapanni e stenditoi improvvisati, mensole a vista su tutte le pareti, ricolme di cose messe alla rinfusa con armonioso disordine.

Mi basta guardare i volti sorridenti e un tantino sorpresi di mie “vecchie” compagne di corso, per spazzare via ogni indugio e passare la soglia che divide il tempo dall’assenza di esso, e il passato di qualche minuto prima da un qui e ora forte e prepotente. Sono abbracci, risa, travolgenti e subito sento crescere dentro la voglia di fare.

L’atmosfera di fa subito confidenziale e gioiosa, così come altre volte avevo sperimentato, e mi riporta alla mia unicità. Stiamo per iniziare un corso che più sperimentale non si può, mai fatto prima, saremo noi stessi a segnare il percorso per quello che avverrà in questi 5 giorni dentro e intorno a noi, un viaggio avventuroso.

Per quel che mi riguarda noto subito che con il passare delle ore de dei giorni, con il susseguirsi delle sessioni e delle meditazioni, quel peso che gravava su di me, lentamente lascia il posto a una crescente energia unita a serenità e gioia.

Tra noi componenti del gruppo dormitorio si instaura una dinamica molto forte che poi si dispiega, crescendo giorno dopo giorno, come intesa, intimità e condivisione. Memorabile la serata da discoteca nel bar di Misto, dopo i festeggiamenti per l’anniversario dell’illuminazione di Osho, tre ore filate di danza sfrenata senza mai fermarsi un attimo, l’energia era tale da poter illuminare un intero paese.

Da poco c’era stata una toccante cerimonia di nomina di due sannyas e prima ancora una bellissima meditazione serale con video di Osho e musica dal vivo, da brividi.

La festa della primavera e l’anniversario dell’illuminazione di Osho avevano richiamato per l’occasione tutti i “vip” del mondo olistico, ho rivisto gente che non vedevo da anni, altri da poco, volti vecchi e nuovi ma tutti accomuniati da un’unica espressione e un unico sentire.

Per la prima volta mi sono sentito veramente parte del tutto, soprattutto nell’intensa meditazione serale e nella danza sfrenata dei sannyasin.

Il percorso esteriore e interiore hanno seguito lo stesso iter, hanno fatto da specchio l’uno all’altro, mano a mano che dentro di me si attivava uno spazio nuovo e sensazioni diverse, anche il mio atteggiamento è mutato. Ho provato una varietà di emozioni, diverse sfumature di stati d’animo, allo stesso tempo ho potuto sperimentare la mia relazione con l’altro sempre più diretta e autentica.

Ho incontrato le mie gioie e le mie paure, momenti di esaltazione e di delusione, la speranza e l’aspettativa ma senza che dietro ci fosse l’assillo della inderogabilità. Si sono alternati momenti di fiducia e di sfiducia, e finalmente la capacità di lasciarsi andare. Infatti in questo incontro ho avuto modo di sperimentare in varie occasioni cosa vuol dire lasciarsi andare, mollare la presa e il controllo che mi avevano in passato creato non pochi problemi in relazione all’efficacia delle sessioni.

Il superamento dei limiti è stata un’altra delle dinamiche che ho avuto modo di guardarmi in questa occasione, riassaporando la sensazione dolorosa di non potercela fare che, il corpo, ostaggio della mente, mi ha puntualmente riproposto.

Mi ha commosso in altre occasioni la capacità di dare senza condizioni, di entrare in relazione con l’altro e accoglierlo nello spazio del cuore.

Le meditazioni attive poi mi hanno ancora una volta di più sorpreso: la Dinamica la Kundalini sono sempre nuove e diverse; che io ricordi, non ho mai avuto sensazioni uguali, ogni volta è una riscoperta e in qualche caso una vera e propria scoperta. Ho fatto kundalini totali, non pensate, mi sono immerso nel fare con risultati interessanti in termini di benessere e di “immersioni” in spazi mai visitati prima. La dinamica, che è stata sempre la mia “bestia nera”, mi ha donato una della emozioni più belle da quando pratico.

L’ultimo giorno, ma non è una novità se penso ai brividi provati l’ultima volta quando ho preso sannyas, è sempre quello della dinamica “magica”. In questa occasione mi si è aperto lo spazio del cuore con un’intensità tale da lasciarmi senza fiato, inebetito per alcuni minuti, senza che potessi fare altro se non respirare profondamente, abbracciare tutti e piangere di gioia. In quel momento ho avuto la percezione dell’amore verso me stesso e verso tutto quello che mi circondava, non credo di esagerare nel dire che pensavo di voler rimanere lì per sempre.

Sono venuto qui senza di me e mi sono ritrovato e non solo ma ho ritrovato tutti gli altri e tutto il resto. Un’esperienza positiva, un esperimento riuscito.

Tutte le volte, quando finisce, si vorrebbe fermare il tempo, ma il 22 marzo è arrivato puntuale, con celo grigio e vento freddo, un assaggio di autunno più che di primavera appena entrata.

Ci siamo salutati uno per uno ma stavolta non ho sentito in me rimpianto o tristezza, nostalgia da abbandono, viceversa una senso di calma profonda, una centratura forte che altre volte non avevo provato.

Tra me e me ho pensato “speriamo che duri” e questo pensiero provava già a sciogliemi l’incanto mentre scendevo verso il “mondo” e la “vita”, ripercorrendo tutti i tornanti, ora completamente sgombri di neve.


Il Tocco del Tantra

Il Tocco del Tantra

Il tocco del Tantra - Udine 27 e 28.2.10

Stavolta alla partenza non ero solo, ed era prevalente la sensazione di non dover sostenere un esame, tendevo pericolosamente a sentirmi un “professore” che portava con se due alunni. Udine 26 febbraio, si era partiti con il sole, viaggio di 4 ore filate, arrivo con pioggia battente a cercare un bad e breakfeast che non si lasciava trovare, città piccola ma micidiale Udine, facile perdersi in strade tutte uguali che girano in tondo e tornano su se stesse. Alla fine è lui che trova noi, con la scorta dalla proprietaria e arriviamo a destinazione.

Bella la struttura, in periferia ma non tanto, accogliente, calda, colorata, con tanto legno e finiture rustiche ma con tocchi di modernità molto raffinati, cotto, travi a vista, confort totale, molti quadri alle pareti e appoggiati ai muri con studiata causalità, poi abbiamo saputo che l’autrice, davvero brava, era la proprietaria.

C’èra una leggera tensione, anche se ben dissimulata, nei miei due compagni di avventura in relazione all’esperienza che stavano per fare, un assaggio di tantra è sempre qualcosa che ti mette in agitazione un misto tra euforia e timore, stato d’animo che conoscevo bene avendolo provato anch’io la prima volta.

Quindi decidiamo che vale la pena di fare due passi nonostante la pioggia, del resto abbiamo anche una discreta fame. Ci consigliano una pizzeria del centro gestita da un napoletano, facciamo un giro, la città è buia, le luci sono alogene, gialle, non sembrano sufficienti, non c’è anima viva, solo i cani ci abbaiano dalle varie case e villette, l’insieme è decisamente triste. Però il centro storico ha un suo fascino, e i locali sembrano pieni di gente, troviamo la pizzeria e ci dedichiamo ai piaceri del palato.

La mattina del sabato si comincia alle 9 ma siamo in piedi molto prima, c’è un sole splendido, l’aria è frizzante, colazione e ultimi controlli su quello che dobbiamo portare al Centro. Incontriamo le prime persone, alcune nuove, ci salutiamo e la sensazione di euforia si alimenta per ogni nuovo incontro, ci si studia, si cerca di cogliere le emozioni, una subitanea intesa, una complicità.

Dentro di me si va concretizzando una sensazione di gioia e di voglia di fare, mi accade di incontrare sguardi che subito mi dicono se ci sarà intesa o difficoltà di comunicazione. Entriamo e ritrovo molti degli amici che hanno condiviso con me le esperienze di altri corsi, si innesca una reazione a catena di emozioni forti che ci va di condividere subito con grande trasporto.

Le operazioni di registrazione vanno per le lunghe non ci si aspettava tanta gente, siamo più di trenta….si approfitta per conoscere nuovi amici e raccontarsi con quelli vecchi.

Anche stavolta succede di sentirsi attratti da qualcuno dei presenti in particolare come era successo in altre occasioni e avrò poi modo di verificare che con quelle persone ci sarà un particolare feeling, uno scambio molto intenso e succederà qualcosa di importante.

Si comincia e da quel momento nulla è più descrivibile perché tutto diventa sperimentazione e verifica, c’è molta energia, si sente che è un gruppo particolarmente carico, le sessioni si snodano e si succedono le meditazioni, tutte molto belle. Cerco di viverle nel modo più totale e intenso possibili e questa attitudine mi porta subito a ritrovarmi e a entrare nella mia energia.

Posso dire che è stata una delle più belle esperienze fatte da quando ho iniziato a praticare e questo perché non mi sono creato delle aspettative e ho partecipato in modo gioioso e giocoso, allegro e rilassato, condizione ideale perché l’energia si muova liberamente.

I mei due compagni sono rimasti entusiasti delle sensazioni provate e hanno verificato l’esistenza di questo mistero che è l’energia che pervade tutti e della grande forza di coesione che legava i partecipanti, si sono messi in discussione e hanno accettato tutto quanto accadeva nel gruppo e le relative dinamiche, di cui abbiamo discusso a lungo nei momenti liberi e per tutta la durata del viaggio di ritorno.

Sono stati due giorni intensi che ci hanno donato tanta energia, espansione, allegria, e una capacità di ironizzare e divertirci per tutto quello che avevamo intorno, ricordo soprattutto il sabato sera cena a base di pesce e discoteca caraibica, dopo è stata un esplosione di ilarità continua lungo le strade della città e della periferia, chi ci incrociava avrà pensato fossimo ubriachi e, giuro, non lo eravamo !.

Estenuante il viaggio di ritorno sotto la pioggia e con vari problemi di individuazione del percorso e arrivo alle 24 a Firenze. A distanza di alcuni giorni dal rientro, aldilà di una certa stanchezza fisica comprensibile, sento ancora potente questa energia e una sensazione di piacevolezza profonda, mi sento molto dentro di me e provo un senso di gratitudine per tutti quelli con i quali ho interagito, c’è stata totalità, intima condivisione e complice intesa soprattutto e in particolare con due persone, che mi sono rimaste nel cuore.

Questa esperienza mi ha confermato che a volte può venirci tanto di più da momenti intensamente vissuti che da lungi giorni di lavoro su se stessi, non avrei mai pensato che un breve assaggio di tantra potesse procurarmi tante forti emozioni e aprirmi spazi di consapevolezza e interiorità tanto efficaci.

Per quel che mi riguarda farò ancora degli assaggi ogni qualvolta ne avrò l’opportunità, dei miei due compagni di viaggio uno ha già detto che proseguirà il percorso perché ha sentito qualcosa “attivarsi” dentro, l’altro ancora non ha ancora deciso, lo farà dopo aver elaborare tutto le sensazioni ed emozioni che questo seminario gli ha fatto provare, e sono tanto e incredibilmente nuove, mi ha confessato.


Il Fuoco Interiore

Il Fuoco Interiore

II Modulo Tantralife - Il Fuoco Interiore - 1-8.11.09

Dinamica da impatto con il posto dove si svolge il training, che dà la misura del peso delle aspettative rispetto a quello che realmente poi si sperimenta. La sensazione è di delusione, quasi di sconforto vedendo la collocazione dell’agriturismo, isolato, nel bosco, da raggiungere con una sterrata di diversi chilometri. Scomoda la strada, scomodo il parcheggio lontano dal casolare, quest'ultimo nelle prime ombre della sera aveva un aspetto buio, dalle forme indefinite, luci soffuse all’interno, fioche, non mettevano certo di buon umore.

Grande sala da pranzo con tre tavoli lunghi, un grande camino cucina, persone sedute in ordine sparso alcune in piccoli gruppi altre isolate, in silenzio, facce serie, qualcuna decisamente sul depresso.

Scenario desolante ?. Nei giorni seguenti mano a mano che l’attenzione si rivolgeva all’interno di me anche quelle luci, quel sapore di antico e di rustico, assumevano il loro aspetto autentico, prendevano corpo con la loro energia non distorta dalla mente.

Via via che mi impegnavo nel lavoro fisico, nelle sessioni e nelle meditazioni, dentro di me ritornava qualcosa che sapevo di avere sempre avuto, di avere conosciuto anche in altre occasioni ma che stavolta si riproponeva in modo prepotente e forte, il bambino interiore. Tutto il corso per me, ha avuto come filo conduttore il pianto, il riso e la rabbia del bambino che vuole ritrovare la sua libertà ed espressione nell’amore.

Il lavoro di ripulitura ha messo sempre più a nudo i blocchi che tenevano prigioniero il cuore di questo bambino, e passando a momenti più vicino al tempo presente i condizionamenti dei giudizi e delle proiezioni.

Già alle prime crisi di pianto e di rabbia dolorosa si è fatto largo un senso di dolce vuoto interiore, che si apriva faticosamente la via verso il cuore. Sempre più pressante si faceva l’esigenza di liberare l’energia imprigionata tra il primo e il secondo chakra.

Così come nell’esperienza del corso precedente, anche in questa occasione il periodo di silenzio isolamento mi ha consentito di sondare il mio spazio interiore, sollecitato e stimolato dalle sessioni e meditazioni che si susseguivano, con una chiarezza incredibile. Da subito c’è la sensazione di entrare dentro la forma del silenzio.

Inizia un dialogo intimo, una visione introspettiva, un esame sulla propria condizione interiore, all’inizio c’è la privazione da contatto che però a differenza dell’esperienza precedente, dura poco, suscitando invece una sensazione di ilarità.

Poi subentra la voglia di scrivere, di comunicare a se stessi ciò che si prova e si sente quando si interrompono i legami con il fuori, l’astinenza da parole si trasforma subito in logorroicità interiore.

Si delineano con chiarezza i contenuti dei primi due giorni che fino ad allora erano apparsi sfumati. La frustrazione da aspettativa andata delusa. La sensazione di debolezza diffusa, che subito dopo i primi approcci al lavoro sul corpo, si rivela per quello che è realmente, intossicazione e pesantezza da ego e abitudini stratificate.

Fin dai primi esercizi e sessioni mi accorgo che la mia energia è completamente bloccata dall’addome in giù, che la mente domina incontrastata. In quel momento ho avuto coscienza che il lavoro sul bambino interiore era rimasto incompleto sia dal primo corso che da quello successivo sul respiro.

Fin dalla prima sessione mi accorgo che sento libera e accessibile solo la zona dal quarto chakra in su e avverto un'evidente rigidità nella zona del terzo, secondo e primo chakra. Ne prendo dolorosamente atto. Anche se proprio il prenderne consapevolezza crea una prima piccola breccia ma sufficiente perché al secondo giorno, cominci a muoversi qualcosa dentro di me, un’apertura graduale dal terzo chakra in giù, ora c’è catarsi, pianto, grida, rabbia e ribellione da parte del mio bambino interiore.

Qualcosa comincia a muoversi, sento che l’energia sta lavorando sul secondo chakra e mi provoca un senso come di svuotamento o di stasamento della parte bassa del corpo, anche la relazione con gli altri cambia di segno è più espansa, disinvolta e amorevole aumentano i contatti fisici con contenuti di tenerezza e amorevolezza, le energie cominciano ad incontrarsi.

Un’opera di demolizione di blocchi cui contribuiscono e non poco le due meditazioni tradizionali dinamica e kundalini.

A tale proposito ricordo che subito dopo l’inizio dell’isolamento, la dinamica del mattino mi aveva riproposto una condizione di rifiuto, sentendomi totalmente bloccato e dolorante; ma proprio in quell’occasione l’effetto è stato bellissimo, ho sentito per la prima volta il senso della dinamica, ovvero del percorso interiore della stessa il suo sviluppo attraverso le sensazioni del corpo, un passaggio dall’elaborazione mentale a quella istintiva che non era mai avvenuta in tutte le altre occasioni in cui l’avevo fatta. Al termine ero in un'onda di gioia che avrei voluto riversare sugli altri ma me lo impediva il silenzio isolamento. E qui si è verificata un’altra magia, ho tenuto quella gioia tutta per me, e come tale è rimasta piena, intatta, forte, mi è come ritornata e potenziata dentro, riempiendomi di tenerezza.

Mentre continuava a permanere anche quel senso di ilarità legata ora più agli atteggiamenti degli altri da un lato e dall’accettazione dell’isolamento che da ribellione, mediata dal cuore, diventa voglia di ridere. Tuttavia rispetto all’esperienza precedente, sento meno il bisogno di dialogare, mentre diventa forte il desiderio del contatto che viene esasperato dal divieto e si trasforma in una forte carica di desiderio. Non potendo incontrare lo sguardo degli altri, osservo i loro corpi, le movenze, tutte le sfumature; la sinuosità delle donne, la rigidità e pesantezza degli uomini, che sembrano soffrire di più di questo isolamento.

In questa condizione “sospesa” un pomeriggio sono andato nel bosco e appena entrato nel folto ho sentito una voglia irresistibile di aprirmi e ho respirato profondamente varie volte. I colori, gli alberi, le pietre, il muschio, sembravano fatati, incantati, magici. Sentivo di lasciarmi andare, di affidarmi a loro quasi di perdermi, allora li ho toccati, accarezzati provando una bellissima sensazione di condivisione. A un tratto, però, ho cominciato a provare una certa tensione, un inizio di paura, mi sono meravigliato e ho pensato “ecco il bambino che ha paura di perdersi, di rimanere solo” e sono emerse chiare le raccomandazioni dei genitori di non allontanarsi, di stare vicino a loro, di essere accompagnato nei posti isolati. Per cui il bosco d’un tratto il bosco si trasforma in uno spazio di mistero e di paura.


Ho resistito all’impulso di tornare indietro, sono restato e mi sono seduto su un tronco d’albero e sono rimasto in ascolto, la tensione è caduta e sono emerse emozioni intense, noto la differenza rispetto a quando si va in gita nei boschi, in questo caso la suggestione è mediata, c’è aspettativa, si pensa di poter stare bene all’aperto, respirare l’ossigeno e quant’altro secondo uno stereotipo diffuso. Qui invece è tutto autentico, sensazione diretta, totale, coinvolgente non pensata, non voluta.
Altro momento forte, durante l’isolamento, è stato vivere lo spazio del tempio dove riposa il corpo. un rifugio comodo, circoscritto, ma non isolato dagli altri. Lì dentro non c’era da fare nulla di particolare se non gestire il mio spazio e questa cosa mi risulta estremamente gradevole, un luogo dove mi sento libero, dove posso decidere di dedicarmi a me stesso senza condizionamento alcuno.
Essere nel mio spazio mi trasmette sicurezza e come un luogo sacro dove tutto resta fuori, anche gli altri e c’è una sensazione di piacevolezza e di tenerezza nel toccarlo e nello starci dentro. C’è energia, piacere, rilassamento. Viene voglia di espandercisi dentro, gradevolissima. Non ho voglia di dormire ma di godere la mia presenza, il mio corpo, voglia di prendermi cura di me. Noto che se mi metto supino tendo a irrigidirmi, invece sul fianco o prono sono rilassato ed espanso. Sento un’estrema sensibilità nel corpo e mi viene di muovermi con dolcezza, mi passa un attimo per la mente che “devo sembrare ridicolo alla mia età, comportarmi come un adolescente in calore” ma è solo un attimo perché la sensazione che sento è talmente autentica, forte, reale, presente, che questo pensiero appare esso ridicolo e quiindi il corpo riprende decisamente il sopravvento.
I giorni si susseguono con un’intensità e una profondità mai provata prima e in particolare in due successive sessioni, dentro di me si accende qualcosa di molto forte, scopro che il mio respiro è totale, profondo, energetico e trasmette una forte sensazione di piacere, scopro la condivisione di questo piacere, come una gioia, donata e ricevuta, senza alcuna condizione e in modo giocoso.
In quel preciso momento sento che il cuore entra nel gioco della sessualità, non è più l’adulto prevenuto e condizionato ma è un essenza senza età che si dipana e si espande portando gioia e beatitudine in uno scambio che non ha più confini e preclusioni ma che conserva un senso di innocenza e di neutralità.
E’ in quel contesto che matura dentro di me la decisione di prendere il Sanias, perché avverto la netta sensazione di avere varcato una soglia, un punto di non ritorno rispetto a un passato che mi teneva prigioniero e compresso, ora questa sensazione di espansione di stare dentro uno spazio incondizionato, mi avverte che sono ad una svolta.
L’ultimo giorno di questo stupendo percorso di cambiamento, ho sperimentato una sensazione che rimarrà impressa per sempre dentro di me. Una lacerante e al contempo commovente esplosione di gioia e dolore isieme, concentrata nell’area del cuore. Dopo una “dinamica” particolare, vengo chiamato per la cerimonia e da quel momento non sono più presente, la mia mente è totalmente spazzata via per un tempo che non ho potuto quantificare, ho sentito, più che visto l’immagine di Osho davanti a me, la pergamena con il nome, che a leggerlo, mi ha aperto uno spazio di consapevolezza e di conferma così forte che ho pianto come un disperato. E poi il tocco sul terzo occhio come una folgorazione improvvisa. Quello che è seguito è stato un crescendo di allegria, suono, ballo, fin quasi allo sfinimento di tutti i presenti che mi hanno amorevolmente soffocato in un abbraccio collettivo.
Qui termina e in un certo senso inizia l’esperienza di scoperta del fuoco interiore, non so se quanto potente sia il suo ardere nè quanto potrà durare, so per certo che, da questo momento, il mio compito è tenere viva la mia nuova dimensione interiore che porta il nome di Premartha, “colui che sperimenta l’amore del cuore”.

La memoria del Corpo

La memoria del Corpo

La Memoria del Corpo 27.8.10

Durante lo svolgimento del corso su “Sessualità e respiro” ho potuto sperimentare direttamente ed avere quindi la conferma della efficacia dell’intuizione che ci ha portato a creare la nostra iniziativa nota come sinergia tra l’interpretazione dei sogni e riscoperta del corpo.

Lo spunto è venuto da un setting nel quale si faceva il punto sulla sessualità e si è affrontato l’argomento dell’innesto di memorie traumatiche e non sul corpo durante la fase dell’infanzia e dell’adolescenza, con i conseguenti blocchi energetici che si annidano all’interno del sistema muscolare e nervoso.

Si è anche parlato di simboli, che vengono proiettato nell’inconscio dai suddetti traumi e condizionamenti, e quindi la relazione diretta tra la memoria del corpo e l’inconscio.

Alla domanda se il simbolimo dell’inconscio possa essere collegato ai sogni la risposta è stata affermativa e quindi in me è scattato un flesh fortissimo, ricollegando subito questo dato alla nostra iniziativa che lavora proprio sulle due sedi di questo accumulo, il corpo e l’inconscio, nella fattispecie i sogni.

Infatti, come abbiamo più volte e in altre sedi riportato, il nostro modo di operare prevede proprio un preliminare lavoro sul corpo per prepararlo al sondaggio successivo della parte inconscia e simbolica e quindi riarmonizzare nella parte conclusiva lo stesso corpo con esercizi di riassestamento e riarmonizzazione energetica.



L’esperienza di alcuni esercizi fatti in sede di corso hanno confermato la presenza di blocchi e memorie emozionali all’interno dei muscoli e del sistema nervoso, in particolare un esercizio a coppie che consiste nel tentare di sollevare le braccia, una per volta e successivamente le gambe, una per volta, e nella pressione da parte dell’altro partner per impedirlo.

Lo sforzo prolungato basato soprattutto sull’intensità dell’intenzione di sollevare, e l’opposizione creano il presupposto per una potente esplosione nella fase del rilascio che provoca una catarsi emotiva che produce stati emozionali forti che vanno dalla rabbia, al pianto, al riso, al dolore, alla paura ecc.

Gli esercizi che utilizziamo nel nostro lavoro non sono così cruenti e traumatici, tuttavia consentono alle tensioni muscolari di rilassarsi e all’energia di circolare in tutto il corpo rendendolo quindi più permeabile e duttile e creando i presupposti di un collegamento con la parte sottile ed energetica e quindi con gli strati più profondi di se che vengono successivamene stimolati e sondati, come detto con il lavoro sui sogni.

Abbiamo avuto modo con i vari seminari e sedute finora svolti di verificare l’importanza soprattutto in un lavoro di gruppo, la coesione e la partecipazione dei componenti è più immediata si “entra” subito come si dice in gergo, e chi racconta il sogno fa meno fatica a porsi in una condizione che mette da parte la razionalità e collegarsi quindi per vie energetiche e intuitive con la propria parte più profonda e nascosta. Allo stesso tempo anche gli altri entrano in dinamica con chi sta lavorando su di se con maggiore fluidità e indentificazione.
Importante la ricomposizione armonica dell’energia nella terza fase che anche in questo caso trova un valido supporto negli esercizi corporei che in questo caso vengono scelti in base alla condizione energetica del gruppo alla fine del lavoro sui sogni e in relazione alle dinamiche che si sono innescate e ai simboli, collegati alle emozioni, che sono emersi. Simboli ed emozioni che nella maggior parte dei casi, lavorando a specchio, vengono. ognuno per la propria parte, condivisi e che danno una sorta di imprinting all’energia globale del gruppo, per cui di solito c’è una prevalenza di un aspetto piuttosto che di altri e su quello si va a lavorare per enuclearlo e riarmonnizzarlo a livello energetico in ognuno dei componenti del gruppo avvalendosi proprio della forza del gruppo che lo ha condiviso.

Questa ricomposizione consente di ritornare alla “normalità” e al contatto con la realtà esterna in modo graduale, fluido e armonico, tale lavoro però non si limita a conseguire solo questo risultato ma consente di assaporare una sensazione di potenziamento energetico, incremento dell’equilibrio psicofisico e di un rapporto con la realtà più consapevole e sereno in certi casi più lucido e chiaro. un senso di ripulitura sia fisica che spituale per il contatto diretto con la parte più profonda di se con la quale ci si va come a “riconciliare” e “riconoscersi” e una sorta di apposizione di un sigillo attraverso la ricompattazione corporea


In principio era il Cuore

In principio era il Cuore

In principio era il Cuore

Le colline sono belle lo stesso nonostante la giornata che tende al grigio, all’orizzonte salgono nubi minacciose, ma spiragli di sole illuminano a sprazzi i declivi ancora spendidamente verdi.

Lo spazio magico che ci accoglie lo conosciamo già ma ogni volta la sensazione è diversa, i colori sono un po’ più smorti e il cielo e coperto da una coltre sottile di nubi.

Le terrazze sono lì circondate da fiori e rampicanti, cominciamo il nostro primo incontro dopo la pausa estiva, siamo in dieci, tutti pronti a iniziare.

Si comincia con la ormai collaudata trance dance, primo movimento, così giusto per entrare nel clima e riscaldare l’ambiente; segue poi a sorpresa, nessuno se l’aspettata, un brano di happy hour scatenato e ritmato, che ha divertito tutti, soprattuto perché lo abbiamo utilizzato con lo stop and go.

Alla fine si era tutti carichi, sudati, affannati ma eccitati come bambini. Proprio negli ultimi minuti della danza ha cominciato a tuonare in lontananza e alle prime goccie siamo saliti al secondo terazzo coperto, alcuni però hanno trovato più stimolante continuare a ballare sotto la pioggia.

Al termine tutti erano "dinamizzati" al punto giusto per sperimentare, stavolta nel salone interno della colonica, l’aura shekerata a dovere dal dinamismo delle danze introduttive, si formano le coppie spontanee, e si comincia. Dopo alcuni minuti di intensa concentrazione e percezione dell’energia sottile, si scambiano i partner e alla fine ognuno descrive le proprie sensazioni.

A questo punto il lavoro sul corpo ha termine e quindi, dopo un breve time out, si comincia a lavorare sui sogni, seduta come al solito intensa ricca di scambi e di dinamiche a specchio, si raccontano e si esaminano due sogni che indirizzano la giornata proprio verso quello che era il tema datrattare, il chakra del cuore, emergono infatti sentimenti prevalentemente di gioia e di amore ritrovato, di dedizione e tenerezza. Suggestivo durante il lavoro sui sogni il sottofondo dei rombi del tuono e la pioggia scrosciante che accompagna il nostro sondaggio sulle forze sottili e inconscie in un atmosfera resa evanescente e magica dalle penombre delle candele.

A quel punto è apparso naturale eseguire la meditazione del cuore a coppie, un momento veramente toccante ed emozionante, sia per il pathos che si è venuto a creare nello spazio di lavoro tra le coppie che per la lettura dei testi con sottofondo musicale, testi che hanno evocato le figure che per eccellenza albergano nel cuore, il padre e la madre.

Alla fine un momento di ristoro e di appagamento con il tè e una torta di pere fatta in casa. Al commiato la sensazione era quella di aver compiuto un altro piccolo ma fondamentale passo verso la consapevolezza e la riscoperta di sé ppuntamento per il prossimo mese, ma nel frattempo agli inizi di ottobre seduta tantrica in quel di Livorno con successiva inevitabile degustazione di pesce.

Tappe di un percorso interiore

Quando pensi di aver raggiunto dei risultati nel percorso di crescita interiore, sei ancora lontano dalla meta, perchè non vi è niente da raggiungere, tutto quello che appare come obbiettivo o scopo appartiene sempre alla sfera della mente e dell'io. Tutte le manifestazioni che si sperimentano, le immagini che sorgono, i suoni, i colori, sono ancora rappresentazioni della mente, di come la mente vede e ricorda i simboli della tradizione anche anteriore a noi stessi. Se noi immaginiamo i chakra e la loro struttura, avremo le corrispondenti visioni e colori, come proiezione di quello che abbiamo intenzione di conoscere e vedere. I livelli e i mondi e quindi gli stati del nostro essere sono diversi. Secondo la tradizione orientale sono sette. Noi siamo nello stato di mezzo, sotto ci sono l'inconscio, l'inconscio collettivo, l'inconscio cosmico; sopra il superconscio, il superconscio collettivo, la consapevolezza cosmica. Gli stati sono a specchio nel senso che gli uni si riflettono negli altri, quanto più si conoscono gli stati inferiori più si aprono alla nostra conoscenza quelli superiori.

Le meditazioni, tutte le tecniche per aprirci al percorso di conoscenza ci portano a percorrere inevitabilmente tutte le tappe nessuna esclusa e quindi quello che percepiamo, che sentiamo o vediamo appartiene a questi mondi che ci avvolgono come dei veli sovrapporti e più ci addentriamo nella ricerca e più questi ci mostreranno il loro volto.

Quando cesseranno tutte le manifestazioni e si creerà il vuoro, la mente sarà fuorigioco, tutta l'esperienza che avvolge la nostra manifestazione sarà superata e allora potremo dire di essere entrati nella dimensione del non conosciuto e del senza fine.

Nella rappresentazione grafica dei chakra c'è una chiara corrispondenza tra i tre cosiddetti centri inferiori, primo, secondo e terzo, come stati inconsci e i tre cosiddetti superiori, quinto, sesto e settimo, mediato dal quarto che è la condizione di mezzo dalla quale muoversi per intraprendere il percorso di conoscenza, in questo caso entrando nel nucleo di ciascun centro energetico, con i suoi contenuti e visioni e stati emotivi (primi 3 chakra), osservandoli con la consapevolezza è il distacco del cuore, e di rimando sviluppare la corrispondente conoscenza attraverso la introspezione nei tre chakra superiori.

Nello yoga kundalini questa tecnica a specchio è alla base di tutto il lavoro sui chakra, le meditazioni i krija stimolano i chakra partendo sempre da una condizione di equilibrio, chi opera lo fa da una posizione di equilibrio, è testimone di quello che avviene energeticamente nel corpo e via via che si agisce sui centri energetici si aprono i corrispondenti stati di coscienza che appartengono ai livelli superiori.

Lo scopo finale di tutto il lavoro è acquisire la consapevolezza di tutta la struttura che caratterizza l'esperienza della manifestazione, poichè nel momento in cui questa è conosciuta avviene l'identificazione con essa e il conseguento superamento della stessa.

Sessualità e Respiro

Sessualità e Respiro

Sessualità e Respiro - 8-12.10.08


“Sessualità e Respiro”

La necessità di migliorare la tecnica del respiro mi ha offerto l’opportunità di entrare dentro la mia dimensione più intima e confrontarmi con i miei limiti. La sensazione, subito dopo il corso era di sostanziale stanchezza sia fisica che psicologica. Assente l’euforia che invece era presente nel training. E’ come se fossi stato “sbattuto” come un tappeto o “rivoltato come un calzino” ho fatto fatica a ritrovare una dimensione di equilibrio e coesione, avvertivo una scissione tra il corpo e la mente e questo mi poneva in una condizione di separazione dalla realtà esterna.

Col passare dei giorni invece ho avvertito un ritorno energetico e un riallineamento con la realtà esterna ma qualcosa è cambiato dentro, la sensazione è di avere raggiunto un ulteriore livello di espansione, e al contempo di avere più confidenza con la propria interorità oltre che con il proprio corpo, questa nuova attitudine mi consente ora di analizzare la realtà più da testimone che da soggetto coinvolto, una maggiore comprensione degli altri. Il rapporto con l’altro è meno funzionale e più disinteressato.

Altro elemento importante, stavolta l’ego è restato al suo posto non c’è stata l’esaltazione dell’altra volta ma più umiltà, ho compreso che non è poi così importante far conoscere agli altri cosa si è fatto e come si pensa di essere diventati. Infatti la constatazione forte è che non si diventa assolutamente nulla, quello che avviene è unicamente una riscoperta di una dimensione che è già tua solo più chiara, ne diventi sempre più consapevole. Ti avvicini al tuo centro.

Il tema fondante del corso era ritrovare il bambino che è in noi. In altre parole incontrare il centro della propria sessualità o energia primordiale. Un percorso che utilizza il respiro come chiave per aprire la porta verso quella dimensione. L’impressione evidente è che in realtà noi utilizziamo una piccolissima parte della nostra potenzialità, perché respiriamo poco e male.

Il respiro ha aperto spazi e percorsi interni impensabili e inimmaginabili prima, si coglie subito il fatto che a fronte di una tecnica relativamente semplice del respiro il risultato interiore è sorprendente.

Non sono mancati momenti catartici in cui ci si confronta con le proprie emozioni più profonde, dove queste emozioni esplodono incontrollate e vengono letteralmente espulse dal corpo più spesso con violenza raramente con dolcezza e danno la misura della quantita di accumulo di scorie che abbiamo dentro di noi. La rabbia, l’aggressività, la paura, il piacere, il pianto, il riso, emergono in modo spontaneo.

Anche qui c’è da osservare come si faccia fatica a lasciarsi andare totalmente all’emozione, la mente si oppone come se potesse perdere il controllo da un lato e dall’altro smuove il senso di vergogna, di orgoglio tutte le classiche difese che sorgono quando si cerca di violare dei divieti e dei blocchi del fare e del volere.

Il respiro deve letteralmente aprirsi un varco con la forza, tanta è la contrazione e la opposizione che il corpo oppone al passaggio a all’apertura del percorso energetico. Personalmente ho fatto molta fatica, in un esercizio in cui si doveva aprire il perineo. Dopo circa mezz’ora di “sforzi” e di applicazione della tecnica, ho sentito come un cedimento all’altezza del basso ventre è subito dopo una sensazione di fluido e di rilassamento nella zona del perineo e subito è subentrata una sensazione gradevole e piacevole. Poi ho subito realizzato che quello che impediva al respiro di passare erano proprio gli sforzi fatti per farlo passare!!. Cedere è la parola magica, lasciar accadere, due cose che mettono in crisi il controllo e quindi la mente e l’ego, molto forti in noi occidentali. Al termine mi è venuta una irresistibile voglia di ridere per la incredibile ovvietà della sensazione che andavo scoprendo e per la identificazione immediata e naturale del bambino che è in me all’accostarsi del respiro alla zona perineale. E’ stato come un lampo uno squarcio, uno spazio imrovviso nel quale ho intuito o concepito, non saprei usare altre parole, la corrispondenzza tra il senso di me e il senso di me bambino. Come un ritorno a qualcosa di già conosciuto che suscita ilarità perché ci si aspettava chissà cosa e invece si scopre di “sapere già”.

La perdita di controllo innesta una sensazione di smarrimento ai limiti della paura e del panico e questo irrigidisce il corpo impedendo all’energia di circolare liberamente, di qui la sofferenza e la “lotta”, se a questo si aggiunge la singolarità delle sensazioni che si provano quando si attiva una certa quantità di energia si può comprendere il timore di lasciare che accada.

In particolare questa condizione l’ho sprimentata nel respiro circolare, dove il corpo viene caricato come un accumulatore di energia e questa è così tanta che comincia a forzare lo spazio cellulare e molecolare del corpo al punto da far provare un sensazione di forte formicolio negli arti prima, poi nel volto e infine in tutto il corpo, e come se qualcosa volesse fuoriuscire dalle membra che cominciano anche a vibrare o almeno questa è la sensazione. La prima volta questa sensazione crea sconcerto e timore, perché non sai cosa ti sta accadendo e hai paura di sentirti male per cui istintivamente o alteri il respiro o cominci a battere sul tappeto braccia e gambe, come per “risvegliarle” o meglio riprenderne il possesso o ancora cercare di far uscire ed espellere quella sensazione fastidiosa che sembra invaderle gonfiandole a dismisura.

Nel mio caso dopo un attimo di smarrimento e con l’aiuto di un’assistente ho continuato a respirare ho però cominciato a battere sul tappeto e il corpo dopo un po’ ha cominciato a muoversi da solo e a scaricare una grande quantità di aggressività e di rabbia per tutta la durata della sessione, fino a quando cioè non è cambiata la musica e si è tornati lentamente al respiro normale. A quel punto l’energia molto lentamente è defluita attravero le dita delle mani e dei piedi, come fosse un rivolo d’acqua e subito dopo è subentrata un sensazione di sprofondamento in me stesso o meglio era come se mi adaggiassi e mi splamassi sulla mia colonna vertebrale, tutto me stesso diventava un vuoto-pieno che si immerge in se stesso. Non è possibile descrivere meglio di così la sensazione che ho provato.

Questa è stata per me l’esperienza più “traumatica” di tutto il corso, tutti gli altri esercizi e meditazioni invece pur impegnandomi molto dal punto di vista psicofisico non hanno creato problemi a livello di resistenza e opposizione.

Ricordo con piacere gli esercizi sul corpo, sulle sue posture e sulle principali tecniche di impostazione del respiro. La complessità di alcune meditazioni come quella sulla sperimentazione delle emozioni: la rabbia, l’aggressività, il pianto, il riso, il gioco; l’imitazione degli animali (gatto e cane) il gioco dei bambini, il gibberish. Molto catartica e liberatoria, dopo mi sono sentito rigenerato e pulito dentro, più “leggero” se si può dire così.

Non sono mancati momenti di grande emozione e di espansione energetica molto intensi, che per me sono coincisi quasi sempre con le meditazioni base (dinamica e kundalini) e soprattutto con i momenti di danza che per me è un potente stimolante nergetico naturale, nel danzare e muovere il corpo provo un senso di espasione e di gioia irresistibili e come era successo per il training ho sperimentato livelli di resistenza fisica che non pensavo di ragiungere. In particolare ho raggiunto l’apice della gioia e quasi beatitudine una sera nella meditazione white robe, nella parte danzata e con l’utilizzo del mantra “Osho”.

Particolarmente coinvolgente e forte il setting che prevedeva il dialogo con la propria sessualità, momenti di grante tensione e di gestalt che ha spiazzato letteralmente la mente, una lotta sottile tra il tentativo di quest’ultima di “aggiustarsi” la rappresentazione e il diretto, crudo, destabilizzante, in senso positivo, impatto con una parte di te con la quale non hai difesa, non puoi mentire e che vivi con grandissimo imbarazzo. Devo dire che sono riuscito ad essere abbastanza diretto evitando di mediare e di aggiustare il dialogo, sono stati comunque momenti di grande impasse soprattutto quando si creava la nuda sensazione a specchio che non ti permetteva di scappare nei vicoli della mente ed eri costretto a guardare la tua nudità e costretto ad essere totalmente sincero con te stesso, ammettendo l’inammissibile e confessando l’incoffessabile.

Per quanto riguarda poi il rapporto con gli altri, devo dire che ho sentito la differenza rispetto al training di luglio, a parte il fatto che c’era una disparità tra maschi e femmine i primi erano il doppio delle seconde, non ci sono stati esercizi o meditazioni basate sulla polarità tranne forse la respirazione a coppie, in cui si è ruotato. Per il resto il lavoro era quasi tutto con se stesso e la presenza degli altri aveva la funzione di creare un campo energetico nel quale lavorare in modo più contenuto, protetto ed efficace.

Si è infatti creato un forte spirito di gruppo e grande scambio energetico, a metà del corso c’era tanta coesione nel gruppo che quando siamo arrivati all’ultimo giorno era presente in tutti nessuno escluso la sensazione che si fosse creato un cerchio di intesa e di compenetrazione che era “un peccato” o una “violenza” spezzare.

Stavolta non c’è stato il rietro avventuroso dell’altra volta vuoi perché non c’era nessuno a casa a farmi da specchio vuoi perché decisamente l’effetto dirompente era avvenuto a livelli più interni e profondi e poco appariscente dal punto di vista esteriore.

Nella terza settimana

Importante è conservare i contatti con chi ha fatto lo stesso percorso sia per un confronto sia per “continuare a meditare”. Perché in fondo il Tantra va usato non si deve diventarlo. Ed è questo il rischio che ho sentito di correre per una naturale predisposizione ad estremizzare le esperienze con eccessivo entusiasmo, con aspettative di cambiamento epocali obbiettivamente fuori dalla realtà. Il risultato è quello di alimentare l’ego che, come si suol dire esce dalla porta ed entra dalla finestra.

Messo in crisi dall’impatto con l’esperienza che mira proprio a metterlo fuori gioco, per “istinto di sopravvivenza” esso prende possesso della parte piacevole e gratificante dell’esperienza e fa sembrare che qualcosa di importante sia avvenuto anche aldilà di quello che è effettivamente accaduto.

L’imperativo è perciò ritrovarsi nei momenti più critici dell’esperienza, che vengono puntualmente rimossi, per risentire l’autenticità, e la via è quella dell’umiltà e della consapevolezza.

Nel mio caso in particolare ha giocato molto la grande gioia e il senso di avere ottenuto quello che da una vita desideravo, fare un’esperienza tantrica di cui solo nella fantasia mi ero nutrito in tempi in cui un obbiettivo del genere appariva proibitivo se non impossibile.

Infatti il sentimento che prevale ogni volta che termino un’esperienza del genere è di grande esaltazione accompagnata da una struggente voglia di piangere, lì penso che si innesti l’ego, perché il desiderio è una sua proiezione, e il desiderio appagato nutre l’ego. Questo periodo immediatamente successivo al corso mi ha consentito di verificare questa dinamica. I primi giorni ero come in incubazione e sentivo molto un senso di neutralità e di integrazione con me stesso, poi mano a mano che incontravo le persone che mi chiedevano ed io raccontavo le mie sensazioni ha preso corpo prima un senso di delusione e insofferenza poi di esaltazione e isolamento come in una torre d’avorio.

Il raccontarsi è profondamente dispersivo e quindi deleterio, è questa la constatazione a cui sono arrivato in questi ultimi giorni. E comincio a riconsiderare la dolce austerità del silenzio e del segreto, vivere le proprie sensazioni dentro, e ritornano i momenti di condivisione e appaiono lievi, cangianti e soprattutto serenamente adrenalinici. Praticare quindi, condividere con chi ha condiviso, e meditare silenziosamente tra se e se in ogni attimo di cose che si fanno, dalle più futili alle più importanti.

Due settimane dopo

Col passare del tempo l’effetto della settimana intensa cala. Tuttavia permangono la sensazione di diversità, come di chi ha subito un cambiamento di stato, e un’energia che si sente pervadere il corpo.

Si torna in pratica alla normalità, nel senso che ci si spalma di nuovo sulla realtà di tutti i giorni, si riprende il contatto con le dinamiche solite che hanno tuttora conservato la loro micidiale pericolosità. Il veleno torna ad agire in modo sottile coinvolgendo soprattutto la parte psicologica e mentale. Il corpo regge un po’ di più. Anche se comincia a risentire dello stop ai ritmi energetici imposti dal training, è come se accusasse sintomi da crisi di astinenza.

La noia, il senso di inutilità sostanziale di quello che si fa durante io giorno, soprattutto sul lavoro, riprendono il sopravvento, sulla serenità e sul benessere che caratterizzavano il periodo immediatamente successivo al corso.

Pare che la chiave di lettura di questa fase calante sia da ricercare proprio nella impossibilità di tenere i ritmi di prima, e che la sensazione di ritorno indietro sia legata tutta all’ambiente lavorativo, perché nello scorso week and, trascorso interamente fuori casa e in un contesto particolarmente energetico e gaudente, ho ritrovato la sensazione di gioia e beatitudine che mi si erano innestate dal giorno del ritorno dal corso.

Tutto era sentito in modo diretto, energetico, corporeo, i contatti con gli altri, con la natura, con le cose; il suono, soprattutto il suono, la musica, entravano dentro in modo totale, in ogni più piccola fibra.

La centratura era perfetta, tutto partiva da me e da dentro di me, là dove ero appoggiato, nel mio spazio interiore che accoglieva al contempo tutti gli altri spazi entrando in sintonia con ogni cosa.

Poi il ritorno alla routine e quindi nuovamente grosse difficoltà a gestire le aggressioni esterne e il modo caotico con il quale le emozioni degli altri cercano di entrare dentro. Parte delle cause del disagio è comunque legata all’alimentazione che diventa irregolare e disordinata, con conseguente influenza sull’apparato digerente e intestinale il cui corretto funzionamento consente di percepire una sensazione di equilibrio e di lucidità psicofisica.

Di fatto l’armonia esterna va di pari passo con l’armonia interna, in realtà le cose, le persone, le situazioni esterne sono sempre le stesse, siamo noi che mutiamo rispetto al sentire e quindi la sofferenza o la serenità dipendono unicamente da noi.

Blocchi energetici, irrigidimento di alcune parti del corpo, enfasi eccessiva, estremizzazioni emotive ecc. rimettono in forse l’equilibrio e la conseguente sensazione spiacevole che ne deriva rende la relazione con l’esterno conflittuale.

La terapia in questi casi è una sola, continuare a lavorare sul corpo e sulla mente aldilà delle sgradevoli sensazioni che suggerirebbero di fermarsi e riposare nella convinzione di poter star meglio.

Oltre all’allenamento del corpo, è molto utile tenere i contatti con chi risponde in modo particolare al messaggio energetico e “lavora” sul tuo stesso piano. Ho potuto sperimentare anche questa cosa in momenti in cui appariva un po’ spento l’impeto e ho subito ritrovato la carica e il mio corpo si è nuovamente come dischiuso a percepire, al contempo scompaiono i disturbi fisici, le contrazioni, le tensioni e i blocchi.

E’ come guardarsi allo specchio e rivedersi dopo essere stato in un campo di nebbia fitta dove non era possibile distinguere alcunché.

Questo però induce a riflettere sul fatto che siamo di fronte ad un principio di dipendenza da spazio condiviso, in assenza del quale non è possibile ricreare e mantenere quella condizione ideale di cui si è detto. E’ anche vero che il lavoro su se stessi non finisce mai per cui è necessario ogni volta che si avverte l’esigenza fare il pieno di energia, e ad ogni ciclo qualche piccolo passo avanti viene fatto.

Il resto è mediazione continua, flessibilità, occupare gli spazi con morbidezza e duttilità, riesco a immaginare uno spazio irregolare e con confini continuamente in mutamento e geometricamente irregolari, ed io che cerco di occuparlo adattando la mia forma a quello spazio cercando di riempirne ogni angolo e piega senza tuttavia che quella irregolarità turbi la pienezza e la centralità della mia energia.

E’ l’espansione che consente di tenere sempre campo e riempire le irregolarità provando a forzarne i contorni.


Sessualità Meditativa

Sessualità Meditativa

I Modulo Tantralife - Sessualità Meditativa - 7-12.7.08

M’appare già la differenza tra l”assaggio” di Maggio e questo “introduttivo” di Luglio, non appena metto piede nella struttura che ci ospiterà per sette giorni.
Sto parlando ovviamente del corso introduttivo di Tantra “La Sessualità meditativa”, sono stati sette giorni intensi, dove sia il corpo che la mente, e soprattutto l’ego, sono stati sottoposti a sollecitazioni notevoli.
Tutti gli esercizi, che non riporto per ovvi motivi di privacy e di riservatezza, hanno con il loro effetto sinergico provocato una trasformazione effettiva nel mio modo di sentire il corpo e collegarmi con la realtà.
Sono rimasto a dir poco sbalordito da quello che il mio corpo è riuscito a sopportare come carichi di lavoro e dispendio di energie, meditazioni impegnative e balli molto intensi, mi hanno mostrato fin dove è possibile arrivare e quanto sono alti i livelli di controllo del proprio corpo. Personalmente ho superato limiti che non avrei mai creduto di poter nemmeno raggiungere.
Mano a mano che gli esercizi e le meditazioni “entravano” in me il corpo si plasmava diventando più forte, fluido e flessibile, c’è stato un momento in cui durante una danza scatenata, ho sentito un’esplosione interna e ho provato la sensazione di migliaia di punte di spillo cercassero di uscire dal mio corpo attraverso la pelle dall’interno.
La progressione delle meditazioni mi hanno poi consentito di muovere l’energia sessuale e farla salire in alto e in un’occasione, a metà settimana, ha raggiunto la testa con un’onda di calore che mi ha poi lasciato la sensazione di un vuoto al centro della testa in quel vuoto si è innestato qualcosa una sorta di pieno che mi collegava il primo e settimo chakra (letteralmente mi sembrava che un palo si fosse infisso al centro del cranio) questa sensazione mi induceva una sorta di rilassamento totale, con un’induzione al movimento lento e involontario del corpo, questa condizione quasi inebetita ma a tratti di beatitudine, mi consentiva di comunicare con gli altri in modo diretto e amorevole, il parlare diveniva puro godimento, si creavano pause di pura meditazione e contemplazione tra una frase e l’altra, che per questo entravano con grande forza comunicativa.
Questa condizione di connessione, che potrebbe definirsi di attivazione del settimo chakra, mi ha consentito di provare una successiva meditazione dal contenuto magico in modo più appropriato, sperimentando il movimento involontario e quindi la parte irrazionale dell’emisfero cerebrale.
Altri momenti clou li ho sperimentati quando ho sentito dentro di me il bambino, che ho abbracciato con forza strappandola alla madre, questo è stato il punto più alto del mio lavoro interiore, in quella circostanza ho pianto a lungo, un pianto disperato e acuto senza poter prendere fiato, proprio come un bambino.
E ancora la percezione, in altra occasione, del “qui e ora”, una sensazione difficile da spiegare perché la parole non riescono a descrivere la quadridimenzionalità dell’esperienza, la cosa è avvenuta a seguito di un esercizio molto intenso e con imput vocale di sottofondo, un gioco del sentire che si sposta dal suono al silenzio in un modo così veloce che la mente spiazzata non riesce a seguirne la geometria per cui la percezione è di essere fermi in un punto di se dove non c’è pensiero, né emozione né altro, solo un vuoto ma pienissimo se stesso.
Momenti di profonda meditazione nell’isolamento che mi hanno consentito di entrare dentro di me e nel mio silenzio, al contempo tutto è diventato più chiaro, evidente, vivo, le cose, gli oggetti, la natura, gli alberi, le persone, tutte hanno assunto una dimensione più vera era possibile percepire l’energia emanata dai corpi e “avvertire” i sentimenti.
In queste circostanze si riflette sull’efficacia della comunicazione non verbale, il suono delle parole spesso altera e filtra i sentimenti o la trasmissione del messaggio da una persona all’altra, in questo caso invece la trasmissione è pulita, diretta, fisica, energetica.
Diventa un silenzioso lavoro di specchi dove le energie di ognuno si riflette su ognuno, riportando dentro ciascuno un profondo senso di se. Giochi di specchi sonori invece la comunicazione tra noi nei momenti di “tempo libero”, personalmente da me molto amati, e durante i quali ho potuto conoscere altre sfaccettature di me che non conoscevo e anche conferme dell’esistenza di “uno spazio comune” in cui ci si ritrova in una lettura limpida e condivisa e della propria interiorità.
Al termine di questo percorso posso dire di sentirmi diverso dalla persona che ero prima, un pezzo del mio ego è stato intaccato, e le cose intorno hanno assunto contorni più marcati e colori più vivi. E al contempo è aumentata la capacità di “sentire energeticamente” le cose e le persone che si incontrano. C’è poi una spinta a viversi in modo più diretto e intenso sciolto da vincoli e compromessi, in sostanza più disinvolto, che è poi la caratteristica che gli altri avvertono quando vengono in contatto con me.


Introduzione al Tantra

Introduzione al Tantra

Introduzione al Tantra Tantralife 9,10 e 11.5.08

C’era timore ma non paura quando sono partito per la mia prima volta per recarmi allo stage introduttivo di tantra. Già avevo fatto esperienze precedenti anche se brevi ed estemporanee con un gruppo spontaneo che si riuniva mensilmente nel centro che frequento a Firenze.

Mano a mano che mi avvicinavo alla metà, , una sorta di euforia mista a tensione prendeva il posto dell’iniziale incertezza. Stavo viaggiando dalla mattina alle nove, avevo sostato per il pranzo a Reggio Emilia ed ero ripartito nel tardo pomeriggio. Sarei dovuto essere stanco ma la curiosità, l’agitazione e un pizzico di tensione mi tenevano su di giri. Quando sono uscito a Varazze, ho imboccato poi una stradina scoscesa e tutta curva e dopo qualche chilometro sono arrivato.

Il centro era più piccolo di quanto mi aspettassi, il parcheggio poteva contenere al massimo sei o sette auto. Fuori, nel cortile, due gazebo grossi con struttura in metallo, due tavoli lunghi con le panche ai lati, davano subito l’idea della spartanità del posto.

La sensazione di essere a casa mi colse subito insieme ad un senso di partecipazione e comunione energetica che c’era in quel luogo.

Poi c’è stata la scelta delle stanze ed io ho preso quella centrale di un corridoio sul quale di affacciavano altre tre stanze, due per coppie e un'altra di sette posti letto a castello, anche la mia era coi letto a castello 4 e una chiusura simile a quella delle stanze giapponesi, porta scorrevole in legno e vetro. Con me erano destinati altri sue maschietti e una ragazza con la quale fin dal mio arrivo c’era stata una subitanea intesa.

Si capiva da subito che l’esperienza sarebbe stata inusuale, non c’erano problemi di promiscuità, né di disagi a stare insieme in situazioni anche intime e personali. E l’aria spartana dei letti rendeva bene l’idea di quanto fosse importante e centrale quella che sarebbe stata la pratica giornaliera.

Sveglia alle sette proprio quanto si stava per godere di più il sonno arrivato da poche ore, con il suono delle campane tibetane. Prima meditazione del giorno la “Dinamica”. Era la prima volta che l’affrontavo, una meditazione forte, che ti pone di fronte ai limiti sia mentali che corporei chiamandoti a superarli entrambi. Devo ammettere che un po’ di timore di non farcela ce l’avevo.

Quando comincia la musica e inizia la respirazione forzata mi scatta un meccanismo che avevo già sperimentato con lo yoga kundalini, farsi testimone di quanto accade nel proprio corpo e alla propria mente e questo mi ha consentito di arrivare senza troppa sofferenza alla seconda parte, dove quasi naturalmente si è scatenata tutta la forza emotiva repressa e mi sono ritrovato a gridare, scuotermi e battere le mani e i piedi come in preda ad una follia, potevo sentire le grida e i suoni degli altri era una cosa da tregenda, un mare di energia esplosiva aveva riempito tutta la stanza, potevo addirittura sentire un flusso di aria tempestosa intorno e dentro di me.

Quando a seguire c’era il salto sul posto con il mantra oh! non ho potuto fare a meno di cedere e limitarmi a muovere il bacino, le braccia in alto hanno cominciato a far male e il sudore scendeva copioso dalla fronte bagnandomi tutto il volto ed entrandomi nella bocca, quando è arrivato lo stop è stato il benvenuto e le braccia anche sono scivolate in basso piegate ai gomiti e con le palme in alto. Una spirale d’energia mi ha avvolto e come un fiammifero che brucia ho sentito le vampate avvolgere il corpo con volute pulsanti che lentamente si chetavano assorbendosi all’interno di me. La danza finale è arrivata proprio come una celebrazione, dolce sinuosa avvolgente, mi ci sono abbandonato con grande gioia ed emozione.

La seconda volta è andata molto meglio e l’effetto è stato molto più efficace avendo io superato la soglia del dolore più di una volta stavolta ho saltato fin quasi alla fine del tempo e ho tenuto le braccia sollevate il più a lungo possibile. Di sicuro ripetendola più volte questa meditazione diventa gestibile e può dare enormi soddisfazioni.

I due giorni sono stati una full immersion; si cominciava alle sette con la meditazione dinamica, colazione, quindi ripresa con una sessione di coppia o di gruppo, pranzo, di nuovo sessione di gruppo o di coppia, meditazione kundalini, sessione serale di coppia o di gruppo.

Prima delle sessione o delle meditazioni, si cominciava con la danza e il ballo, a schema libero, con musiche di vario genere, anche afro cubane, in un’occasione anche musica pop. Infatti si dava molta importanza al dinamismo e alla fluidità corporea e il ballo era un passaggio fondamentale per attivare l’energia e preparare il corpo agli esercizi successivi e per creare l’atmosfera adatta tra i partecipanti che in questo modo vincevano l’impaccio iniziale e raggiungevano il giusto livello di apertura espansione e confidenza con l’ambiente e con gli altri. Alla fine delle sessione o meditazioni la tensione energetica era così alta che nella quasi totalità dei casi si scioglievano dei nodi emozionali molto forti, da una gioia quasi estatica, a crisi di riso e pianto.

Tutto l’insieme degli esercizi aveva una sinergia totale, dal ballo informale, passando per le meditazioni dinamiche, le sessioni e poi gli esercizi a coppie, un crescendo che ti portava a una sensazione di se assolutamente sconosciuta e inusuale, un tornare profondamente dentro se stessi con un senso di centralità ed espansione.

La caratteristica solita degli stage a cui ho partecipato in passato vedevano un’iniziale imbarazzo e chiusura tra le persone e gradualmente l’apertura, la comunicazione e la condivisione confidenziale, in questa occasione questa seqeunza ha avuto un’accelerazione particolare, già la mattina del secondo giorno a colazione ci si apriva a dialoghi e scambi personali molto profondi e sentiti. Momenti simili si vivevano anche durante il pranzo, non mancavano momento di ricerca di se solitari, alcuni si sdraiavano al sole sul prato a sentire il proprio silenzio e le proprie sensazioni interiori, altri si confidavano aprendosi con la persona con la quale sentivano un feeling particolare.

Alla fine dello stesso ognuno di noi nella sessione finale di gruppo, ha espresso i sentimenti che erano emersi nel corso dello stage, sintetizzando poi in una sola o poche parole che “regalo” portavamo via con noi da quella esperienza.

Personalmente posso dire di avere sostenuto una sorta di esame di idoneità, volevo, fin da quando ho deciso di andarci, verificare dove stavo e cosa ero. Questa esperienza mi ha risposto in pieno, facendomi capire dove sono ancora i miei limiti e come superarli, un grosso passo avanti verso la riscoperta della mia identità oggettiva, “neutra”, e devo dire che in certe condizioni e con certe tecniche è possibile andare oltre quello che sembrano essere i propri limiti sia fisici che mentali. La scoperta è che non ci sono teoricamente limiti all’espansione dell’energia.

Dopo l’ultima seduta ci siamo abbracciati tutti ed era una sensazione indescrivibile di condivisione di amore e di energia mai provate prima, ho avuto l’esatta sensazione di avere riportato al momento presente e tutto dentro di me l’intera mia vita e di avere individuato lo scopo per il quale sono venuto al mondo, a quel punto un misto di gioia e dolore che a tratti somigliava ad una strana estasi mozzafiato, mi ha indotto a vagare per alcuni minuti, per la sala piangendo e ridendo.

Prima di andare via tutti si è rifatta anche la “Kundalini” meditazione che avevamo fatto anche il giorno prima e che comunque conosco per averla già più volte eseguita. In quel contesto particolare però tutto sembra assumere una sfumatura diversa ed una diversa efficacia. Eseguita nel tardo pomeriggio prima della sessione serale, riporta l’energia nel contesto corporeo giusto, considerato che durane le sedute giornaliere la stessa energia viene mossa e non poco proiettandola spesso fuori dal corpo e tutt’intorno a noi.

L’esecuzione di commiato ha avuto una sua peculiarità perché riassumeva un po’ tutto quanto era stato sperimentato nei due giorni precedenti, ricollocando tutto al posto giusto quasi una ricomposizione del puzzle psicoenergetico di ognuno di noi. Il primo movimento ha scosso il corpo in tutti i suoi più piccoli recessi, automassaggiando tutti i punti di ingresso e uscito dell’energia avendo come elemento catalizzatore l’enegia kundalini che ha pervaso ogni più piccola fibra del corpo in un movimento di “ripulitura” e riassestamento.

Al termine della “scuotimento” il corpo ha continuato a vibrare anche da fermo e il passaggio ai movimenti successivi ha permesso di assorbire e fasciare i guizzi energetici intorno al nucleo centrale di se, il diventare musica ha avuto come effetto il perdersi totalmente nel flusso energetico che da vibratorio è diventato appunto fluido e ha accarezzato tutto il corpo entrando diritto nel centro di se. La fase finale silenziosa ha riassettato e quietato tutto.




CURRICULUM E FORMAZIONE

CURRICULUM

Di Giuseppe Premartha Crispo


Nasce a Pozzuoli (NA) il 10.8.1950

Nel 1970 si diploma come Segretario di Amministrazione.

Si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Napoli nel 1971, frequenta fino al quarto anno, sostiene 21 esami poi per motivi personali è costretto a interrompere gli studi.

Nel 1978 partecipa al concorso per Educatore negli Istituti di prevenzione e pena, lo vince e dal novembre del 1983 lavora alle dipendenze dell’Amministrazione Penitenziaria, presso la C.C. di Cuneo.

Nel 1988 si trasferisce in Toscana e tramite concorsi interni e progressione di carriera, da qualche anno è nel ruolo di Direttore di Area Pedagogica presso il N.C.P. di Sollicciano a Firenze.

Si occupa dell’osservazione e trattamento dei detenuti ed è responsabile del settore “Attività rivolte al benessere psicofisico dell’utenza”. In collaborazione con Associazioni esterne ha introdotto la meditazione e altre attività olistiche all’interno della struttura.

Scrive poesie dall’età di 25 anni, ha pubblicato per la Danieli di Roma, ha due blog dove sono raccolte le produzioni più recenti.

Dal 2009 è Operatore Olistico Trainer, accreditato presso la S.I.A.F., si occupa di ricerca e sperimentazione in campo meditativo e olistico e conduce un bodywork di meditazioni attive con un proprio gruppo nel Valdarno dove abita e vive.

CONTATTI

Mail: g.crispo@gmail.com

Tel. 3383945607

Web: http://ilfornoalchemico.blogspot.com

Skype: ildragorosso1


PERCORSO FORMATIVO IN CAMPO OLISTICO

1970 – 1980: Lettura e approfondimento di testi di filosofia indiana e spiritualismo. Magia, occultismo, ufologia.

1972 – 1974: Pratica in autonomia l’Hata Yoga

1975 – 1977: Pratica Karate coreano con il maestro Park Yung Hil a Pozzuoli, conseguendo il grado di cintura blu.

1990 – 1992: Pratica Body Building presso palestra Montevarchi

1999 – 2006: Pratica Shaolin Chuan stile Yang, con Federazione Italiana Kung Fu a Montevarchi (AR), conseguendo il quarto Chi e il Tai Chi Chuan stile yang, conseguendo il secondo Chi (quarta forma)

Dal 19 al 23.7.2006: Stage di Tai chi, Qi Gong e stili interni con l’Associazione Shenming, maestro Fabrizio Bencini

L’8.12.2006; 11.2;4.3;25.3 e 25.4.2007: Seminari e Stage interdisciplinari sugli organi interni di Qi Gong e Yoga Kundalili, con i maestri Fabrizio Bencini e Meherbani Kaur

2006/2007: Pratica con l’Associazione Shenming, presso il Centro Harmony a Firenze, Tai chi e Qi Gong terapeutico. Corso professionale per operatore di Qi Gong con la FISTQ, maestro Fabrizio Bencini

2007: Inizia pratica meditazioni Yoga Kundalini, Centro Harmony Firenze, con Meherbani Kaur

Stage interdiscilinare di Qi gong e Yoga Kundalini con i maestri F.Bencini e M.Kaur

Pratica in modo continuativo Tai chi, Qi Gong e meditazioni di Yoga Kudalini, con i maestri F.Bencini e M. Kaur

Dal 2007 al 2010: Crea e conduce una sperimentazione di gruppo, in collaborazione con altra operatrice olistica, “Sinergia tra interpretazione dei Sogni e riscoperta del Corpo”.

4 marzo e 5 aprile 2008: Partecipa alle prime Sedute di Tantra presso il Centro Harmony di Firenze

8 e 9 maggio 2008: Varazze (SV). Partecipa ad uno stage introduttivo di Tantra con Radha Luglio di Tantralife

Dal 7 al 12 luglio 2008: Montespertoli - Partecipa al I Modulo di Tantra “Sessualità Meditativa” con Radha Luglio di Tantralife

Dall’8 al 12 ottobre 2008: Montespertoli - Partecipa al Modulo “Sessualità e Respiro” con Prem Agostino di Tantralife

Il 3.10.2009: Livorno - Partecipa allo stage di Tantra “Dallo spazio del Cuore all’energia animale”

Dall’1 all’8.11.2009 Monterigioni (SI) – Partecipa al II Modulo di Tantra “Il Fuco Interiore” con Radha Luglio di Tantralife

Dicembre 2009 – Viene accreditato dalla Siaf come Operatore Olistico Trainer

Il 27 e 29.2.2010 Udine – Partecipa allo stage introduttivo di Tantra “Il cuore tantrico” con Radha Luglio di Tantralife

Dal 17 al 21.3.2010 Osho Miasto – Partecipa al Seminario “Con te e senza di te” Meditazione e Amore, con Radha Luglio di Tantralife

Il 19 e 20.7.2010 Firenze – Organizza e partecipa allo stage introduttivo di Tantra “La via del Tantra” con Radha Luglio di Tantralife

Il 10.7.2010 Pomaia (SI) – Partecipa, presso l’Isituto Lama Tzong Khapa, all’incontro sul progetto “Liberazione nella Prigione”, presentando la propria esperienza di meditazione al Carcere di Prato e il progetto “Detenzione e Meditazione”

Dall’ottobre 2010 Montevarchi (AR) - Inizia la conduzione del Bodywork “Sentirsi nel Corpo” presso l’Associazione Loto Club

L’8 e 9.10.2010 Bibbona (LI) Osho Nirvesha – Partecipa al Laboratorio Tantrico “Sentire il mio corpo: la Rabbia” con D.Gramigni e M.Lambardi della scuola di Elmar e Michaela Zadra

Dal 31.10 al 7.11.10 Montespertoli – Partecipa al III Modulo di Tantra “Ritiro avanzato di Tantra e Meditazione” con Radha Luglio di Tantralife

Dal 19 al 21.11.10 Bibbona (LI) – Osho Nirvesha – Partecipa al Laboratorio Tantrico “Amore e Sesso” con D.Gramigni e M.Lambardi della scuola di Elmar e Michaela Zadra

Il 22 e 23.1.2011 Napoli – Partecipa allo stage introduttivo di Tantra “Il Cuore tantrico” con Radha Luglio di Tantralife

Il 19 e 20.3.2011 Roma – Partecipa al Festival della Meditazione attiva, organizzato da Oshoaroma

Il 18.9.2011 San Martino a Scopeti (FI) – Partecipa alla “Festa del Respiro” organizzato dall’Ass. Il Volo delle Libellula di Sesto Fiorentino, presentando le meditazioni attive.

Dal 31.10 al 6.11.2011 Montespertoli – Partecipa al IV Modulo di Tantra “La Trasmissione Sussurrata” con Radha Luglio di Tantralife

Il 21 e 22.1.2012 Napoli – Partecipa allo stage introduttivo di Tantra “Cuore in fiamme” con Radha Luglio di Tantralife

L’11.3.2012 Carrara – Partecipa allo stage introduttivo di Tantra “Incontriamoci nel Tantra” con Tarisha di Tantralife



Le 4 fasi per arrivare al Cuore

  • APERTURA E STIMOLAZIONE DEI CHAKRA

  • RIPULITURA DEI CHAKRA

  • BILANCIAMENTO DEI CHAKRA INFERIORI E SUPERIORI

  • ALLINEAMENTO E POTENZIAMENTO

  • APERTURA DEL QUARTO CHAKRA

Nella normalità dei casi sono attivi soltanto i primi tre chakra, quando lo sono, perchè spesso anche questi sono deboli, quasi bloccati, intasati di ogni genere di rifiuti accumulati dall'inizio dell'esperienza di vita. Anche il respiro segue la stessa sorte si arresta alla soglia del terzo chakra, se va bene del secondo, senza arrivare in fondo e completare il giro che lo riporta in su fino al cuore.

I chakra sono i canali di comunicazione con la realtà esterna, emotivamente e fisicamente sono l'esperessione del modo di apparire e di vivere l'esperienza esterna, il modo con il quale si è collegati con il fuori. E' facile intuire che nella misura in cui questi canali sono ostruiti, poco attivi o addirittura fermi, tanto più sarò faticoso se non impossibile stabilire una relazione pulita con l'esperienza di vita sia nel dare che nel ricevere, troppi filtri, troppi gravami impediscono il flusso libero della comunicazione. Di qui le sensazione di sofferenza, di irritazione di aggressività e di rabbia, tutte quelle emozioni che impediscono di godere della vita in modo pieno e totale.

Il primo passo la ripulire di questi tre chakra inferiori, non inganni la definizione, in realtà sono i tre chakra base su cui si radica tutta la nostra esperienza di vita è l'impulso che da il là al movimento e all'apparire, dopo la ripulitura che è possibile con tecniche, esercizi e meditazioni appropiate, è possibile potenziare quelli deboli e livellare quelli troppo forti, fino a portarli ad un allineamento che crea l'equilibrio e l'apertura necessaria per far fluire l'energia.

Allo stesso modo vanno stimolati e attivati i chakra superiori, il quinto, il sesto e il settimo con i quali si controbilancia l'eccesso di attività di quelli inferiori, con questo lavoro si aggiunge alla parte istintiva ed emozionale la consapevolezza necessaria per la comprensione e l'approccio equilibrato alle sensazioni suscitate dall'esperienza fatta coi primi tre chakra.

Come in una combinazione di una cassaforte, l'esatto allineamento di tutti e sette i chakra e la parallela utilizzazione del respiro che passa in ognuno di essi, fa scattare la porta del quarto chakra che si apre e permette il collegamento con la dimensione del se.

La via del cuore è una delle più difficile da aprire, perchè la prevalenza dei chakra inferiore a discapito di quelli superiori, e in alcuni casi più rari anche viceversa, non favoriscono l'allinemanento e per così dire "lo scatto della serratura" a combinazione.

Quando questo avviene la percezione delle cose e il contatto con l'esperienza cambia in modo difficile da descrivere se non si è fatta direttamente l'esperienza stessa, una cosa si può dire, si crea un centro dentro il quale ci si va a porre e dal quale letteralmente si osserva quello che accade intorno e dentro se stessi, la consapevolezza diventa prevalente e l'approccio con la realtà esterna e con gli altri diventa dolcezza, compassione, comprensione, condivisione; c'è un'accettazione dello stato delle cose che ti permette di vederle in modo più lucido, diretto, entri in contatto con l'esperienza fin quasi ad essere tu stesso l'esperienza.

Respiro e meditazione, tecniche ed esercizi sul corpo, mirati, possono portare a questa condizione e il lavoro può essere più meno lungo a seconda delle condizioni iniziali che sono molto diverse da persona a persona è per questo che ogni percorso è individuale per ognuno anche se poi il risultato che si coglie è comune.

L'apertura del cuore è però solo l'inizio da lì si prosegue incessantemente nella sperimentazione e nella ricerca che non ha mai fine, perchè non c'è un traguardo da raggiungere se non il contatto pieno, totale e infinito con l'attimo nel quale ti identifichi. Divenendo la sperimentazione stessa.......

Sogni e Corpo - Primo incontro del 2010

Giornata grigia e piovosa nel pomeriggio di domenica 21 febbraio, siamo ancora una volta sulle colline di Impruneta, brumose, nuvole basse danno un senso di luogo da tregenza, ma la suggestione del posto rimane, si va su in tre stavolta, con fede e fiducia, troveremo altri lassù?


C’è da accendere il camino nel grande salone perché la colonica è ancora fredda e poi perché abbiamo deciso per il rituale del fuoco, ognuno di noi porta della legna per contribuire all’eccensione e alimentarlo.


All’arrivo piove, c’è soltanto una persona, ci guardiamo un po’ perplessi, se va bene saremo in cinque, tre donne e due maschietti. Pur essendo ormai abituati ai “piccoli” numeri ogni volta ci prende all’inizio un senso di scoramente che abbassa di molto l’energia e fa prevalere le insidie dell’ego che suggerisce di rinunciare all’incontro.


Si dibatte, nella cucina, l’unico punto più caldo della casa, sulle cause e sulle strategie da adottare, in attesa che arrivi il quinto partecipante, siamo così presi dalla discussione che non lo sentiamo bussare al portone, ci deve chiamare al cellulare…….


Ebbene sì, ha portato uno scatolone di legna e i cubetti per accendere il fuoco, ci si rianima un po’, entriamo nel salone, ci vengono i brividi, guardiamo il camino grande e buio ci si guarda tutti con un certo imbarazzo, cosa faremo stasera?.....intanto si accende il fuoco, tutti intorno in piedi osserviamo le operazioni, ecco i ciocchi posati ad arte, i cubetti inseriti dei punti strategici e poi via col fiammìfero, la fiamma comincia a fluttuare e a lambire con delicatezza ma insistenza prima i rametti secchi poi via via si ingrossa e avvolge in un abbraccio rovente i ciocchi medi. E’ andata il fuoco c’è ora tocca attivarlo in noi, facciamo spazio nella stanza, dobbiamo riscaldarci far circolare l’energia e quale imput migliore che la Tance Dance.


Il ghiaccio è rotto e si va avanti con sessioni e meditazioni che mai come stavolta hanno una efficacia e una forza particolari, nei feed back successivi la descrizione delle sensazioni e degli stati d’animo è veramente forte, tutti indistinatamente abbiamo sperimentato qualcosa di nuovo e di diverso, scoprendo dimensioni nuove e spazi di noi che non pensavamo di avere.


L’energia circola e la sensazione comune è quella di essere tutti in un unico spazio di complicità, di gioia e di tenerezza che solo le mediazione del Cuore sa donare, ma stavolta c’è qualcosa in più questa condizione è, per così dire visibile, diventa una dimensione che si può osservare, una rete invisibile che unisce tutti in un'unica dinamica, è come se osservassimo noi da una posizione dominante, il collegamento con il sesto chakra è evidente. Ci accorgiamo del collegamento tra il questo e il sesto chakra, nella sessione dei sogni, che si snoda in modo magico intorno al camino, dopo una pausa di ristoro con il tè, l’apertura, il collegamento, l’intimità è totale i sogni di tutti sembrano ma in effetti lo sono collegati simbolicamente tra loro ed offrono spunti di meditazione e di riflessioni che raggiungono picchi molto alti, dentro di noi c’è vibrazione, gioia, consapevolezza siamo in uno spazio irreale, il tempio trascorre e non ce ne accorgiamo.


L’incontro, uno dei più belli e intensi finora fatti, termina alle 21,30, si torna a casa con la sensazione di aver compiuto un altro passo avanti nella consapevolezza e nella conoscenza della propria dimensione interiore e che questo passo è stato fatto con la dedizione e lo scambio amorevole e totale di tutti i partecipanti.


Pensando al pomeriggio e alle perplessità dell’ego, siamo effettivamente fuori dal tempo e dalle dinamiche usuali, non importa il numero dei partecipanti, non importa le condizioni del tempo e del luogo, quando attiviamo il fuoco interiore nulla è impossibile.


Terribilis est locus iste

La Sofia, che è chiamata sterile, è la madre degli angeli. E' la compagna del Salvatore è Maria Maddalena. Cristo la amava più di tutti gli altri discepoli e soleva spesso baciarla sulla bocca. Gli altri discepoli ne furono offesi ed espressero disapprovazione. Gli dissero: "Perchè la ami più di tutti noi?"

[Vangelo di Filippo, cap. 55]

Pietro disse a Maria Maddalena: Sorella, noi sappiamo che il Salvatore ti amava più delle sltre donne. Comunicaci le parole del Salvatore che tu ricordi, quelle che tu conosci, non noi; che noi non abbiamo neppure udito.

[Vangelo di Maria Maddalena]

Erano tre, andavano sempre con il Signore: sua madre Maria, sua sorella, e la Maddalena, che è detta sua consorte. Infatti era "Maria": sua sorella, sua madre e la sua consorte.

[Vangelo di Filippo, cap. 32




La Maddalena

Proprio perchè si è tanto scritto su questa figura mistica o storica, si rischia di aggiungere altri veli ai veli interpretativi che avvolgono da secoli questa figura. Solo una visione sgombra da interessi di parte può riportare alla radice del simbolo.

I cattolici continueranno per sempre ad affermare che la Maddalena è quella descritta nei vangeli, gli gnostici diranno che invece è la moglie di Gesù con tutto quello che ne discende....

Ma il punto di domanda è perchè esiste questa figura a cosa serve questo simbolo, come funzione, perchè se ne ha così tanto bisogno.

Se si osserva il parallelismo tra le religioni orientali e quelle occidentali, emerge dappertutto un dualismo inequivocabile: nel tao la complementarietà di yin e yang; nella cosmogonia indù civa e sakti; dovunque si intenda rappresentare la creazione e la rappresentazione del mondo, si ricorre a figure contrapposte dalla cui armoniosa fusione si ottiene la conoscenza suprema.

Quindi tutto discente dall'esigenza di rispondere alla domande: chi siamo, perchè ci siamo, da dove veniamo e dove andiamo.

Il senso di scissione che si avverte porta a cercare la parte mancante fuori da se nelle figura del sesso opposto e degli altri in generale, inoltre questa "mancanza" spesso la si raffigura e la si incorpora in figure sacre, mitilogiche, simboliche, a partire dal dio morfologico e per finire ai vari figli dello stesso dio, della madonna ecc.

Mentre queste ultime figure rappresentano la parte divina, quasi inarrivabile e intoccabile per i poveri mortali. La maddalena ha un che di profano e di carnale che appare più avvicinabile e assimilabile, una figura che può più degli altri essere il veicolo per realizzare quell'unione indispensabile per tornare interi. Infatti rende anche la figura di Gesù più vicina agli uomini alla loro passione, alla loro sessualità, all'uso della donna per trovare il senso di se. Tutto quello che contiene questa figura....la sua sensualità e regalità misterica per i più, il simbolismo iniziatico per i meno, fanno di questa figura la più vicina, in occidente, alla metafisica, ardente, orientale shakti.


Maria Maddalena

Equinozio di primavera

Equinozio di primavera

Veniamo lentamente dal buio, dal nero delle lunghe notti invernali, dove tutte le nostre paure, i fantasmi, hanno preso corpo ci hanno rimandato tutta la profondità oscura del nostro essere.

Il nero dei reni taoisti , la radice dell’albero che ci lega alla profondità della terrà, il primo chakra di colore rosso scuro . Gli albori del nostro divenire, la matrice della nostra esistenza, si è preparata come una crisalide in questi lunghi mesi invernali, per rinascere rigenerando tutta la nostra struttura energetica.

L’equinozio di primavera arriva in tutta la dua forza magica è uno dei due momenti dell’anno in cui la notte e il giorno sono in perfetto equilibrio, la metà oscura dell’anno finisce e comincia quella luminosa, associata alla fertilità, resurrezione, inizio. Il periodo oscuro veniva personificato nei miti antichi nel dio Adone in babilonese Tammuz, questi dimorava sei mesi all’anno negli inferi, come il sole che si trova al di sotto dell’equatore (autunno e inverno) per poi risalire alla luce ricongiugendosi alla dea Ishtar, l’equivalente dell’Afrodite greca.

Appare di tutta evidenza come il simbolismo richiami le due polarità del cielo e della terra del sole e della luna della notte e del giorno. La primavera è infatti la stagione degli accoppiamenti perché è il momento favorevole alla fertilità. In alcune tradizioni antiche si celebravano dei riti di accoppiamento che rappresentavano l’unione del dio e della dea, spesso incarnati in un sacerdote e una sacerdotessa. L’intento era quello di “imitare” o meglio entrare direttamente e magicamente nel fluire energetico della natura e “propiziare” potenziandolo il simbolo corrispondente alla rispettiva funzione. Essere sciamanicamente nel fluire delle cose e nel manifestarsi dell’energia creativa.

Il riapparire di questa luce ci scuote dal torpore in cui eravamo caduti. Il risveglio non è indolore, anzi, tutte le fibre del corpo vibrano per il mutamento che avviene dentro di noi ed emergono come per incanto tutte le emozioni che credevamo di avere definitivamente rimosso, è di questo periodo uan sensazione mista tra la malinconia struggente di qualcosa che passa e la gioia quasi dolorosa di qualcosa che arriva. E’ qui che interviene la consapevolezza che consente di leggere il senso che c’è dietro tutto questo. E una volta entrati nel flusso utilizziamo tutti i rituali e le tecniche antiche per stimolare, condurre e in definitiva essere, il rinnovamento e la rigenerazione.

Rinnovamento e rigenerazione che riporta ad un altro grende e famoso simbolo che è l’uovo cosmico da cui nasce il germe della vita che emerge dal caos. Definiti da altre civiltà il “brodo primordiale” che si indentifica nella tradizione indiana e yogica in particolare nel secondo chakra con la notisssima immagine del serpente che si srotola la famosa Kundalini che viene risvegliata con apposite tecniche e soprattutto utilizzando il respiro; nella tradizione taosita il dan tien, il centro, il punto di equilibrio energetico del corpo; la fonte da cui scaturisce tutta la nostra rappresentazione, in quel punto avviene la “fusione” (ritorna quindi il simbolo dell’accoppiamento) tra la radice della terra e l’energia del cielo e in questo caso la disciplina connessa è l’antica e di origine shamanica alchimia corporea che si indentifica nel Qi Gong, anche qui come per lo yoga chi pratica diviene il motore propulsore di questa unione il cui carburante è il respiro. (inserire immagine e descrizione del chakra secondo il reiki.) L’uovo è covato dalla grande Dea e dischiuso dal Dio Sole, anche in questo caso è evidente la relazione con l’immagine di Shiva che attraverso Shakti genera la sua esperienza.

Ritornando al simbolismo pagano è importante rilevare come l’equinozio di primavera viene chiamato anche festa degli Alberi, l’”albero della vità”, della “conoscenza”, le radici che affondano nella terra e i rami che “toccano” il celo, catturano la luce, creano la vita con le gemme e poi le foglie e dentro il tronco avviene l’incontro tra le due polarità. Nel taoismo, come si è detto questa sintesi viene rappresentata dal radicamento dei piedi nel terreno, con le braccia che catturano energia dall’alto e il punto d’incontro nel baricentro del corpo che per questo divino meccanismo di fusione “vive”. La stessa situazione è evocata dal simbolismo ermetico con il forno alchemico dove il fuoco costantemente alimentato consente la fusione dei “metalli” per creare la purezza della loro sintesi nel “radioso oro”.

Tra Qi Gong e Kundalini per approdare al Tantra II parte

Avevo accennato, nella prima parte di questa riflessione, allo strano atteggiamento dei praticanti dello yoga kundalini, che hanno disertato i cinque seminari interdisciplinari sugli organi interni, che vedevano un interessante lavoro sulla funzione fisiologica dei maggiori organi del corpo, "visitati" e stimolati energeticamente dal qi gong e dallo yoga kundalini.
Si è cercato di capire i motivi, anche ascoltando alcune "spiegazioni" dei diretti interessati, tra le tante sono emerse queste:
- il senso di noia suscitato dagli esercizi di qi gong per il fatto che il praticante spesso è obbligato a rimanere anche per svariati minuti in determinate posizioni, in assoluto silenzio e concentrati sul respiro in attesa che la tecnica abbia il suo effetto;
-la "contaminazione" nel mischiare i due tipi di esercizi, ritenendo che la "staticità e "pesantezza" del qi gong finisse col "danneggiare" o "compromettere" gli equilibri psicofisici raggiunti con lo yoga kundalini
- il semplice rifiuto di praticarlo senza alcun motivo apparente.

Al contrario, i praticanti di qi gong non hanno avuto nessuna difficoltà a "sottoporsi" a entrambi gli esercizi, quasi avessero una base più "solida" di partenza e anche una maggiore "apertura" verso la sperimentazione, una maggiore fluidità e flessibilità (che peraltro sono le caratteristiche del taoismo), di contro ad una intransigenza e rigidità che definiva l'atteggiamento dei praticanti di yoga.
E' come se questi ultimi abbiano saltato un pasaggio ritrovandosi subito nel dinamismo energetico senza aver prima sperimentato l'energia governata mentalmente e di qui la sensazione di essere "frenati".
Il qi gong usa proprio la mente per dirigere, con l'intenzione, l'energia, veicolandola all'interno del corpo; viceversa lo yoga kundalini mette la mente davanti al praticante che diventa quindi testimone.

Si è quindi ipotizzato che per i praticanti di kundalini tornare a utilizzare la mente costituisca un "passo indietro", viceversa per i praticanti di qi gong, passare dall'utilizzo della mente all'analisi della stessa come osservatore, un passaggio naturale e progressivo.

Tra Qi Gong e Kundalini per arrivare al Tantra

Da circa tre anni pratico Qi gong che è proprio un lavoro sull’energia corporea e devo dire che mi ha consentito di percepire per la prima volta l’energia nel corpo e poi col tempo di “gestirla” con l’intenzione ed il respiro. Questo risultato l’ho ottenuto dopo circa un anno di pratica.

Da quasi due anni, prima in forma di seminario e poi con frequenza quindicinale mi sono avvicinato allo yoga kundalini, e la differenza mi è apparsa subito evidente soprattutto dopo aver frequentato vari stage e seminari in cui le due discipline per la prima volta venivano accostate e sperimentate insieme.

Prima di parlare delle differenze, qui voglio fare un inciso curioso ma per altri versi significativo, sul fatto che la partecipazione ai seminari suddetti vedeva una presenza prevalente se non totale di praticanti di qi gong piuttosto che di kundalini (ho poi saputo che alcuni si erano rifiutati di venire per non praticare qi gong che ritenevano una disciplina quasi contaminante rispetto al loro percorso, altri perché lo trovavano “noioso” ) ma di questo ne riparleremo perché offre interessanti spunti di riflessione.

Tornando alle differenze, devo subito utilizzare, per rendere l’idea, un’analogia che spesso uso in analoghe occasioni: il qi gong è come un motore diesel, mentre la kundalini è un turbo benzina.

Avendo praticato entrambi posso con cognizione dire che il primo mostra tutta la sua efficacia e potenza dopo una certa “carburazione” e richiede più tempo e pazienza perché renda al massimo (a volta anche anni, a seconda di chi pratica). La Kundalini con il suo “dinamismo” fa sentire più presto gli effetti. Anche nei movimenti degli esercizi si avverte la differenza, inoltre la seconda utilizza di più mantra e musica, anche la respirazione è diversa, più lenta e legata all’intenzione quella del qi gong, più enfasi e velocità in certi casi per la kundalini (soprattutto il respiro di fuoco).

A livello corporeo ho potuto apprezzare una maggiore velocità di scorrimento dell’energia con la kundalini rispetto al qi gong. Anche per quanto riguarda il superamento dei livelli di resistenza negli esercizi c’è una diversità nell’effetto sul corpo, la prima scuote e fa vibrare le parti del corpo interessate in modo più evidente e profondo, il secondo agisce a “strati” e con gradualità prima di arrivare allo stesso punto di incisività.

Il punto di forza poi della kundalini sono le meditazioni, che intervengono in modo diretto sia sulla struttura fisica che su quella psichica che spesso riesce a collegare tra loro. Inoltre un maggiore utilizzo dei suoni e dei mantra rende più “affascinante”, “suggestivo” e coinvolgente l’esercizio.

Proprio la pratica delle meditazioni che faccio da un anno hanno provocato dentro di me i cambiamenti più evidenti, tra quelli più significativi, oltre ad una maggiore consapevolezza, la percezione di essere altro dalla mente e la possibilità di essere testimone di quello che faccio.

Viceversa il qi gong, e questa è sempre una mia percezione, non provoca “sdoppiamenti” appare meno cerebrale o intellettivo, comunque meno immaginativo e proiettivo, puntando direttamente all’indentificazione tra il se e il corpo come energia. Di qui l’impressione che sia più “pesante” rispetto alla leggerezza e al sapore frizzante della kundalini.

Per quel che mi riguarda trovo che l’uno non escluda l’altro (checchè ne pensino i “puristi” di quest’ultima), e che il percorso che sto facendo al riguardo abbia una sua continuità e coerenza di sviluppo proprio per i passaggi e la percezione delle differenze, tra l’uno e l’altro.

In pratica il qi gong mi ha dato la possibilità di scoprire e sentire il mio corpo come energia che ho attivato proprio grazie a questa pratica, lo yoga kundalini, nello specifico le meditazioni e in parte il Karm Kriya, è stato il naturale sviluppo della prima esperienza nel senso che mi ha portato ad un potenziamento dell’energia che ora sento scorrere in modo più dinamico e veloce e allo sviluppo di una sempre maggiore consapevolezza e a quegli stadi di percezione che ho citato sopra portandomi “naturalmente” allo sbocco successivo che è il percorso tantrico che ho inziato da poco meno di un anno.

Tuttavia non mi sono lasciato “fuoriviare” dalla linearità e consequenzialità di questo cammino, nel senso che tuttora pratico in contemporanea le tre discipline, perché quello che conta è la sperimentazione verticale e tutti e tre offrono ognuno per al sua parte e peculiarità l’opportunità di lavorare alla “demolizione” dell’ego.

Lo yoga kundalini per alcune similitudini rituali e per alcune tecniche che scavano a fondo sul mondo interiore, in sostanza per la sua caratteristica alchemica, lo sento più vicino al Tantra, per questo spesso mi viene di definirlo, per la mia esperienza, propedeutico a quest’ultimo.





Dal Fango alla Luce



godiva

Godiva Graphic

La Respirazione Tantrica


Il respiro tantrico si effettua con la bocca, a labbra socchiuse e mandibole rilassate. In questo modo entra un maggior volume d’aria che aumenta l’efficienza dell’esercizio aumentando la capacità di carica dell’energia sessuale e sensuale. Si effettua in modo profondo, durante l’inspirazione l’aria deve raggiungere la base pelvica premendo contro il perineo e all’atto dell’espirazione si emette il suono ahhhh! Liberatorio e rilassante. A seconda della velocità e della profondità della respirazione si hanno gli effetti di cui al grafico sottostante.


-Respiro Veloce e superficiale: Sconnessione

-Respiro Lento e superficiale: Meditazione

-Respiro Veloce e profondo: Attivazione Energetica

-Respiro Lento e profondo: Rilassamento Fisico ed emotivo
Velocità

*Prima tecnica

Respiro lento e profondo: si immette lentamente l’aria attraverso la bocca e si fa arrivare al perineo dilatando tutta la zona pelvica, raggiunta la massima profondità l’aria fuoriesce quasi da se stessa per l’effetto delle pressione contro il perineo, durante l’emissione si emetto il suono ahhhhhhh! Non ci deve essere forzatura o contrazione muscolare il tutto deve avvenire in profondo rilassamento. In fatti questa respirazione decontrae le tensioni e da un immediato senso di benessere.


*Seconda tecnica

Respiro veloce e profondo: in questo caso si aumenta la velocità di immissione dell’aria ma si mantiene la profondità lasciando che l’aria scenda sempre fino alla base pelvica, aumenta ovviamente anche il ritmo dei respiri, si accentua la fase di emissione del suono ahhhhh!. Tutti muscoli restano sempre rilassati. In questo modo si effettua l’attivazione energetica nel senso che si aumenta il fuoco del motore sessuale che così stimolato comincia dopo un po’ a produrre una sensazione di piacere che cresce nelle misura in cui ci si concentra sul respiro e ci si abbandona alla sensazione. Questa tecnica permette di aumentare consapevolmente l’eccitazione sessuale.
In questi primi due casi il percorso del respiro è completo, nel senso che arriva fino in fondo alla base pelvica, cambia solo il ritmo.
Durante l’atto sessuale questa tecnica consente di aumentare consapevolmente l’intensità del piacere, portandolo al naturale sbocco orgasmico o viceversa, riabbassando il ritmo e, creando un periodo di equilibrio, ripartire da un livello di intensità sempre più alto.



*Terza tecnica

Respiro lento e superficiale: è questo il respiro meditativo, perché è al contempo rilassante perché lento ma essendo molto sottile e poco profondo “resta” per così dire alto, infatti la sensazione è che il respiro giri all’interno della testa. Questo consente di stare nella testa e non sentire il corpo. In questo tipo di respiro il suono ahhh! Non è sonoro ma interiore.


*Quarta tecnica

Respiro veloce e superficiale: questo è il modo di respirare della maggior parte delle persone, il respiro rimane nella zona centrale del corpo (tra la gola e il torace) e letteralmente separa la parte superiore da quella inferiore, creando così una divisone netta ed una sconnessione tra il se e il senso del corpo. Le implicazione dal punto di vista della sessualità si evidenziano in uno scarso controllo della carica sessuale, del piacere quindi scarsa espansione con veloce raggiungimento dell’apice cui segue una repentina caduta (viene detto in gergo il respiro del coniglio). Di conseguenza è un respiro che crea tensione e contrazione sia a livello fisico che emotivo. Il suono ahhhh! Qui è molto breve di una sonorità acuta e sottile tra l’aggressivo e il doloroso.

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Un ferragosto speciale

15 agosto del 2010, una data che non dimenticheremo facilmente, è proprio l'ultimo incontro tra queste colline stupende alle porte di Firenze. In questa casa colonica abbiamo lavorato due anni, e in questi spazi, su queste terrazze da sogno immerse nel verde che guardano colline a valli che si perdono all'orizzonte è forte e potente l'energia che il gruppo ha prodotto in questi mesi di sperimentazione.

Quando arriviamo c'è un sole alto, ma non troppo cocente, un'arietta fresca e gentile che rende il luogo stupendamente rilassante. Non ci siamo tutti, mancano all'appello alcunii componenti del gruppo che in parte sono in vacanze e in parte si sono già incontrati in un altro bellissimo luogo giovedì scorso per salutare la collega.

I presenti sono in sostanza quelli che poi l'accompagneranno nel viaggio verso la Germania. E sono quelli che le sono stati più vicini di altri, che hanno svolto un ruolo fondamentale nel percorso esperenziale di questi anni.

La prima parte del pomeriggio la dedichiamo alla sistemazione delle cose che verranno portate vie e altre che devono essere abbandonate. Si avverte una tensione nell'aria, c'è ansia anche se ben dissimulata e anche un filo di tristezza, le stanze sono piene di scatole e di mobili smontati. Mi soffermo, mentre gli altri sono indaffarati, a guardare il paesaggio dalle terrazze e resto a "sentire" le terrazze stesse, avverto un senso di eternità e di precarietà, un paradosso esplosivo che mi commuove. Per un attimo rivedo tutti quelli che sono stati in meditazione in quegli spazi, sento la loro energia ancora molto forte e presente anche se in inevitabile dissolvenza.

Di lì a poco ci sediamo in cerchio sulla terrazza più grande e prendiamo l'ultimo te di questo ciclo, accompagnato da una buonissima crostata con marmellata di mirtilli fatta in casa, il te è il Bancha che ben si adatta alla circostanza, serve per radicarci in un momento in cui la fibrillazione è alta e gli stimoli emotivi non mancano. L'atmosfera si fa tranquilla, serena, si instaura un clima di sostegno reciproco che ci pemette di affrontare con calma l'argomento "organizzazione viaggio". Che viene trattato abbastanza velocemente, poi torniamo a parlare di noi e delle nostre sensazioni.

Restiamo a conversare almeno un paio d'ore, poi uno del gruppo dice di aver portato tre meditazioni e che sarebbe il caso di sigillare questa giornata con un atto significativo. Decidiamo di spostarci sulla terrazza più piccola; viene scelta inizialmente una meditazione guidata in tre tempi, danza, oscillazione sul posto, ascolto finale. Ma il cd non viene "accettato" dal lettore, vani i tentativi ripetuti. A questo punto si decide di cambiare meditazione e viene scelta una di Osho, Chakra Sound, il lettore stavolta l'accetta!!

Ci mettiamo seduti in cerchio e ci abbandoniamo al suono progressivo ascendente, poi a quello discendente e così per tre volte, alla fine 10 minuti di assoluto silenzio. Durante quest'ultima fase non tutti ce la fanno ad arrivare fino infondo, soprattutto la padrona di casa che dopo alcuni minuti è costretta a muoversi, troppa la tensione per l'imminente partenza per riuscire a stare ferma e concentrata sul silenzio, troppe voci interiori, troppo rumore emotivo, dirà poi nella condivisione.

Durantela quale a ognuno di noi viene da riflessione su quello che sta per accadere, lo scioglimento temporaneo del gruppo di Sogni e Corpo e ognuno tirale somme su quello che ha preso e dato e su quanto vale la pena conservare o buttar via di questa esperienza durata 3 anni. Iniziò proprio in questo periodo nel 2007 e termina esattamente 3 anni dopo.Questo ferragosto viene paragonato a un capodanno estivo, a una fase in cui c'è una fine e un principio. La sintesi dei chakra il loro collegamento sonoro fa da ponte a questo passaggio per nulla indolore. Personalmente mi sento come un bambino che ha terminato la fase dell'infanzia e deve cominciare a muoversi con le sue gambe, c'è un misto di euforia e di paura dell'ignoto, di cosa sarò in grado di fare da solo e da"grande".

La condivisione termina con una corale richiesta di cenare, visto che si sonofatte le 20 e 30. Si decide di spostarci nel salone interno, perché il sole è andato e l'arietta fresca è diventata decisamente fredda.

C'èun piatto saporito a base di patate e un ottimo Chianti di annata, consumiamo la cena in cordiale e vivace conversazione, stavolta si parla del più e del meno come vecchi amici che si ritrovano a cena, ci si racconta, come a scambiarci oltre che la parte interiore ed energetica anche quella che utilizziamo nei rapporti personali di tutti i giorni ed è divertente giocare a mettere e togliere la maschera.

Ci lasciamo che sono le dieci di sera, fuori è buio, fa freddo per essere ferragosto, ci diamo appuntamento per venerdì mattina per caricare il furgone e iniziare l'ultimo atto di questo passaggio epocale. L'ultima immagine contro la luce di un lampione che illumina il portone d'ingresso è la nostra amica che coccola, accovacciata, uno dei suoi gatti preferiti, mentre noi saliamo sul fuoristrada che ci riporta a casa.

Beltane Solstizio d'inverno

Solstizio d'Inverno

Tra qualche giorno avrà inizio il periodo delle celebrazioni e dei festeggiamenti per il Natale e, come ogni anno, la moltitudine globalizzata, con giustificazioni astrattamente religiose, si immergerà repentinamente e totalmente nella demonia del consumismo sfrenato, senza comprendere minimamente o implicitamente che in quei giorni specifici del ciclo annuale qualcosa di straordinario e di magico accade, un evento cosmico che assumeva un alto valore simbolico in tutte le forme assunte dalla Tradizione Primordiale. Questo nostro scritto è mirato proprio a precisare il suddetto aspetto tradizionale, compenetrandolo in una visione organica, che liberi il campo da integralismi e settarismi d’ogni tipo, esplicitando il senso universale di quello che è comunemente conosciuto come il Solstizio d’Inverno, appartenente, in forme giustamente diverse, alla spiritualità di tutte le religioni del mondo.

“Non dimentichiamo, infatti, che quell’avvenimento iniziò ad essere celebrato dai nostri antenati, ad esempio presso le costruzioni megalitiche di Stonehenge, in Gran Bretagna, di Newgrange, Knowth e Dowth, in Irlanda o attorno alle incisioni rupestri di Bohuslan, in Iran, e della Val Camonica, in Italia, già in epoca preistorica e protostorica. Esso, inoltre, ispirò il “frammento 66” dell’opera di Eraclito di Efeso (560/480 a.C) e fu allegoricamente cantato da Omero (Odissea 133, 137) e da Virgilio (VI° libro dell’Eneide). Quello stesso fenomeno, fu invariabilmente atteso e magnificato dall’insieme delle popolazioni indoeuropee: i Gallo-Celti lo denominarono “Alban Arthuan” (“rinascita del dio Sole”); i Germani, “Yulè” (la “ruota dell’anno”); gli Scandinavi “Jul” (“ruota solare”); i Finnici “July” (“tempesta di neve”); i Lapponi “Juvla”; i Russi “Karatciun” (il “giorno più corto”)”. (1)

Pochi sanno, infatti, che, intorno alla data del 25 Dicembre, quasi tutti i popoli hanno sempre celebrato la nascita dei loro esseri divini o soprannaturali: in Egitto si festeggiava la nascita del dio Horo e il padre, Osiride, si credeva fosse nato nello stesso periodo; nel Messico pre-colombiano nasceva il dio Quetzalcoath e l’azteco Huitzilopochtli; Bacab nello Yucatan; il dio Bacco in Grecia, nonché Ercole e Adone o Adonis; il dio Freyr, figlio di Odino e di Freya, era festeggiato dalle genti del Nord; Zaratustra in Azerbaigian; Buddha, in Oriente; Krishna, in India; Scing-Shin in Cina; in Persia, si celebrava il dio guerriero Mithra, detto il Salvatore ed a Babilonia vedeva la luce il dio Tammuz, “Unico Figlio” della dea Istar, rappresentata col figlio divino fra le braccia e con, intorno al capo, un’aureola di dodici stelle. “Nel giorno del Natale il Sole, che, nel suo moto annuo lungo l’eclittica - il cerchio massimo sulla sfera celeste che corrisponde al percorso apparente del Sole durante l’anno -, viene a trovarsi alla sua minima declinazione nel punto più meridionale dell’orizzonte Est della Terra, che culmina a mezzogiorno alla sua altezza minima (a quell’ora, cioè, è allo Zenit del tropico del Capricorno) e manifesta la sua durata minima di luce (all’incirca, 8 ore e 50/55 minuti)” (2); raggiunto il punto più meridionale della sua orbita e facendo registrare il giorno più corto dell’anno, riprende, da questo momento, il suo cammino ascendente. “Nella Romanità, in una data compresa tra il 21 e il 25 dicembre, si celebrava solennemente la rinascita del Sole, il Dies Natalis Solis Invicti, il giorno del Natale del Sole Invitto, dopo l’introduzione, sotto l’Imperatore Aureliano, del culto del dio indo-iraniano Mithra nelle tradizioni religiose romane e l’edificazione del suo tempio nel campus Agrippae, l’attuale piazza San Silvestro a Roma, che era praticamente incluso all’interno di un più vasto ciclo di festività che i Romani chiamavano Saturnalia, festività dedicate a Saturno, Re dell’Età dell’Oro, che, a partire dal 217 a .C. e dopo le successive riforme introdotte da Cesare e da Caligola, si prolungavano dal 17 al 25 Dicembre e finivano con le Larentalia o festa dei Lari, le divinità tutelari incaricate di proteggere i raccolti, le strade, le città, la famiglia.” (3)

Il mito romano narra che il misterioso Giano, il dio italico, regnava sul Lazio quando dal mare vi giunse Saturno, che potrebbe essere inteso come la manifestazione divina che crea e ricrea il cosmo a ogni ciclo, colui che attraversa le acque, ovvero la notte e la confusione-caos successiva alla dissoluzione del vecchio cosmo, per approdare alla nuova sponda, ovvero alla luce del nuovo cosmo, del nuovo creato; come sostiene René Guénon (4), vi è una qualche analogia, fra il dio romano e il vedico Satyavrata, testimoniata dalla comune radice sat, che in sanscrito significa l’Uno. “Nel Lazio, inoltre, nel corso del mese di Dicembre, il dio Conso era festeggiato il 15 Dicembre, nel corso delle Consualia, le feste dedicate alla “conclusione sacrale del vecchio anno” : segnaliamo come dal latino, “condere”, indica l’azione del “nascondere” e/o del “concludere”. Il già citato Giano, associato a Conso, poi, era l’antica divinità latina dalle “due facce”, “dio del tempo” e, specificamente, “dell’anno” ed il cui tempietto, a Roma, consisteva in un corridoio con due porte, chiuse in tempo di pace e aperte in tempo di guerra che, sulla base della sua ancestrale accezione, designa “l’andare” e , più particolarmente, la “fase iniziale del camminare” e del “mettersi in marcia”: regolava e coordinava l’inizio del nuovo anno, da cui Ianuarius, il mese di Gennaio”. (5) Come ci conferma Franz Altheim (6) “Ianus e Consus, nella realtà religiosa romana, si riferivano all’inizio ed alla fine di un’azione” e facevano ugualmente riferimento (… ) “ad eventi fissati nel tempo, ma che si ripetevano periodicamente”, quelli dell’eterno ritorno della luce a discapito delle tenebre. Non dimentichiamo, quindi, come la tradizione romana della festa del dies solis novi affondava le sue radici, sia nel passato preistorico delle genti indoeuropee, a cui i Romani e la maggior parte delle genti Italiche appartenevano, che in quello delle sue stesse basi cultuali: Julius Evola ci ricorda come “Sol, la divinità solare, appare già fra i dii indigetes, cioè fra le divinità delle origini romane, ricevute da ancor più lontani cicli di civiltà” (7). E’ fondamentale a questo punto comprendere come tale rinascita solare rappresenti “solo” il simbolo di una rigenerazione cosmica, in cui il Sole e la Luce sono associati all’idea d’immortalità dell’uomo, che opera la sua seconda nascita spirituale, sviluppando e superando il proprio stato sottile, nella notte del solstizio d’inverno, quando è possibile accedere al deva-yana o “via degli dei” della tradizione indù, alla contrada ascendente e divina in cui l’uomo, restaurando in sé l’Adamo Primordiale, può intraprendere la strada dello sviluppo sovraindividuale.

Questo è il momento in cui, quando la notte diviene padrona e il buio totale, è necessario mantenere accesa la fiamma della Fede, che al mattino, con l’alba, diverrà trionfante. Nei tarocchi ciò che meglio identifica tale rinascita di Luce è la lama del Bagatto, che simboleggia la vera essenza dell’uomo, la cui missione è conseguire l'unione fra spirito e materia. Il Bagatto ha già davanti a sé tutti i simboli del potere materiale ed è il personaggio che intraprende l'Opera alchemica, lavorando con i tre principi e i quattro elementi (i tre piedi e i quattro angoli del tavolo), grazie alla quale ogni uomo è un metallo, che portato alla sua perfezione, viene chiamato Oro. Il senso più alto della carta è dato dal suo numero, che è l’uno e che indica il motore immobile, il Principio di tutte le cose, anche se il suo cappello a forma di otto allungato simboleggia il movimento d’elevazione spirituale che conduce alla quadratura del cerchio. Uscendo dalla Caverna Cosmica, con il Solstizio d'Inverno, perciò, si passa dal nulla all'unità, geometricamente cioè, dal divenire sensibile, rappresentato dal simbolo della circonferenza, si passa all’eterno presente, che nell’uno e nel centro si esplicita perfettamente. Significativo è, inoltre, il passo evangelico in cui Giovanni Battista, nato nel giorno del Solstizio d’estate, rivolgendosi a Gesù, nato nel Solstizio d’Inverno, si pronunci in tal modo: “Bisogna che egli cresca e che io diminuisca”. Parimenti è la rappresentazione classica del dio iranico Mithra, raffigurato mentre uccide un toro, con due dadofori ai suoi fianchi, che simboleggiano il corso del Sole: Cautes con la torcia verso l’alto (21 Giugno) e Cautopates con la torcia verso il basso (21 Dicembre). Ecco il simbolismo tradizionale delle porte solstiziali, che corrispondono rispettivamente all’entrata e all’uscita dalla Caverna Cosmica: la prima porta, quella "degli uomini", corrisponde al Solstizio d'Estate, cioè all'entrata del Sole nel segno zodiacale del Cancro, la seconda, quella "degli dei", al Solstizio d'Inverno, cioè all'entrata del Sole nel segno zodiacale del Capricorno. Dal punto di vista iniziatico la caverna, per via del suo carattere di luogo nascosto e chiuso, rappresenta un momento di totale interiorizzazione dell'essere, vale a dire il luogo dove avviene, accedendovi, la seconda nascita dell’iniziato.

La seconda nascita, corrispondente nel significato ai Piccoli Misteri, si differenzia dalla terza nascita, in uscita dalla porta solstiziale d'inverno, corrispondente, invece, ai Grandi Misteri. La seconda nascita si realizza sul piano psichico, definendosi come rigenerazione psichica; la terza nascita, invece, opera direttamente nell'ordine spirituale e non più psichico, in quanto l’iniziato deve a quel punto aver risolto la sua individualità, trovando così libero accesso alla sfera di possibilità della comprensione sovraindividuale. Qui l’iniziato rivive le tre tappe del processo alchemico: le tenebre s’infittiscono, l'alba s'imbianca, la fiamma risplende. In prospettiva macrocosmica, tutto ciò è simboleggiato dall'ingresso del Sole nel segno zodiacale del Cancro, con il Solstizio d'Estate. Il Solstizio d'Inverno corrisponde, invece, in senso microcosmico, alla presa di coscienza della vera spiritualità, in quanto uscita nella luce. Durante questo processo la comprensione esoterica può essere visualizzata come un'illuminazione riflessa che rischiara il buio della caverna: un fascio di luce che penetra da un'apertura nel tetto della caverna e che genera quell'illuminazione di riflesso, descritta anche dal mito della caverna sacra di Platone e la cui fonte è il "Sole Intelleggibile". Nell'ordine microcosmico, per quanto concerne l'organismo sottile individuale, tale apertura corrisponde al centro energetico che si trova sulla sommità del capo: il chakra della corona, il kether della Sefiroth. Esso rappresenta il settimo livello del sistema dei chakra e corrisponde a ciò che nella Cristianità viene indicato come il settimo cielo. E' lo stato di consapevolezza della libertà assoluta, la sede del Creatore. Secondo gli indù al chakra della corona si fondono la Prakriti , la sostanza primordiale, e il Purusha, lo spirito, l’essenza. Nel percorso rettilineo tra la seconda e la terza nascita, all'interno della Caverna Cosmica, tra le due porte solstiziali, l'illuminazione, dunque, penetra in noi dalla sommità del cranio, come, secondo i rituali operativi massonici, sulla sommità del cranio di ogni uomo è sospeso il filo a piombo del Grande Architetto, quello che segna la direzione dell'Asse del Mondo. Concludiamo questo nostro scritto col ricordare che la rigenerazione cosmica, di cui si è scritto, è sempre concepita con la discesa e con l’aiuto di un avatara, di cui il Cristo Redentore è l’ultimo e più splendente esempio:”Il Sole ritorna sempre, e con lui la vita. Soffia sulla brace ed il fuoco rinascerà”.

Note:
1) tratto dall’articolo “Dies Natalis Solis Invicti”, Alberto Mariantoni, Identità, 2004;
2) idem
3) idem
4) René Guénon, Alcuni aspetti del simbolismo del pesce, in Simboli della Scienza Sacra, ed. Adelphi;
5) tratto dall’articolo “
Dies Natalis Solis Invicti”, Alberto Mariantoni, Identità, 2004;
6) Franz Altheim, Storia della Religione Romana, Ed. Settimo Sigillo, Roma, 1996, pag. 69 e 70;
7) Julius Evola, La Tradizione di Roma, Ed. di Ar, collezione “Areté”, Manduria, 1977, pag. 138).

di Luca Valentini
tratto da www.disinformazione.it


Solstizio d'Estate

Il mitico 21 di giugno e passato da tre giorni e la magia del sole fermo è ormai trascorsa ma lascia una profonda sensazione di luce e di energia che ci ha regalato un potenziale infinito. Ora, seppure lentamente, i giorni cominciano ad accorciarsi e lo faranno fino al solstizio d'inverno. Il 21 inizia anche l'estate, la stagione della estroversione, dell'attività, del fuoco e della voglia di stare all'aperto, assorbire il sole, la sua energia e vivere con intensità tutte le ore di luce a disposizione. E' anche la stagione degli amori, perchè in questo periodo i primi tre chakra, sesso, sentimento e relazioni, sono all'apice e quindi c'è una gran voglia di sperimentare questa sfera molto stimolante. 

Dal punto di vista della tradizione è il tempo in cui possiamo ricevere il massimo della potenza solare: la mistica forza che unisce il cielo e la terra è ora più forte, le misteriore linee energetiche che solcano la superficie terrestre aumentano la loro carica tramite la potenza solare. La cerimonia del soltizio d'estate è la più elaborata e famosa festa neo -  druidica (cit. Il Cerchio della Luna)

Ishtar

Ishtar

Ishtar La Grande Madre

Ishtar la Grande Madre è nuda, poiché la Verità non ha bisogno di coprirsi di veli.
Sul suo capo spicca l'emblema lunare. Nella mano destra Ishtar ha una coppa, simbolo di
gioia e abbondanza perché contiene il nettare della Vita.
Nella sinistra, un loto, fiore che nasce sott'acqua ma che diventa di purezza ineguagliabile
una volta sbocciato alla superficie. Il significato è dunque chiaro e fedele all'assioma del
vero magista: "Ex tenebris ad Lucem...".
La Dea della Luna il cui culto era forse il più diffuso durante l’antichità era la babilonese
Ishtar. Nei diversi paesi in cui era venerata veniva adorata sotto molti e svaríati nomi. E'
molto vicina alla dea sumera Inanna. Era Astarte a Canaan; Attar in Mesopotamia; Athtar
nell’Arabia Meridionale; Astar in Abissinia; Atargatis in Siria; Astarte in Grecia; mentre
Artemide sembra essere il termine generico usato per ognuna delle molte manifestazioni
di questa grande e potentissima dea. La divinità corrispondente in Egitto era Iside.
Ishtar è una personificazione di quella forza della natura che rivela se stessa come colei
che dà e toglie la vita. Essa è la Madre di Tutti.



Il simbolismo dell'Albero


Nella tradizione taoista

L’albero richiama morfologicamente la forma del corpo umano, le cui gambe costituiscono le radici, le braccia e la testa i rami, il dorso il tronco.
Infatti le gambe negli esercizi energetici del qi gong sono immaginate e visualizzate come radicate nel terreno e in contatto con l’energia tellurica, le braccia e la testa diventano antenne che si caricano dell’energia celeste o del cielo. Nel dorso, così come nel tronco dell’albero, c’è un punto dove avviene la fusione delle due energie, nel corpo questo avviene nel dan tien nell’albero nella parte centrale del tronco. Sia l’albero che il corpo sono generati da questa fusione e prendono quindi vita e si alimentano.
L’uomo ha la possibilità di prendere coscienza di questa fusione utilizzando la mente per concentrarsi su un punto preciso del corpo nel quale questa avviene, sentire l’energia che circola nel corpo come un flusso vibratorio che a certi livelli è possibile controllare e indirizzare a scopi terapeutici.
La differenza quindi tra l’albero e l’uomo sta nella possibilità di quest’ultimo di essere consapevole di costituire un condensatore di energia. Da questa constatazione poi ne discendono altre che riguardano tutto il funzionamento energetico e quello fisiologico.
E’ evidente il simbolismo dell’unione del celo e della terra, del buio e della luce, del freddo e del caldo, in una parola dei due elementi classici del taoismo yin e yang e la sintesi avviene dentro il corpo e divenirne consapevoli significa identificarsi con la sacra unione degli opposti e cioè nel Tao.


Nella tradizione tantrica e yogica

Rappresenta la forza primordiale, quella che in potenza può generare ogni sorta di manifestazione, e che s’identifica nel primo chakra, nella kundalini, nell’energia sessuale. Qui il lavoro è quello di rendersi consapevoli della presenza di questo centro energetico e contattarlo e stimolarlo per accendere il fuoco che risalendo lungo tutto il percorso dei diversi livelli di coscienza, brucia le percezioni esclusivamente corporee e induce la manifestazione del se più profondo. Il Tantra in particolare utilizza tutta l’energia sessuale alimentandola con il respiro, attivandola e utilizzandola per espandere la propria coscienza interiore e sperimentare i diversi livelli di coscienza e la dimensione delle emozioni radicate e accumulate nella memoria inconscia e in quella del corpo.

Nella tradizione ermetica

Che riguarda sostanzialmente l’occidente, l’albero esprime la forza primordiale che si dispiega nella manifestazione come l’energia della pianta dalle radici invisibili si dispiega nel tronco, nei rami, nel fogliame e nei frutti.
Si associano idee di conoscenza e immortalità da una parte e dall’altra forze distruttrici e mortali, ritorna l’ambivalenza già riscontrata in altre tradizioni. Nella mitologia assiro-babilonese esiste un “albero cosmico” radicato in Eridu, la “Casa della Sapienza e della Profondità”; l’albero si presenta anche come la personificazione di una Donna Divina, vedi le grandi dee asiatiche della Natura: Ishtar, Anat, Tammuz ecc, si ritrova quindi l’idea della natura femminile della forza universale rappresentata dall’albero. In altre tradizioni c’è la variante secondo la quale l’Albero si presenta come quello del dominio e dell’Impero universale, in altre l’Albero si sdoppia in un Albero del Sole e un Albero della Luna.
Anche nell’ermetismo il simbolo dell’albero è ricorrente, soprattutto nei testi alchemici; in questi casi assume il simbolo del “Tutto”; personifica il “Mercurio”; l’ “Acqua Divina” o di “Vita”; la “Donna” dei filosofi; altra personificazione importante è quella del Drago, forza dissolvente, dotato di un potere che uccide.
Vi è una costante nella tradizione del simbolismo vegetale, l’espressione di una forza universale, prevalentemente femminile, nella quale vi è depositata una scienza sovrannaturale, una virtù che immortala e dà potere; dall’altro però c’è l’idea di un pericolo.
Il pericolo è quello che è affrontato da chi nel percorso che conduce verso la consapevolezza e l’immortalità deve necessariamente contattare questa forza universale e deve quindi essere in grado di sostenerne la grandezza travolgente.


Conclusione

E' di tutta evidenza che questa forza apparentemente estranea a se non è altro che la parte di se di cui non si ha consapevolezza, la parte di se di cui ci si “accorge” e “ricorda” proprio attraverso l’esperienza diretta dell’attraversamento della stessa e la demolizione dell’ego che impedisce di percepirla. Demolizione dell’ego che è una conseguenza diretta del riconoscimento della forza stessa.
Il simbolismo dell’albero che abbiamo appena e brevemente analizzato e che accomuna diverse tradizioni di diverse parti del mondo; permette di intuire come esistano dei percorsi comuni sebbene diversi che permettono di raggiungere la “conoscenza”. La differenza è insita oltre che nella diversità delle etnie e dei ceppi, anche nelle modalità di proiezione nell’ego e nell’interpretazione che quest’ultimo dà della realtà esterna così come appare nelle diverse circostanze e sfumature di luoghi e tradizioni simboliche.



Il Drago Rosso

Calendimaggio

Il Primo Maggio è un momento magico in cui le energie della luce e della vita si affermano in modo totale.

Si celebra il ritorno dell’estate e della fertilità. E’ un periodo di azione e di pensiero di cose da fare, di operare.

Le accresciute ore di luce ci consentono di programmare, e il bioritmo si è ormai adattato superando l’impasse del passaggio dal buio dell’inazione alla luce dell’azione.

La naturale propensione al contatto e allo scambio propizia gli amori e le amicizie. (cft. Beltane - Il Cerchio della Luna)

Appare evidente come questo periodo rispecchi i primi bagliori dell’attività del terzo chakra; ruota solare per eccellenza, anche se siamo nella fase di passaggio tra il brodo primordiale che comincia a dare vita a qualcosa e la compiutezza della vita e all’atto.

Per la totale attivazione di questo potente chakra bisognerà però attendere ancora qualche tempo, esso si dispegherà nel periodo in cui il sole la farà da padrone.

La difficoltà connessa a questo periodo è costituita dal passaggio attraverso il secondo chakra gravido di emozioni e di sentimenti accumulati durante tutto l’arco della vita, e la capacità di ritrovare l’autentico legame con le emozioni dirette e la loro rimozione, la sintonia con la natura che si schiude e lentamente si afferma, senza la mediazione e l’interferenza di aspettative da parte dell’ego.

Il lavoro fatto sui primi due chakra nella fase appena sperimentata dell’equinozio di primavera, deve poter consentire di agire su un piano direttamente connesso alla natura e fare in modo che dentro di noi il cambiamento e lo sviluppo coincidano sempre di più con quello naturale.

La fase critica dell’apparire e dell’agire connesso con questi primi bagliori estivi deve seguire la stessa dinamica di autenticità.

Con l’equinozio di primavera si è sperimentata la sensazione della dualità, del non essere soli e quindi di una possibilità di collegarsi con altro da se. Ora passiamo alla fase dell’affermazione.

Richiamando qui i principi della tradizione ermetica si può dire che questa dinamica si collega al “Solve”, alla fluidità alla capacità di “sciogliere” i nodi che impediscono di manifestare la dualità e quindi la capacità di dare la vita e dar vita alle cose.

Con il Primo Maggio e i simboli connessi stiamo passando alla fase chiamata del “coagula” nella quale si concretizzano e si estrinsecano le intenzioni e le potenzialità. Il terzo chakra appunto.

Settimo Chakra

HARI OM TAT SAT!

Sesto Chakra

La visualizzazione è un sogno attivo. L'aquila guarda dall'alto della sua vetta. Possiamo leggere tutti i colori dei chakra e viaggiare nei simboli comprendendone il senso. La trama è svelata.

Quinto Chakra

E il suono divenne uno, divenne molti, divenne la ruota che gira i mondi della danza della vita, sempre cantando, sempre danzando. Ascoltiamolo è nel nostro respiro è nel nostro cuore è nel vento, negli alberi è nella nostra stessa mente, nel ritmo del pensiero. Da un suono tutto emerse e a quel suono tornerà

AUM.....Aaaaa...oooo...uuuu....mmmmmmmm

Quarto Chakra

Diventiamo consapevoli del battito cardiaco, ascoltiamo il ritmo. Seguiamo il sangue che circola in ogni più piccola fibra del corpo, seguiamo ogni goccia di sangue che passa attraverso il cuore per essere alimentata dalla vita.

Terzo Chakra

E' buio e freddo, siamo immobili e respiriamo, siamo rigidi, siamo freddi. Ma ogni respiro apre le cellule, una piccola scintilla di fuoco, di calore, di luce. Calore crescente, da immobile a fluido. Vi è una forma qui ma è vuota, viè vita qui ma è immota, vi è consapevolezza qui ed è il risveglio. Il piacere inizia a cantare in noi e la danza della vita si fa strada attraverso la paura e il dolore e ci troviamo in una terra nuova e gloriosa.

Secondo Chakra

Dentro e fuori.....dentro e fuori. Dalla terra, al mutamento e al cambiamento, il respiro va e viene come onde sulla spiaggia. Il cuore batte, il sangue pulsa, fluisce all'esterno poi torna al centro. Nel ventre un grande bagliore arancione che pulsa attraverso il bacino, l'addome e i genitali e scorre in rivoli lungo le gambe e di nuovo su fino alla schiena a nutrire il corpo. Si è vivi, un'onda in movimento, nulla dentro di noi è veramente immobile.

Primo Chakra

Sottile l'energia sale dalla terra e irrora la base della spina dorsale, il corpo riposa in quel punto, ancorati a quel nucleo che si forma ritroviamo la base. Oscilliamo su quel punto allinenando la sommità della testa, la gola, il cuore e l'addome e raggiungiamo, affondando il centro della Terra. Pulsa l'energia nel respiro profondo e lento che trascina dolcemente verso il basso a ritrovare la nostra radice

Lavorare sui Chakra

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